Vishtèn - Terre Rouge (Les Editions Du Corfus, 2015)

Situate nel golfo di San Lorenzo sulla costa nord est del Canada, l’Isola del Principe Edoardo, e l’arcipelago delle Isole de la Madelaine, hanno conservato un patrimonio storico e culturale comune che risale ai primi coloni francesi dell’Acadia, i quali approdati sulle coste del nord Atlantico divennero ben presto pescatori diffondendo le loro tradizioni in tutta l’area. Attualmente nell’Isola del Principe Edoardo resiste ancora una piccola enclave francese, a differenza delle Isole de La Madelaine dove questa cultura è fortemente radicata. Per secoli questa osmosi culturale tra le varie isole del golfo di San Lorenzo è stata di grande intensità anche dal punto di vista musicale, e a raccogliere il testimone di questa interconnessione tra tradizioni differenti sono i Vishtèn, eccellente trio acadiano attivo dal 2000 e composto da Emmanuelle LeBlanc (voce, whistle, mandolino, piano, bodhràn, guimbard, percussioni, e bass synth), Pastelle LeBlanc (voce, accordion, piano, mandolino e bass synth) e Pascal Miousse (voce, violino, fiddle, chitarra, mandolino). Negl’anni il trio canadese ha dato alle stampe quattro dischi che gli hanno consentito di esibirsi sui palcoscenici dei maggiori festival internazionali, segnalandoli per il loro travolgenti live act in cui mescolando brani strumentali, composizioni originali e ballate, ripercorrono le connessioni sonore tra la musica celtica e i suoni d’Acacia attraverso una sensibilità rock. A caratterizzare la loro cifra stilistica è non solo una particolare cura riposta nelle voci e nelle armonie vocali, ma anche nei virtuosismi strumentali e il particolare interplay tra chitarra, tin whistle e accordion. Il loro nuovo album “Terre Rouge”, giunge a tre anni di distanza dall’apprezzato “Mōsaïc” e presenta dodici brani tra tradizionali e composizioni originali in parte cantati e in parte strumentali. Ad aprire il disco è la gustosa title track, una canto d’amore per la propria terra e le sue bellezze, che ci introduce nel vivo del disco prima con “Coq Du Sud” un reel dai sapori scottish e poi con lo splendido tradizionale acadiano “Ma mie tant blanche”, appreso da Charlotte Cormier, una cantrice di Mocton New Brunswick. Se il reel “Trois Blizzard” e la ballata narrativa “Corandina” colpiscono per le eccellenti intuizioni melodiche e ritmiche, la successiva “Je vous aime tant” svela un pregevole lavoro di commistione tra due brani della tradizione acadiana. Le storie di mare di “Coeur en Mer” ci introducono all’elegante valzer “La Valse à Alonzo” e a quel gioiellino che è “Hélène”, altro canto d’amore cantato e suonato magistralmente. Completano il disco l’evocativo strumentale “Chalet Groove”, l’omaggio alle sonorità della Louisiana con il tradizionale cajun “Joe Féraille”, proveniente dalle field recordings che Lomax fece tra il 1934 e il 1937, e lo splendido reel tradizionale “Sarazine”, che sugella un lavoro assolutamente pregevole e tutto da ascoltare dall’inizio alla fine. 


Salvatore Esposito