mercoledì 28 ottobre 2015

Roberto Cacciapaglia, musica cosmopolita intrisa di significati naturali e spirituali

Milano, 21 ottobre, ore 19, “Open Air Theatre”, un evento importante per migliaia di ascoltatori che hanno preso posto nella platea e sugli spalti. Sono saliti sul palco gli orchestrali dell’“Accademia Teatro alla Scala”, diretti da Pietro Mianiti, a seguire Roberto Cacciapaglia, solista e compositore. Giusto il tempo per un caloroso applauso e subito il concerto è iniziato con “Sonanze”, caratterizzato dall’amalgama di suoni profondi e ancestrali. L’orchestra secondo armonia ha mosso i primi colpi d’arco e, sotto l’influsso del Maestro solista, i martelletti del piano hanno iniziato a percuotere rapidamente le corde seguendo poi un tema a note puntate: il pubblico è stato così introdotto in un lungo viaggio strumentale intorno al “Tree of Life”. Un viaggio iniziato quando Cacciapaglia era stato chiamato da Marco Balich per comporre le musiche che a Expo hanno accompagnato per sei mesi lo spettacolo a cielo aperto, contraddistinto da spettacolari giochi d’acqua e di luci, di cui hanno diffusamente parlato e scritto i media nazionali e internazionali. Uno spettacolo che, stando a quanto riferito dalle agenzie di stampa, si è ripetuto per più di mille e duecento rappresentazioni, entusiasmando il pubblico. Lo strumento principe delle composizioni di Roberto Cacciapaglia è il pianoforte, il cui suono è speciale, unico, possedendo una timbrica che è il risultato di sperimentazioni acustiche e tecnologiche, durate anni di ricerca, grazie alle quali, tramite adeguati software e a un attento lavoro di “registrazione” e mixaggio, è possibile far risaltare, in tempo reale, le “scie sonore” o gli armonici contenuti naturalmente in un singolo suono ma difficilmente udibili dall’orecchio umano. 
Cacciapaglia ha composto per Expo la “Suite Tree of Life”, comprendente sei brani, la quale rappresenta il cuore dell’ultimo lavoro discografico (maggio 2015), subito svettato in testa alle classifiche e che, pochi giorni or sono, vedeva ancora “Wild side” come brano singolo più venduto in “Itunes classic”. La musica di Cacciapaglia piace perché parla direttamente al cuore degli ascoltatori. È melodica e ben orchestrata, fondendo la tradizione colta con le sonorità moderne. Un’ammiratrice del Maestro ha scritto che è una musica “… che ti entra nell’anima e non esce più… con le sue ipnotiche note ti porta via lontano: magica davvero”. Commenti simili abbiamo udito anche a fine concerto. Un’altra ascoltatrice l’ha definito “… un folletto amico della musica interiore”. L’aspetto timbrico delle musiche è coinvolgente, le armonizzazioni sono un felice connubio soprattutto tra la musica “classica” e quella pop. Efficaci e incisive sono le “progressioni” ritmiche, capaci di coinvolgere emotivamente l’ascoltatore, grazie anche a un accompagnamento strumentale che utilizza in modo multiforme i “colpi” d’arco garantendo continua varietà timbrica (vibrato, pizzicato, arpeggio, note tenute etc.). Nella grammatica musicale, un capitolo a parte meriterebbero la trattazione dei “silenzi”, sospensivi ed evocativi, e il concetto di “Variazione” sul tema, con specifica attenzione alla tecnica dell’arpeggio e dell’armonizzazione. Come musicista, Cacciapaglia è apprezzato da oltre quarant’anni ed è ammirato da un pubblico “crossover” che travalica i confini nazionali. Pianista nel gruppo di Battiato nei primi anni Settanta, produttore discografico di cantanti come Gianna Nannini, Alice, Ivan Cattaneo, ha lavorato con note Agenzie pubblicitarie per la realizzazione di jingles di successo. 
Ha scritto musica per il teatro e per il cinema. Si è distinto come concertista, collaborando con Orchestre quali “Royal Philharmonic”, “Dubai Philarmonic” e “Milano Classica”. Cacciapaglia è attento ai significati antropologici della musica, alla componente emotiva, alla funzione sociale, non scevra da aspetti che possono sconfinare nella ritualità e nel sacro. Il compositore è anche interessato ai testi mitologici, mistici e spirituali. Basta leggere i titoli delle composizioni presentate nel concerto di Expo, per comprendere che la dimensione sonora della sua musica è poeticamente orientata alla ricerca di ampi spazi e all’universalità, nella quale la mente dell’ascoltatore è libera di vagare e di attribuire significati secondo esigenze personali. Sono esemplificativi i titoli quali “Nuvole di Luce”, “Canone degli Spazi”, “Endless Time”, “Double vision”, “Atlantico”, “Floating”, “Oceano”, “Wild Side”. Durante il concerto sono state eseguite quindici composizioni, di cui quattro facenti parte della “Suite” in precedenza citata. Produttore di grandi eventi internazionali, regista e direttore artistico di “Padiglione Italia”, Marco Balich è l’ideatore dell'Albero della Vita di Expo, mastodontica opera di sofisticata tecnologia, il quale artisticamente ha preso spunto da un disegno a losanghe michelangiolesco, culminante in una stella a dodici punte indicante le costellazioni. Realizzato al centro di un esteso specchio d’acqua (Lake Arena), l’Albero di Expo rimanda a idee comuni a molte culture e religioni, essendo simbolicamente la rappresentazione di linee di forza archetipiche, capaci di collegare il mondo dell’essere a quello delle idee. 
