Ennio Rega – Terra sporca (Scaramuccia Music/Edel, 2017)

Originario di Roccadaspide in provincia di Salerno, ma da lungo tempo di base a Roma, Ennio Rega vanta un percorso artistico costellato da prestigiosi riconoscimenti e produzioni discografiche di alto profilo, a partire dall’esordio “Due passi nell’anima del sorcio” che gli valse la partecipazione al Premio Tenco nel 1993, passando per i pregevoli “Concerie” e “Lo scatto tattile” per giungere ad “Arrivederci Italia”. A sei anni da quest’ultimo il cantautore campano torna con “Terra Sporca”, nel quale ha raccolto quindici brani che nel loro insieme compongono un affresco poetico sul mondo contemporaneo con la sua complessità e le sue contraddizioni nel quale si mescolano storie e ritratti di personaggi alle prese con i problemi della vita di ogni giorno. Le ricercate strutture musicali che mescolano jazz, rock e echi di musica popolare, avvolgono testi grande spessore poetico e narrativo, nei quali si ricorrono riflessioni, immagini e suggestioni telluriche che mirano a risvegliare quella coscienza collettiva da troppo tempo assopita. Registrato nell’arco di quattro giorni di sessions presso i Forward Studios di Grottaferrata (RM), il disco vede Ennio Rega (pianoforte e voce), affiancato da un folto gruppo di eccellenti strumentisti jazz composto da Lutte Berg (chitarre), Marco Siniscalco (basso elettrico e contrabbasso), Pietro Iodice (batteria), Paolo Innarella (flauti e sassofoni) e Primiano Di Biase (fisarmonica). Ad aprire il disco è il trascinante singolo “Sgacio”, dedicata al personaggio omonimo ospite anche alla voce, e nel quale Rega affronta il problema della sostenibilità ambientale, partendo dal sogno di costruire una casa ad impatto zero. Dal tema del rispetto della natura si passa prima alla cruda storia di ultimi di “Ballata di zecche e pidocchi” e poi al dramma della perdita del lavoro cantato ne “Il quaderno di Angiolina”. Se “Non ti ho mai fatto un regalo” e “Angela Dici” sono due canzoni d’amore intensissime, “Tutto non è qualsiasi cosa” sposta l’attenzione verso la politica ed in particolare mette alla berlina il conformismo di quanti non si schierano mai. Uno dei vertici del disco arriva con la pungente title-track un’invettiva contro il potere e i soprusi della politica, intessuta tra trame quasi prog-rock che rimandano alla PFM dei tempi migliori. Si prosegue con “Innocente”, il racconto di un uomo che ha subito il carcere preventivo per dieci anni a causa di un errore giudiziario, e “Evviva Bellavista” nella quale il cantautore campano affronta con un pizzico di ironia la sempre più frequente incomunicabilità tra uomo e donna. I ricordi del liceo de “Il condominimo delle insegnanti”, le storie di guerra di “O my God look!” e il bel duetto con Patrizio Trampetti in “Ripensa Inventa” ci conducono verso il finale in cui spiccano il racconto di un’adozione ne “La strada per Celia” cantata a due voci con la figlia Lucrezia e l’autobiografica “Cristo non è mai stato a Eboli”. “Polvere da sparo e neve” chiude un disco da ascoltare con grande attenzione, per cogliere nel profondo il suo messaggio e le tante sfumature poetiche che lo caratterizzano. 


Salvatore Esposito
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