Antonio Marotta – Catene (Radici Music, 2015)

Cantante, percussionista ed apprezzato costruttore di tamburi a cornice, Antonio Marotta è un artista poliedrico dal ricco bagaglio di esperienze artistiche come quella al fianco del Maestro Roberto De Simone. Dopo aver debuttato nel 2011 con “Canti a dispetto” nel aveva raccolto brani delle tradizione musicale campana e composizioni autografe ad essa ispirate, il musicista nolano torna con il suo secondo album “Catene”, in cui ha raccolto raccolto tredici brani tradizionali che nel proseguire il cammino tracciato con il suo primo lavoro, estendono il raggio della sua ricerca sonora al corpus di canti popolari del Sud Italia. Rispetto all’album precedente, ad accompagnare Antonio Marotta (voce, chitarra classica, chitarra battente e tammorre), è ora un ensemble più ampio composto dai due storici collaboratori Peter De Girolamo (batteria, tastiere e basso elettrico), e Michela Latorre (voce) a cui si aggiungono Antonio Manzo (tamburi a cornice e tammorre), Sonia Maurer (Mandolino e mandoloncello), Salvatore Zambataro (clarinetto), Carmine Bruno (cajon e tamburi a cornice), Fabio Soriano (flauto traverso), Angela Paletta (oboe) e Jonathan Gluck (violino). L’ascolto rivela un disco maturo tanto dal punto di vista sonoro quanto da quello concettuale, presentando arrangiamenti ricchi ma allo stesso tempo essenziali nelle loro architetture che mirano essenzialmente a valorizzare le strutture melodiche tradizionali e la vocalità. I tredici brani che compongono il disco, nel loro insieme, disegnano un ideale itinerario di viaggio attraverso la musica popolare dell’Italia Meridionale che prende le mosse dalla Campania, tocca il Lazio per approdare al Gargano ed in fine discendere verso la Lucania. Ad aprire il disco è il tradizionale settecentesco “Lo Guarracino” in cui le voci di Michela Latorre ed Antonio Marotta si alternano al canto dando vita ad una rappresentazione quasi teatrale di questo canto legato alla mitologia marina popolare. L’invito alla danza della “Viestana” accompagnato dal dialogo tra il violino e fiati, ci introduce alla dolce serenata “Irma”, firmata dallo stesso musicista nolano. Dal Lazio arriva il canto tradizionale natalizio “Quanno nascisti tu!” introdotta dalla voce della Latorre e caratterizzata da un arrangiamento in crescendo con le percussioni in grande evidenza. Si torna in Gargano con la “Montanara per Carpino”, tutta giocata sull’intreccio delle voci e la trama acustica tessuta dalla chitarra battente, per fare ritorno alla Campania prima con il tradizionale di Terra di Lavoro “Canti alla Carbonara” e poi con quel gioiellino che “Lli Rose”, nella quale giganteggia la vocalità intensa di Michela Latorre. Si prosegue con le sperimentazioni sonore della trascinante “Tarantella di Sannicandro”, in cui brilla la voce di Giada Busnego, e l’elegante strumentale “Moresca”, ma il vertice del disco arriva con la bella versione della “Tarantella lucana”, aperta da un frammento tratto da una registrazione sul campo e giocata sul dialogo tra le percussioni e le increspature della chitarra elettrica. Se le sonorità elettriche pervadono anche “Li Figliole”, la lauda “Sora Regina” apre uno spaccato sulla musica devozionale campana per condurci al finale con il tradizionale “Ciente Miglia”. “Catene” è, insomma, la conferma di come Antonio Marotta sappia muoversi con cura attraverso la tradizione musicale non solo campana ma anche più in generale del Sud Italia, dosando in modo sapiente il rispetto per gli stilemi e la sperimentazione sonora. 


Salvatore Esposito