Un Albero la cui essenza primigenia risiede in un seme e nel suo rapporto con gli elementi della Natura, alla quale è affidata la crescita che dal tronco sfocia in una moltitudine di rami, cui è possibile attribuire significato ricollegabile al concetto cosmico della Creazione. Un Albero simbolico al quale ogni individuo può idealmente riallacciarsi partendo dalla propria essenza interiore; Albero che può divenire agente di connessione tra la terra e l’universo, tra l’essere umano e il Divino. Dal dialogo tra Marco Balich e Roberto Cacciapaglia è nata la Suite “Tree of Life” e la scelta sul compositore milanese, a nostro avviso, è stata centrata, essendo egli orientato da tempo verso la strutturazione di musiche riflessive che prendono spunto dall’epistemologia (nella Babele) dei linguaggi (ad esempio, nel cd “Alphabet”) o dall’esigenza di coniugare tradizione, sperimentazione, tecnologia e arte in senso lato, dando valore ai significati più profondi e spirituali connaturati nella riflessione umana. Tali musiche, nella solidità compositiva, sono capaci di unire un pubblico eterogeneo, sia per età sia per gusti musicali, condizione indispensabile per operare di fronte a grandi eventi cosmopoliti. Durante un’intervista rilasciata al “Magazine” ufficiale di Expo, Cacciapaglia ha riferito di “… aver immaginato l’Albero come un arcobaleno dove ogni colore rappresentava un elemento che lo compone… Ho visto nel progetto di Marco Balich un’assoluta modernità e soprattutto una corrispondenza con la nostra epoca. Nelle radici dell’Albero ho visto la nostra natura, quella interna, una natura primordiale; nel tronco ho visto la nostra spina dorsale e il modo con cui ci rapportiamo al presente; nei rami il futuro, lo spazio, l’avvenire che stiamo preparando e la tecnologia…”
Nelle composizioni, Cacciapaglia spicca sempre come solista di pianoforte, strumento che considera il suo “specchio”, mezzo con il quale esporre la propria personalità musicale. Nella “Suite” di rilievo è il rapporto con il canto (“Figlia del Cielo”, brano non eseguito dal vivo) che, nelle intenzioni del compositore, simboleggia insieme all’acqua la “fertilità femminile, la nascita, la donna”. Durante il concerto è risultato efficace il dialogo piano-violoncello solista, eseguito da Dagmar Bathmann. Le sonorità del cordofono ad arco solista sono state modificate timbricamente secondo necessità dalla regia audio, rendendolo strumento versatile. L’uso del violoncello ha trovato risalto in brani quali “Seconda navigazione”, “Sarabanda” e “Michael”. Sarabanda, in 6/8, con movimento “animato”, è caratterizzata dall’arpeggio in sedicesimi dei bassi e da un tema sognante, il cui periodo è suddiviso in due frasi ripetute. In “Michael” (Angelus pacis) sono evidenti i richiami al pianismo beethoveniano, tipico di alcune famose sonate. Cacciapaglia ha dichiarato che per la realizzazione di “Tree of Life” ha impiegato tecniche di amplificazione-elaborazione del suono già utilizzate in “Alphabet”, per il quale è stata necessaria una specifica ricerca riferita alla posizione dei differenti microfoni intorno allo strumento acustico e all’ambiente circostante. La sperimentazione sonora è rilevante nelle composizioni/esecuzioni, tuttavia mai fine a se stessa, essendo riferita a un’idea generale nella quale la musica viene considerata straordinario mezzo di comunicazione che permette di esplorare il potere del suono connaturato all’essere umano. 
