Expo 2015, Musiche e intercultura nel segno della biodiversità

Proseguiamo il nostro libero percorso musicale nei Padiglioni e nelle strade di Expo, dove ogni giorno il visitatore ha la possibilità di assistere a numerose performance nel segno dell’intercultura e della biodiversità. Il 27 maggio, presso il Padiglione della “Coldiretti”, si è esibito il Gruppo occitano dei “Malinteisa”, proveniente dal paese di Demonte (Cuneo). Il Gruppo, consolidato poiché operativo da diversi decenni, è uno dei più apprezzati della cultura occitana cuneese, con un repertorio decisamente vario. Principale coordinatore dei “Malinteisa” è Giuseppe Catena, suonatore di organetto. Disponibile al dialogo, Catena ha illustrato i loro principali balli tra cui lo “Sbrando”, il “Grande Gigo”, la “Giga occitana”, lo “Scottish”, la “Currente” e diverse “Mazurche”. Ad accompagnare i ballerini in costume, era presente il Gruppo occitano dei “Balacanta”, proveniente da Alba (Cn). Toccante l’ascolto delle melodie suonate con la piva piemontese (simile a quella ticinese ed emiliana), tra cui quella cantata de “la bergera”. Franco Valerio (noto con il soprannome di “Gnomo”) è cantore e polistrumentista di aerofoni. Oltre alla Piva (costruita da Deiv), suona il clarinetto e il flauto. Altri musicisti del Gruppo sono Franco Malberto (ghironda) e Marco Voglino (fisarmonica). Altro organettista è Renzo Tolozan. 
Dal Piemonte, spostandoci alla Sicilia, è possibile osservare un Padiglione costituito da diversi stand con al centro un palco nel quale, con una certa continuità, si susseguono dibattiti culturali e concerti. Il 29 maggio, si è esibito il Gruppo di ballo denominato “Quelli della Contradanza”. La Contradanza è un ballo di antiche origini, normalmente eseguito durante il carnevale, nelle feste folcloriche e in quelle nuziali. Nello stesso pomeriggio, si è esibito il gruppo jazz di Francesco Cafiso, giovane sassofonista, il quale ha eseguito composizioni tratte dalla recente tripla pubblicazione discografica, titolata semplicemente “3”. Di rilievo la presenza del chitarrista Francesco Buzzurro, il quale si è formato in ambito classico, ma che ha successivamente allargato i propri interessi verso altri stili. Buzzurro è chitarrista eclettico, che sa valorizzare tanto la componente melodica quanto quelle armoniche e ritmiche, utilizzando uno strumento semiacustico per lui costruito dal liutaio Mirko Borghino. Nel Padiglione della Toscana, una sala è dedicata al sinergico incontro tra gusto, suoni, profumi e colori. 
Interessante è la “Sounds map interattiva”, una compilation digitale con decine di eventi riferiti ai “paesaggi sonori” tipici della regione (mare, “flauto etrusco”, arie melodrammatiche di Puccini, voci dal porto, canto in ottava rima …). I suoni sono selezionabili e ascoltabili a piacere con l’accompagnamento d’immagini. On line, a distanza, è possibile inserire nuove registrazioni, arricchendo la library della mappa sonora. Sempre in ambito italiano, due brevi appunti. Nel Padiglione del Vino è da evidenziare la scala di uscita, ricavata all’interno di una struttura aperta che, all’esterno, appare come un enorme tamburo a forma di botte. Spunti musicali e strumentali sono riscontrabili in diverse opere d’arte presentate nella pregevole mostra “Il Tesoro d’Italia”, curata da Vittorio Sgarbi. Vicino al Padiglione della Svizzera è stato allestito lo spazio sonoro detto “Cube sessions” nel quale, il 29 maggio, si è esibito un ottetto di archi, con esecutori provenienti dalla “Sinfonie Orchester” di Basilea. Purtroppo (ma siamo a Expo) la loro esecuzione è stata in parte disturbata dai rumori provenienti da un padiglione vicino nel quale, in contemporanea, decine di giovani ragazzi suonavano con vigore numerosi strumenti a percussione e a scuotimento, sotto la guida di alcuni animatori musicali. 
Nel Padiglione della Moldavia (ideato dall’artista Pavel Braila), per il rilievo folclorico, si ritiene utile evidenziare il video “JOC. L'energia della vita”, nel quale viene presentata su tre differenti schermi la performance coreutica del noto ensemble “Joc”, gruppo accademico-nazionale di danze popolari, proveniente da Chişinău, fondato nel 1945. Il repertorio delle danze è contraddistinto da varietà e vitalità ritmica decisamente encomiabili. Il 29 agosto, il Gruppo si esibirà dal vivo a Expo Milano. Nel Padiglione della Bielorussia si sono esibiti i componenti del Gruppo folk “Vytsіnanka”, proveniente dalla regione di Brest. Tra gli strumenti musicali tipici lo tsymbaly (cimbalom, cordofono a percussione), il tamburello, il violino, la fisarmonica, il flauto e una gran cassa. Nel corso del mese di maggio sono stati promossi degli stage per l’approfondimento della conoscenza di questi strumenti. Emozionanti le esecuzioni polivocali delle voci femminili integrate da una voce maschile. Essendo il viale principale dell’Esposizione, il Decumano di Expo è spesso il luogo nel quale è possibile ascoltare performance musicali itineranti. Tra queste, quelle di un gruppo di ballerini “guerrieri” libanesi (indossavano abiti e turbanti neri) accompagnati da suonatori di strumenti a percussione. Tra i gruppi italiani, il 29 maggio hanno suonato lungo il Decumano “The Tamarros” (di Bergamo) e “La Ghenga Fuoriposto” (di Marghera). 
