Ensemble da Camera Gino Neri – Giglio Fiorentino. Musiche per orchestra a plettro nella Firenze di fine ‘800 (Tactus/EGEA, 2015)

Composto da diciassette elementi e diretto dal Maestro Giorgio Fabbri, l’Ensemble da Camera “Gino Neri” di Ferrara, nasce nel 1997 con l’intento di omaggiare tutti quei compositori che hanno coraggiosamente operato per restituire dignità artistica alla musica per mandolino, e più in generale al repertorio di musiche originali per le orchestre a plettro. A partire dai primi decenni dell’Ottocento ed in particolare con la morte del mandolinista Bartolomeo Bortolazzi (1808), infatti, l’interesse verso questo strumento era via vita scemato, relegando il suo utilizzo prettamente al ceto popolare, e questo nonostante nel XVIII avesse vissuto il suo periodo di massimo splendore con le composizioni della Scuola Napoletana di Cecere, Pergolesi e Giuliano e e quelle firmate da Vivaldi, Mozart e Beethoven. Fu solo a metà del XIX Secolo che, in tutta Europa, presero a diffondersi ensemble a plettro e a pizzico, in cui oltre al mandolino erano presenti diversi strumenti derivati da quest’ultimo come la mandola, il mandolone e il mandoloncello. Il mandolino visse così una seconda giovinezza, coincisa anche con il perfezionamento delle tecniche costruttive da parte di famosi liutai come Vinaccia e Calace e lo sbocciare di numerose composizioni ad opera di diversi autori che gravitavano nella scena musicale della Firenze post-capitale, che ne fu la vera nutrice intellettuale. A gettare nuova luce su queste pregevoli, quanto poco note composizioni è il disco “Giglio Fiorentino. Musiche per orchestra a plettro nella Firenze di fine ‘800” firmato dall’Ensemble da Camera Gino Neri, e basato sulle ricerca storiche e musicologiche effettuate da Luca Marco Nistri, Cecilia Cividini e Carlo Alberto Bacilieri. Il disco presenta dodici brani che spaziano dalle suggestive “Giglio Fiorentino”, “Preghiera” e “Quartetto in Re Maggiore” di Carlo Munier, alla poetica “Nebel” firmata da Luigi Bianchi, fino a toccare alcuni piccoli gioielli come “Valerz Fantastico” e “Capriccio Zingaresco” di Enrico Marucelli, e “Dante e Beatrice” di Carlo Graziani-Walter. Nel suo insieme il disco riscostruisce in modo sublime l’universo sonoro e compositivo della Firenze di fine Ottocento, cogliendone i tratti peculiari del fermento artistico ed intellettuale, nell’esaltazione della poetica su cui sono intessuti i vari brani. Onore al merito, dunque, all’Ensemble da Camera Gino Negri, che ha raccolto il testimone della più antica Orchestra Gino Negri fondata nel 1898, di aver recuperato queste pregevoli composizioni la cui diffusione ci auguriamo contribuisca a ridare al mandolino la dignità artistica che da sempre gli appartiene. 



Salvatore Esposito