Un potenziale sonoro che può essere costantemente riscoperto dal singolo individuo, avendo peraltro l’opportunità di “difendersi” da un mondo in cui è assai sviluppato il bombardamento mediatico, nel quale è preminente il rapporto passivo e “involontario” con la musica. Nell’idea di Cacciapaglia il suono deve permettere all’individuo di risvegliare la propria interiorità. Nella visione ideale del compositore di “Tree of life”, l’ascolto della musica dovrebbe rappresentare un momento di “comunione” tra esecutore e ascoltatore, essendo la musica mezzo di collegamento tra il pubblico e l’interprete, ma anche mezzo capace di “… far splendere il sole anche quando le nuvole coprono i suoi raggi”, per usare una metafora tantrica a lui gradita. A onore del vero, probabilmente per motivi di sicurezza, al concerto di Expo questa immediatezza tra interprete e pubblico è stata un po’ raffreddata dall’innaturale distanza tra gli spettatori e gli interpreti, in quanto i primi posti disponibili erano collocati ad alcune decine di metri dal palco. Il legame di Roberto Cacciapaglia con Milano è consolidato e non può essere riferito solo al connubio avuto con Marco Balich e, più in generale, con Expo. Egli ha iniziato a studiare nel Conservatorio di Milano sin da quando aveva quattro anni, perfezionandosi anche in Direzione d’Orchestra, Musica Elettronica e Composizione (con Bruno Bettinelli). Ha lavorato nello “Studio di Fonologia” della Rai e ha collaborato con il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa. Tra le sue pubblicazioni discografiche si evidenziano quelle che vedono coinvolta la “Royal Philharmonic Orchestra”: “Quarto Tempo” (Universal, 2007); “Canone degli Spazi” (Universal, 2009); “Ten Directions” (Sony, 2010). Il citato “Alphabet” (Decca, 2014) è stato registrato presso la “Sala Verdi” del Conservatorio di Milano. 
In ambito didattico-sperimentale, Roberto Cacciapaglia si è distinto come fondatore della “Educational Music Academy”, che si propone di dare supporto ai giovani talenti musicali. Il CD “Tree of Life” “… ha richiesto l'essenza e la concentrazione di tutte le esplorazioni sonore che ho realizzato durante la mia carriera musicale”. Per quattordici composizioni, il concerto di Milano non ha subito interruzioni, escludendo gli spazi dedicati agli applausi tra un brano e l’altro. Infine, Roberto Cacciapaglia ha brevemente salutato e ringraziato il pubblico mostrandosi felice di essere a Expo per “…celebrare quest’opera unica che è l’Albero della Vita”. Prima della chiusura ha ringraziato Marco Balich, gli Orchestrali dell’Accademia, il Violoncello solista e il Direttore Pietro Mianiti, un ringraziamento speciale ha voluto rivolgere a Giampiero Dionigi, Alessio Fogli e Stefano Mariani, i quali con arte hanno tecnicamente gestito il mixaggio e la modulazione sonora. Roberto Cacciapaglia ha concluso il concerto con “Wild side”, singolo di maggiore successo della “Suite”. Un brano incalzante, con un tema e armonie celebrative in stile filmico, grazie alle quali gli ascoltatori hanno ripreso a viaggiare con la mente. In alto il cielo era sereno, magnifica splendeva la mezza luna crescente. Appassionati applausi hanno inondato l’ “Open Air Theatre”. Dopo il bis, alla chetichella, il pubblico è defluito. Si vedevano volti ancora assorti nel mondo sonoro appena ascoltato, altri commentavano tecnicamente, altri ancora rilevavano l’importanza del concerto all’interno di Expo 2015, evento irripetibile e ormai giunto agli sgoccioli. Qualcuno, forse un po’ superficialmente, obiettava “… ma questa è easy listening”. Non è nostro obiettivo approfondire i giudizi estetici, di certo è utile rilevare che le musiche di “Tree of life” sono state le più significative di Expo, essendo direttamente collegate al simbolo principale dell’Esposizione Universale milanese. 
La notizia del giorno è che l’Albero della Vita non sarà rimosso, ma continuerà a esistere negli spazi nei quali è stato realizzato. Ciò induce a pensare che le musiche di “Tree of Life” verranno diffuse in ambito spettacolare anche negli anni a venire. Suggeriamo ai lettori di avvicinarsi all’opera di Roberto Cacciapaglia senza pregiudizio e con animo universale, valutando il valore complessivo solo dopo aver ascoltato le composizioni tratte dalle numerose pubblicazioni discografiche, partendo da “Sonanze” (1974), primo LP italiano inciso con tecnica quadrifonica. Già allora, l’idea di base era di fondere la dimensione acustica con quella tecnologico-sperimentale, trovando un equilibrato incontro tra le dissonanze e le assonanze. Le differenti produzioni discografiche testimoniano il calibro del lavoro di ricerca e il pensiero musicale (“Harmonia mundi”) di Roberto Cacciapaglia, espresso a elevato livello con disincantata semplicità comunicativa, a dispetto di tanto (a volte stucchevole) oggettivismo intellettuale accademico. Sono numerosi i motivi per cui viene considerato uno dei più interessanti compositori contemporanei, stimato da un pubblico internazionale e continuatore di un’illustre Tradizione musicale italiana apprezzata in tutto il mondo, la quale richiede di essere amorevolmente valorizzata, guardando con attenzione alle sperimentazioni capaci di unire armonicamente il passato al futuro. Secondo quest’ottica cosmopolita e di collegamento tra le epoche musicali, tipica della musica del Maestro Roberto Cacciapaglia, desideriamo riallacciarci all’Albero di Expo il quale, nella sua statuaria monumentalità, induce anche a riflessioni sulla fugacità della Vita che merita di essere vissuta con entusiasmo e passione, rivolgendo attenzione alle differenze storico-culturali e rispetto per la Natura, da sempre fonte di nutrimento alimentare, artistico e spirituale per gli esseri umani. 


Paolo Mercurio