Guido Raschieri, La Posavina canta e piange Vol.1: L' universo musicale dei profughi croati della Posavina bosniaca, LIM 2016, pp.305, Euro 30,00 Libro con Due DVD/Linda Cimardi, Vixia Maggini, Ilario Meandri e Guido Rascheri, La Posavina canta e piange Vol.2: Il movimento nella danza e nella performance strumentale, LIM 2017, pp.304, Euro 30,00 Libro con DVD

“La Posavina canta e piange” è il titolo che accomuna due volumi recentemente pubblicati dalla casa editrice LIM. Il progetto complessivo si compie attraverso una prospettiva di analisi evidenziata nei sottotitoli dei due volumi. La prima parte - il primo volume, di Guido Raschieri - riflette un approccio più inclusivo, esaurientemente sintetizzato ne “L’universo musicale dei profughi croati della Posavina bosniaca”. La seconda parte - con interventi di Linda Cimardi, Vixia Maggini, Ilario Meandri e Guido Raschieri - costituisce un focus su “Il movimento nella danza e nella performance strumentale” e si configura come un seguito necessario che, insieme al primo volume, documenta l’attività dell’equipe torinese, guidata da Febo Guizzi, in relazione al progetto di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale “Processi di trasformazione nelle musiche di tradizione orale dal 1900 ad oggi. Ricerche storiche e indagini sulle pratiche musicali contemporanee”, coordinato a livello nazionale da Giovanni Giuriati. Ai volumi sono allegati in tutto tre dvd (due al primo e uno al secondo) che, nel loro insieme, offrono esempi diretti fondamentali per comprendere le tecniche esecutive (analizzate nel primo volume anche attraverso trascrizioni musicali) e la coreutica. Come è evidenziato nella prefazione al primo volume, Febo Guizzi è il nome di riferimento cui riconduce l’intero lavoro. Scomparso prematuramente nel 2015, Guizzi ha comunque lasciato alcune sue riflessioni a questo lavoro, ben prima che giungesse a conclusione. Così, nel primo volume, possiamo trovare un denso testo che raccoglie le osservazioni di Febo, a lungo impegnato in questa area di studio, dal quale emergono considerazioni evidentemente di carattere etnomusicologico, ma anche riferite agli elementi generali di carattere storico, politico e socio-culturale, entro i quali è stato inquadrato lo studio delle espressioni musicali dell’area. Anzi, questi elementi assumono un ruolo di primo piano proprio in considerazione della storia geopolitica dell’area. Una storia in parte riflessa anche nei comportamenti musicali e nell’organologia locale. La Posavina - è necessario sottolinearlo - è un’area culturale a nord-est della Bosnia, situata lungo il fiume Sava, che coincide con il confine con la Croazia. 
Come si può leggere nelle note introduttive, la posizione di quest’area ne ha determinato in modo particolare le espressioni sonore, in quanto vi confluiscono l’influenza occidentale e “un moto contrario in risalita dal Medio Oriente”. La manifestazione più rappresentativa di questa convergenza è “lo stabile impiego congiunto del violino con la šargija, oggi il più occidentale dei liuti a manico lungo di derivazione orientale”. L’insieme degli elementi riconducibili alle categorie di appartenenza, identità e, in generale cultura, hanno avuto una determinazione ancora maggiore nel corso degli ultimi decenni, caratterizzati dalla guerra e dallo smembramento della Jugoslavia, ma sopratutto dalla diaspora della popolazione croata e cattolica della Posavina. In questo quadro di delocalizzazione e, in particolare, di stanziamento della comunità a Zagabria, la musica e il ballo tradizionali hanno assunto un ruolo centrale per ricongiungere i profughi alla loro storia. Per questo i volumi hanno assunto prospettive di analisi molteplici, che hanno spinto gli autori a riflettere in chiave storica ma anche contemporanea, per ricondurre lo studio a un “universo sonoro palpitante, in cui la tradizione ininterrotta e fedele all’indimenticabile passato si riconfigura giorno dopo giorno con incredibile naturalezza e dinamismo”. Da qui, nel secondo volume, si esamina il Kolo, il ballo in cerchio, inteso come elemento esemplare della socialità di questa comunità, tenendo aperte almeno due prospettive. La prima è quella riconducibile alle forme “autentiche”, sebbene elaborate e riproposte attraverso modelli stilizzati. L’altra è quella che contempla la contaminazione con modelli coreutici esterni alla tradizione e spesso legati alla creatività individuale. Per concludere, una parte del secondo volume propone un metodo sperimentale di trascrizione delle esecuzioni del violino, “basato sull’analisi del movimento per formativo e realizzato in prototipo”. 

Daniele Cestellini
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