mercoledì 12 aprile 2017

Folkestra Night, Teatro Agnelli, Torino, 8 aprile 2017

Erano molteplici i motivi di interesse per l’edizione 2017 della Folkestra Night, che si è tenuta al Teatro Agnelli di Torino sabato 8 aprile scorso. Prima di tutto l'occasione di rivedere all’opera un ensemble assolutamente unico nel panorama della musica popolare italiana come Folkestra & Folkoro, in una versione completamente d’ascolto, senza cioè il consueto bal folk che da sempre caratterizza le Folkestra Night; poi la possibilità di poter ascoltare dalla viva voce del protagonista i temi principali del libro di Neri Pollastri “Una vita a bottoni”, dedicato alla ormai quasi quarantennale carriera di Riccardo Tesi. Infine, la curiosità di riascoltare le canzoni di uno dei più bei dischi di ambito folk usciti nel 2016, quello di Gigi Biolcati “Da spunda”, in versione ‘espansa’, ossia trasfigurato dalla sua versione originale per ‘one man band’ a quella per orchestra. La serata si apre con la presentazione del libro di Neri Pollastri “Una vita a bottoni”, sul palco con Riccardo Tesi, Jacopo Tomatis, docente di popular music dell’Università di Torino e redattore del “Giornale della Musica”. Tesi ripercorre, guidato dalle opportune domande del suo interlocutore, i momenti salienti della sua carriera, e offre così al pubblico una cavalcata attraverso la storia del folk in Italia dagli anni ‘80 ad oggi. 
Dagli inizi, quasi fortuiti, al fianco di Caterina Bueno, al desiderio di rinnovamento del folk revival che matura subito in Riccardo, in cerca di una proposta meno legata alle istanze politiche degli anni ‘70 e al rispetto sacrale della tradizione, e più attenta alla musica, alla sperimentazione e alla riscoperta del bal folk. Non mancano gli episodi solenni (l’incontro fondamentale per lo sviluppo delle sue sonorità con Patrick Vaillant, e quelli profondi e arricchenti con Gianmaria Testa, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Gianluigi Trovesi, Gabriele Mirabassi) e quelli gustosi, come il disco e il live fatti con gli Skiantos in atmosfere di surreale demenzialità. E poi il disco preferito tra i suoi 20, “Presente remoto”, nel quale, dice Riccardo, «sono presenti tutte le mie anime»; e il progetto più recente, la rivisitazione di Bella Ciao che è stato il ‘caso’ degli ultimi due anni nel mondo della musica popolare italiana, ed è servito a Tesi a fare in qualche modo pace con quel folk revival politico delle origini. Infine, incalzato da Tomatis, Tesi si sofferma sui suoi progetti futuri: il disco che celebra i 25 anni di Banditaliana, il gruppo, tra i molti con cui ha collaborato, a cui è più legato; e quello dell'ensemble internazionale composto da soli organetti Samurai. Tesi ha punteggiato il suo racconto con qualche intervento di grande intensità all’organetto. 
Si passa così al momento clou della serata, l’incontro tra Folkestra & Folkoro da una parte, e Gigi Biolcati e il suo splendido disco “Da spunda” dall’altra. L’unicità di Folkestra & Folkoro sta prima di tutto nei numeri, non siamo infatti a conoscenza di un altro ensemble dedicato alla musica popolare attivo in Italia che possa contare su ben quaranta elementi. Ma sta anche nell’approccio molto particolare, che non è azzardato definire bipolare: da una parte una grande apertura verso il basso, che, oltre a corsi e stage, offre a musicisti non professionisti la possibilità di cimentarsi con l'esperienza dell'orchestra e della musica d'insieme; dall’altra, grazie alla grande competenza e creatività dei direttori artistici (Nicolò Bottasso, Marta Caldara, Filippo Ansaldi e Daniele Bouchard), un forte anelito verso l’alto, verso la nobilitazione della musica popolare attraverso arrangiamenti mai banali e sempre tesi alla valorizzazione del brano musicale di partenza. Biolcati, purtroppo posizionato in fondo al palco con poca visibilità da parte del pubblico sulle sue grandi doti di percussionista e polistrumentista, è in gran forma, elettrizzato dalla possibilità di ripresentare il suo disco, costruito in quasi totale autarchia, in una forma così diversa e stimolante. Ne scaturisce una serata che, grazie anche alle ottime luci ideate da Nicolò Bottasso, scorre via liscia e piacevole e vive i suoi momenti più alti in “Serenada”, il pezzo in cui la creatività di Bottasso si è sviluppata al meglio
nell’arrangiamento molto coraggioso e anticonvenzionale, e “Da spunda”, dove Filippo Ansaldi ha saputo rivestire di atmosfere forti ed evocative l'ottimo testo di Biolcati. Apprezzabile la scelta di lasciare alcuni pezzi (“Fiorin Fiorello”, “La monfrina”), al solo Biolcati, con piccoli interventi del coro, per creare la giusta dinamica alla serata. Particolarmente riuscita la suite di ‘no work song’, “La mia mama/La leggera”, con Gigi Biolcati mattatore delle body percussion nella prima, e la bella e possente voce di Valeria Benigni nella seconda. Un’orchestra di musica popolare che si esibisca in una sala dove è presente un monumento del folk italiano come Riccardo Tesi, non può certo farsi sfuggire l’occasione: ecco così Riccardo e il suo organetto sul palco a duettare con l’orchestra su un suo cavallo di battaglia, “Trioolé”, nell’arrangiamento visionario dei fratelli Bottasso. Si finisce in gloria con il bis “Mal d’amur”, affidato alla voce di Valeria Benigni e richiesto a gran voce dalla platea, quasi completamente gremita nonostante l'assenza del bal folk finale. Infine, una lode particolare va all’artigianale ma impeccabile programma di sala, contenente la presentazione degli artisti principali e tutti i testi di Biolcati, che dimostra l’attenzione al pubblico e la cura dei particolari da parte degli organizzatori. 


Davide Valfré

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