giovedì 22 settembre 2016

Piccola Orchestra Gagarin – Vostok (Whatabout/Goodfellas, 2016)

Uno di quei dischi che sfugge a etichette e incasellamenti di qualsiasi natura. Jazz ? World Music ? Avant-garde ? Divertissement ? Tutte queste cose insieme, ma anche tanto di più. Il trio composto dal violoncellista russo/israeliano Sasha Agranov, dal chitarrista (e non solo...) Paolo Angeli e dal batterista e “rumorista” catalano Oriol Roca, al secondo lavoro, dopo l'altrettanto brillante “Platos Combinados”, fornisce una serie di input all'ascoltatore, input talmente forti che l'ascolto di “Vostok” diventa una di quelle esperienze che, seppure per soli quaranta minuti, ti inchiodano alle cuffie (nel mio caso) o alle casse dello stereo. Il melange sonoro, soprattutto gli intrecci fra il cello di Agranov e la chitarra “preparata” di Angeli, è talmente tight che risulta in alcuni momenti persino difficile distinguere i due strumenti (una delle peculiarità dello strumento del musicista sardo, una chitarra “sarda” equipaggiata con pedali, pick-ups, martelletti e persino delle eliche, è che può essere usata ad arco e a pizzico), come nel brano “Llama”, uno dei più belli del disco. La parte ritmica (spesso un ritmo de-strutturato o sovrapposto poli-metricamente a quello dei temi) è affidata a Oriol Roca, originale e sempre ben inserito nel contesto sonoro. “Vostok” è un omaggio all'astronauta sovietico Yuri Gagarin, primo uomo a viaggiare nello spazio, che morì, ironia della sorte, in banale incidente aereo. Molti sono le tracce che rimandano al mondo dell'astronautica, anche grazie all'uso di frammenti sonori con voci o interviste dell'epoca: dal brano d'esordio “Mandla Maseko”, intitolato al primo space-voyager sudafricano e che all'Africa deve sonorità (la chitarra ricorda evidentemente il timbro della kora) e drumming e dove appare la voce di Mandla-Maseko-himself , campionata in un'intervista, a “Laika Come Home” che ricorda la cagnetta che venne lanciata nello Sputnik 2, a “Himne” dedicato a Gagarin stesso. Curiosa la track “Duck and Cover”, dove il campione è di un documentario che invita a bambini a difendersi nel caso di... scoppio di una bomba atomica. Altri brani sono quelli dove l'ispirazione tradizionale è più forte: “Piaghesa”, con la voce di Angeli, a richiamare uno dei brani del repertorio del canto a chitarra, argomento sul quale il musicista sardo è un' autorità in materia, avendo ad esso dedicato i suoi studi di etnomusicologo, fino alla pubblicazione del libro “Canto in Re”; il risultato non è così iconoclasta come nella “Corsicanskaya” dell'album precedente, ma di indubbio effetto. Poi “Krutitsa”, il cui tema, bellissimo, e anche facilmente memorizzabile, mutuato da un brano tradizionale russo. Apice del cd è “Canço de Bressol” composizione di Roca che, da un semplice tema, si sviluppa intrecciando distorsioni, eliche e post-rock: brano capolavoro ! In conclusione, un bel lavoro, solido, suonato bene, che lascia eguale spazio, anche a livello compositivo, ai tre musicisti i quali, e non è sempre scontato, mostrano anche di divertirsi parecchio, specie se vestiti da astronauti. 


Gianluca Dessì

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