Joe Driscoll & Sekou Kouyate – Monistic Theory (Cumbancha, 2016)

A due anni dalla pubblicazione di “Faya”, Joe Driscoll & Sekou Kouyate ritornano con lo scintillante “Monistic theory”, titolo che fa riferimento alla teoria filosofica che riconduce tutti gli esseri ad un unico principio. L’attinenza è alla collaborazione tra di loro, improntata alla ricerca di elementi musicali che li accomunino e tendente a formare un unico, indivisibile sistema, a dispetto dei diversi linguaggi che Driscoll e Kouyate utilizzano, sia in senso strettamente linguistico che musicale. I due artisti, infatti, nonostante le loro origini profondamente diverse, hanno trovato un modo per comunicare tra loro attraverso la musica e per comporre musica con un senso e un suono unitari. A prima vista l'impresa sembrerebbe di non facile realizzazione e scontata riuscita: Sekou Kouyate è guineano, parla il francese e la lingua susu, Joe Driscoll è newyorkese. Il primo è un virtuoso della kora – arpa-liuto africana a 21 corde -, che suona in versione elettrificata e distorta, il secondo è un energetico beatboxer e cantore hip hop, che imbraccia la chitarra acustica ed elettrica. Eppure “Monistic theory” funziona, con la proposta di dieci godibilissime tracce. Si apre con “Tamala”, con le sonorità dell’acqua e la voce di un attivista nativo americano che sentenzia: «L’acqua è vita, l’acqua è il principio della vita, è la vita, noi siamo acqua»; da qui la kora si lancia in un melodioso assolo incorniciato dalla chitarra, dal basso e dalla batteria. “Just live”, il secondo brano, composto da Joe Driscoll, spiega la sua filosofia di vita. In questo secondo CD anche Sekou Kouyate propone sue composizioni: “Tokira” ne è un esempio, con una melodia orecchiabile, sentimentale e coinvolgente. Ad ogni modo, la maggior parte dei brani è composta da entrambi o, addirittura a otto mani, insieme ad altri due elementi della band: John Railton e James Breen; si tratta, perlopiù, di canzoni hip hop molto ritmate e coinvolgenti in cui si inserisce la kora con svettanti virtuosismi. Colpiscono in questo CD “Rising tide”, una sintesi felice in cui si combinano hip hop e ritmi africani con un coro di bambini sullo sfondo, “Wama” e “Badiya” nello stile di melodiche, sognanti ballate che fanno pensare a tramonti struggenti e paesaggi africani. La decima e ultima traccia del CD è “Master blaster”, il celeberrimo brano di Stevie Wonder che Driscoll & Kouyate amano eseguire nei loro concerti, in una versione strumentale dal vivo molto tirata, in cui la kora dilaga, espressiva e ritmica. Accanto ai due, suonano nella band John Railton al basso, James Breen alla batteria e Tim Short alle percussioni. Molto impegnati a sviluppare un discorso musicale comune, portatore di pace e integrazione culturale, Driscoll & Kouyate non sempre sono stati aiutati dagli eventi, soprattutto quando hanno dovuto confrontarsi con i problemi dei visti e delle quarantene sanitarie. Il CD è stato registrato in uno studio del Vermont durante un inverno tra i più rigidi, dopo che, finalmente, la band è riuscita a riunirsi in seguito a grossi problemi negli spostamenti a causa dell’epidemia di Ebola che ha colpito per due lunghi anni la Guinea. Rispetto al precedente “Faya”, che già proponeva una convincente fusione musicale, l’insieme risulta più compatto. I virtuosistici assoli della kora risultano qui molto ben integrati nelle composizioni e donano a tutti i brani sonorità intimistiche e scintillanti al tempo stesso. Si avverte un maggior impatto delle melodie africane, ben inserite accanto al ritmato, potente groove hip hop. Questo CD, che incuriosisce e coinvolge con i suoi ritmi serrati e le sue melodie toccanti, rappresenta sicuramente uno degli effetti positivi e concreti realizzati grazie alla “teoria monistica”. 


Carla Visca
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