Franco Segre (a cura di) - Musiche della tradizione ebraica in Piemonte. Le registrazioni di Leo Levi (1954), SquiLibri 2015, pp. 243, Euro 23,00, Libro con CD

Tra il 1954 e il 1961, Leo Levi (1912 –1982) raccolse espressioni musicali delle tradizioni ebraiche a fini documentaristici e comparativi, motivato anche dall’urgenza di preservare le musiche liturgiche di tradizione orale. Figura di rilievo della cultura italiana novecentesca Levi, originario di Casale Monferrato, ma all’epoca della ricerca residente in Israele, documentò più di mille canti sinagogali e di liturgia domestica delle comunità israelite di Venezia, Ferrara, Verona, Trieste, Ancona, Torino, Pitigliano, Livorno, Firenze, Milano, Casale Monferrato, Siena, Reggio Emilia e Mantova. Fu un lavoro seminale, perché contribuì a colmare l’ampia lacuna nello studio delle tradizioni musicali ebraiche, portando le musiche liturgiche di area italiana all’attenzione degli studiosi internazionali. Inoltre, lo studio sui materiali italiani consentì a Levi di affinare il lavoro di esplorazione che, in seguito, lo spinse a indagare i canti di altre comunità ebraiche, attraversando l’Europa da Marsiglia a Salonicco, da Istanbul ad Amsterdam, da Praga a Budapest, e oltre il nostro continente, nell’Etiopia dei falasha. Dalla collaborazione con il Centro Nazionale Studi di Musica Popolare di Roma, diretto da Giorgio Nataletti, la campagna di rilevazione italiana di Levi confluì nella Raccolta 52 conservata presso gli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Queste registrazioni rappresentano un unicum, poiché testimoniano un complesso repertorio musicale, che si configura come autonomo rispetto all’articolato universo sonoro della diaspora ebraica. Inoltre, esse consentono di avvicinarsi a musiche di tradizione ebraica custodite oralmente da comunità molto diverse sotto il profilo storico e culturale, in virtù dei processi di assimilazione dell’Italia post-unitaria e della funesta disgregazione della vita ebraica causata dalla persecuzione fascista e dalla shoah. Quando Levi realizzò le sue registrazioni soltanto alcune delle comunità italiane erano ancora caratterizzate da tradizioni musicali autonome. Pertanto, egli scovò testimoni della tradizione orale in comunità già estinte, compiendo in molti casi una preziosa operazione di ricostruzione della memoria musicale, visto che si confrontava con pratiche rituali ormai desuete. Il volume “Musiche della tradizione ebraica in Piemonte”, edito da Squilibri in sinergia con l’Archivio Ebraico Terracini di Torino, è curato da Franco Segre, attivo nell’Unione delle Comunità Ebraiche d’Italia, già presidente del Gruppo Studi Ebraici, che si è anche occupato di canti sinagogali come ufficiante presso la Sinagoga di Torino. Oltre ai saggi, l’opera comprende un CD che propone quarantadue eccezionali documenti (salmi, preghiere, versetti biblici, inni, poesie, lamentazioni, formule, canti, tra i quali una versione de “La Cavra”), raccolti dal Levi nel 1954 in diverse località piemontesi (Acqui, Alessandria, Asti, Casale Monferrato, Cuneo Fossano, Moncalvo e Torino). Sono inestimabili testimonianze delle composite tradizioni dell’ebraismo della regione del nord-ovest, in cui confluiscono elementi ashkenaziti, sefarditi, italiani e francesi. A inquadrare l’oggetto della pioneristica ricerca dello studioso monferrino è Francesco Spagnolo con “L’identità culturale degli ebrei italiani in una prospettiva regionale”; saggio nel quale mette l’accento su quanto ci sia ancora da fare per conoscere pienamente storia e sviluppo delle musiche ebraiche in Italia; l’autore dà conto delle fonti documentali e orali e scritte per spiegare i tratti culturali dell’ebraismo italiano, né manca di riprendere precedenti studi, suoi e di altri studiosi, per analizzare la dimensione locale della musica negli aspetti stilistici, così come erano stati identificati da Levi. Se ne desume che lo studio del mondo ebraico italiano assume grande rilevanza sia per illuminare le tradizioni ebraiche della diaspora sia per la conoscenza stessa della cultura musicale italiana. Il corpus delle registrazioni di Levi acquisisce un ruolo unico, perché apre uno squarcio su mondi musicali diversi, considerato che nel repertorio sinagogale si colgono la sedimentazione e la convivenza di tradizioni orali continentali e di quelle del bacino del Mediterraneo, di musica colta italiana e di musiche tradizionali delle diverse aree del Paese, di liturgie ebraiche e cristiane. Nel saggio “Tefillah: la preghiera della sinagoga”, tocca al rabbino Alberto Moshe Somekh entrare nel merito dei repertori liturgici e rituali con un’analisi delle forme di canto. Invece, in “Una parola, tante melodie”, Enrico Fubini analizza gli aspetti del canto sinagogale e della cantillazione, rimarcando l’aspetto multiforme del patrimonio musicale ebraico, e approfondendo le relazioni tra parola, canto e melodia. Da parte sua Walter Brunetto, con “L’uomo con il Nagra” si sofferma sul Levi ricercatore: all’epoca il Nagra era il registratore professionale portatile usato dagli etnomusicologi. I documenti sonori presentati erano impiegati nelle sinagoghe di otto comunità ebraiche piemontesi, di cui solo due sono ancora attive nella loro funzione liturgica. Franco Segre annota i canti e fornisce i testi in ebraico, traslitterati e in traduzione italiana. Aprendosi alla comunità internazionale degli studiosi, il volume contiene la traduzione inglese dei saggi e delle note ai motivi musicali. Siamo di fronte ad un lavoro imprescindibile per avvicinarsi alla storia della civiltà musicale ebraica d’Italia. 

Ciro De Rosa
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