Davanti al Padiglione della Tailandia si è potuto assistere a un’esecuzione promozionale di un gruppo di giovani ballerini i quali, in veste di cuochi, suonavano percussivamente diversi oggetti da cucina (cucchiai, pestelli di legno, piatti etc.). Anche la Cina, sul Decumano, si è esibita coinvolgendo un folto numero di giovani, per mostrare diverse coreografie movimentate e moderne. Il Kazakistan ha intelligentemente organizzato il proprio palco davanti all’ingresso del Padiglione, proponendo musiche “sparate” ad alto livello, ravvivate da performance varie di ballerini, musicisti e cantanti, per quanto si è potuto ascoltare non prettamente popolari. Una parete della hall del Padiglione Azerbaijan è stata allestita valorizzando gli strumenti tradizionali, ricostruiti in grande scala secondo una concezione moderna. Toccando le corde è possibile udire i timbri campionati degli strumenti, sopra ai quali sono stati posti degli schermi nei quali, a loop, scorrono immagini di filmati, alcuni dei quali dedicati alle tradizioni popolari. Frutto simbolo del Paese è il melograno, alla cui forma si sono ispirate le sfere che contraddistinguono il Padiglione, nel quale si evidenziano particolari “fiori” in fibra ottica che, opportunamente toccati, emettono suoni dell’ambiente naturale. Sulle pareti del Padiglione sono un po’ ovunque contrassegnati segni e note musicali. Non lontano da quello dell’Azerbaijan si trova il Padiglione dell’Iran, dove è stato invitato a esibirsi il “Gruppo Deylamun”, proveniente dalla boscosa regione del Gilan. Nel programma è previsto il rito dell’“arusguleh” (in cui il diavolo viene simbolicamente sconfitto dalla sposa aiutata dal popolo). Inoltre, canti e suoni delle risaie del Gilan, i cui strumenti tipici sono denominati “Karna”, “sorna”, “noghareh”, “kamancheh”, “tasht”, “ney labak”, “sutak”. 
Spostandoci ancora più a Oriente, si ritiene utile menzionare il Padiglione della Corea del Sud la quale, per il 22 giugno, sta già promuovendo il “Korean Cultural Festival”, previsto all’Arco della Pace con un nutrito programma, tra cui danze popolari e un concerto di “Pansori”, canto femminile tradizionale accompagnato da uno strumento a percussione. La Corea ha puntato sul tema della corretta alimentazione, utilizzando set realizzati secondo moderna concezione creativa e tecnologica. Di rilievo la performance denominata “simphony of food”, nella quale gli “attori” sono due robot posti su carrelli che si muovono a ritmo di musica, mostrando su grande schermo filmati attinenti al cibo e al suo armonico uso secondo la consueta pratica coreana, nella quale spicca l’uso della fermentazione. Un breve salto è d’obbligo nelle Americhe. Nel Messico è di rilievo la realizzazione di un’articolata struttura del soffitto di una sala costituita da ben 2500 mestoli di legno, i quali sono azionati secondo ritmo, per evidenziare che la musica rappresenta un fondamento della cultura locale. Il ballo fa da padrone in Argentina, dove il cuore dello stand è costituito da una sala circolare, nella quale un gruppo di giovani organizza e anima delle lezioni di Tango coinvolgendo il pubblico. 
L’accompagnamento musicale dei balli è eseguito da una band che suona strumenti a percussione di riciclo, tra cui pentole, fustini, barattoli e lunghi tubi di plastica melodici, energicamente percossi con palette da due suonatori. Il 27 maggio, presso il Padiglione del Cile, si evidenzia l’esibizione all’aperto della cantante e chitarrista Natalia Contesse, nata a New Orleans, ma trasferitasi in tenera età a Santiago. Ha presentato canti tratti dai suoi lavori discografici, il primo dei quali pubblicato nel 2011 da solista. Tra tanti eventi, desidero concludere menzionando l’esperienza sonora nel Padiglione del Regno Unito, strutturato secondo un suggestivo percorso nel quale ai visitatori è richiesto di “sentirsi come api”. Prima di giungere alla mirabolante struttura architettonica imitante quella di un alveare, si segue un percorso campestre, contraddistinto dalla riproduzione di suoni della natura, ascoltabili anche da seduti (se la ressa non è eccessiva) in tutta quiete. Luogo speciale, quindi, per liberare e decongestionare la mente dal piacevole e stimolante caos dei diversi Padiglioni. Pur nella libera interpretazione da parte dei singoli Stati, a Expo risalta il tema del dialogo tra i Popoli, secondo un’idea di humanitas basata sulla sostenibilità del Pianeta, ricordando che il cibo e la cultura sono nutrimento dell’anima. Da cui il suggerimento di visitare l’Esposizione di Milano con sguardo d’insieme e consapevolezza planetaria anche qualora si decidesse di seguire percorsi musicali interculturali. 


Paolo Mercurio
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