Piemonte ebraico nelle registrazioni di Leo Levi. Intervista con Franco Segre

Tra la seconda metà degli anni Cinquanta e gli inizi del decennio successivo, Leo Levi (1912 –1982) documenta espressioni musicali delle tradizioni ebraiche. Figura di rilievo della cultura italiana novecentesca Levi documentò più di mille canti sinagogali e di liturgia domestica diffusi nelle comunità israelite dell’Italia settentrionale e centrale. In collaborazione con il Centro Nazionale Studi di Musica Popolare di Roma, diretto da Giorgio Nataletti, la campagna di rilevazione italiana di Levi confluì nella Raccolta 52 conservata presso gli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. La sua opera ha colmato l’ampia lacuna nello studio delle tradizioni musicali ebraiche, portando le musiche liturgiche di area italiana all’attenzione degli studiosi internazionali. Inoltre, lo studio sui materiali italiani ha permesso a Levi di affinare il lavoro di esplorazione che, in seguito, lo ha condotto a indagare i canti di altre comunità ebraiche, attraversando l’Europa e oltre fino all’Etiopia. Abbiamo incontrato Franco Segre, curatore di “Musiche della tradizione ebraica in Piemonte. Le registrazioni di Leo Levi”, edito dall’editore SquiLibri, chiedendogli di raccontarci il suo studio sull’opera di Leo levi.

Il libro nasce dalle registrazioni e delle ricerche sul campo di Leo Levi nel 1954… 
Si avvale di tutto il materiale che era stato a suo tempo raccolto da questo stranissimo e genialissimo personaggio che è stato Leo Levi. Dotto, sapiente, genialoide ma molto sregolato nella vita, ebreo nato a Casale Monferrato, intelligentissimo, brillante, Levi era nipote di Giacomo Bolazio, che fu per tanti anni il rabbino capo della comunità ebraica di Torino. Una persona di poliedrica cultura, di molteplici interessi, di un continuo fermento di attività di ricerca, che lo portavano a un susseguirsi ininterrotto di viaggi e di contatti con chiunque poteva offrigli occasioni per approfondire le sue conoscenze e per divulgarle anche al prossimo. Era religioso, dal punto di vista dell’osservanza delle norme ebraiche, ma non bigotto. È stato sionista quando ancora il sionismo era tra gli ebrei, e tra gli italiani in particolare, un movimento di avanguardia, è stato antifascista, arrestato dal regime, è stato comunista, quando il comunismo era al bando, ed è stato uno dei fondatori dei campeggi giovanili tra gli ebrei italiani. Ma era soprattutto un musicologo, specializzato nella musica e nei canti liturgici, non solo dei riti ebraici, ma anche di quelli cristiani, di varie chiese e di vari paesi, ed era spesso consultato da studiosi, sacerdoti, rabbini, di vari culti, sui particolari, sulle affinità e sulle differenze tra i vari riti. Nel 1935 emigrò in Palestina dove inizia un lungo rapporto con l’università di Gerusalemme, in particolare con un centro di ricerca della musica ebraica, ma resta sempre in contatto con l’Italia, con continui viaggi, conferenze e pubblicazioni.

Com’è nata l’idea di raccogliere tutte le sue ricerche in un libro?
Prima di tutto, il fatto che c’è stata questa raccolta di registrazioni di Leo Levi, ricchissime: di più di mille brani musicali, raccolti da Levi con una pazienza enorme, andando a intervistare e raccogliere brani con il suo registratorino portatile Nagra. 
Materiale che lui ha raccolto per conto di un centro di musica popolare di Roma, in contatto con l’Accademia di Santa Cecilia. Di questo materiale noi conoscevamo l’esistenza, ne esisteva copia anche presso l’università di Gerusalemme. Insieme a un archivio delle tradizioni musicali degli ebrei piemontesi, l’archivio Terracini di Torino, abbiamo pensato qualche anno fa che qualche parte di questo materiale, quello più attinente al Piemonte, potesse essere divulgato, non attraverso la pubblicazione di tutto il materiale, perché si tratta di più di duecento brani, ma sicuramente di un campione, che è quello ripreso nel CD che accompagna questo libro. Quarantadue brani musicali che derivano da alcune città del Piemonte, innanzitutto Torino, e poi, seconda, Alessandria, da cui provengono circa trenta brani. Nel CD ne troviamo riportati una decina.

Perché il Piemonte e in particolare l’Alessandrino? Qual è stata l’importanza della musica tradizionale ebraica in queste zone?
Il Piemonte è tipico per la vicinanza di località e canti diversi. Questo deriva in gran parte dall’arrivo in Piemonte nei secoli passati di nuclei di popolazioni consistenti che avevano un’origine comune per ogni singolo gruppo, ma molto diversi uno dall’altro. Erano in parte di provenienza sefardita, cioè di origine iberica, in seguito alla famosa cacciata degli ebrei. Un altro nucleo invece veniva dal nord, dalla Germania, e dai paesi dell’est. Questi gruppi si sono incontrati, hanno dato luogo a un rito locale, che ha preso un po’ da una parte ed un po’ dall’altra. Difatti, nelle diverse città dal Piemonte si riscontrano anche questi riti differenti. Per questa caratteristica il Piemonte è atipico anche nell’ambito dell’ebraismo italiano, che già per suo conto è atipico nell’ambito dell’ebraismo europeo. 

Quanto è importante la musica nella definizione di un’identità culturale. In particolare quanto è stata importante nella definizione dell’identità culturale degli ebrei?
Abbiamo messo in questo libro un articolo che sviluppa questo tema, scritto dal musicologo Francesco Spagnolo. Lui mette in evidenza il fatto che l’area geografica del Piemonte ha avuto una notevole influenza proprio nella formazione di un’identità comune agli ebrei che vi hanno risieduto. Ha posto l’accento sul fatto che nell'ambito di questa identità si possono però identificare dei ceppi differenti: una è identità locale per ogni singola comunità, anche molto vicine una dall’altra, un’altra è un’identità regionale nello sviluppo di un senso comune di appartenenza. Poi c’è anche un senso di identità nazionale, basata sul ruolo fondamentale che ha svolta la Casa Savoia nella promozione di un’unità nazionale: a questo riguardo, gli ebrei hanno partecipato moltissimo al Risorgimento e alle glorie della Casa Savoia. Tutto questo lo si trova in maniera molto forte Piemonte, e non altrettanto in altre regioni d’Italia.

Come abbiamo detto, all’interno del libro troviamo un CD con quarantadue brani, a testimonianza di quanto viene raccontato.  Rappresentano il materiale d’archivio originale raccolto da Leo Levi all’epoca?
Si, è il materiale che Levi ha raccolto negli anni ’50 registrandolo direttamente da diversi cantori, in genere molto anziani e non cantanti professionisti, ma degli officianti in sinagoga. È stato un lavoro veramente da certosino, ma fondamentale, altrimenti la maggior parte di questi canti sarebbe andata perduta. Dal punto di vista strettamente musicale non sono granché, però hanno un significato molto importante dal punto di vista sociologico e in parte anche religioso, perché dimostrano chiaramente quali fossero le caratteristiche e gli stili che nell’Ottocento e nel primo Novecento venivano applicati nel canto liturgico ebraico      

Giorgio Zito
in collaborazione con RadioGold

Immagini tratte da SquiLibri
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