Rickie Lee Jones - The Other Side Of Desire (The Other Side of Desire Records, 2015)

Quale è l’altra faccia del desiderio? E’ la volontà di raccontare ostinatamente sé stessi in musica. Quando nel 1978 Rickie Lee Jones debuttò con il suo disco omonimo apparve chiaro come fosse l’unica e più credibile alternativa a Joni Mitchell, tanto per la sua voce unica, quanto per il suo songwriting sempre raffinatissimo. Qualche anno fa, ebbi modo di vedere un suo concerto, e in quell’occasione toccai con mano come anche dal vivo fosse una cantante straordinaria. Era la sera in cui l’Italia vinceva i mondiali di calcio, ma a me interessava ben poco. Mi sorprese il fatto che al suo fianco ci fosse uno strano combo composto da piano, batteria e chitarra, ma la ragione la capii realmente solo quando il buon Claudio Trotta mi rivelò che la Jones aveva sempre avuto problemi con i bassisti, e proprio il pomeriggio prima del concerto ne aveva licenziato su due piedi, e quindi quel concerto l’aveva portato a casa in quel modo. A distanza di tre anni dall’ottimo “The Devil You Know”, ritroviamo la cantautrice di Chicago alle prese con un nuovo album “The Other Side Of Desire”, nel quale ha raccolto undici brani nuovi di zecca, nati a New Orleans, e che nel loro insieme compongono una una candida storia da writer’s block candidamente raccontata. Nonostante i dischi del passato abbiano goduto di grandi fondi per la loro realizzazione (a suo tempo per lo splendido “Pirates” si vociferava un recording budged di 250.000 dollari...), anche la Jones si è dovuta adeguare ai tempi, affidandosi ad una campagnia di crowdfunding. Poco male, perché si tratta di un disco dalla fattura pregevole, suonato magistralmente ed ancor meglio arrangiato, nel quale il sound della Crescent City si sposa perfettamente con le canzoni e la vocalità leggiadra della Jones. Ciò che i musicisti sono capaci di compiere dentro un solco o in un codice binario 01, rivela il loro spessore, e la loro visione della musica, senza celarsi dietro atteggiamenti da stars. La voce della Jones, infatti, sembra non essere mai invecchiata, nonostante diversi anni vissuti tra eccessi e sempre sulla corsia di sorpasso. Cantare per lei è come fare l’attrice, e lo si nota nel suo approccio interpretativo sempre profondo ed intenso. Basta ascoltare il primo brano “Jimmy Choos”, utilizzato anche come singolo traino del disco, per capire come la Jones demolisca una decina di cantanti che ci hanno fatto sentire in questi anni, e questo per il suo modo di costruire le canzoni, e quei ritornelli liberatori che la pongono su altri livelli. Che dire poi di “Infinity”, se non chiedersi chi riuscirebbe a costruire un brano di cinque minuti e mezzo che vorresti non finisse mai, e che rappresenta uno dei vertici del disco. La sua voce entra ed esce dai brani, librandosi attraverso sapori jazz autentici, attitudine soul blues ed echi di Fats Domino, fanno di questo disco un lungo film che coinvolge sin dall’inizio. Insomma, “The Other Side Of Desire” è uno di quei dischi da amare ed ai quali abbandonarsi completamente.


Antonio "Rigo" Righetti