Alberto Sergi & Arakne Group - Vorrei volare (Autoprodotto, 2015)

“Vorrei volare” è un disco di brani tradizionali del Salento e del sud Italia. La scaletta è composta di undici brani, eseguiti nella linea di una riproposta filologica, anche se attraverso alcune varianti strutturali, legate sopratutto all’utilizzo di una strumentazione non tradizionale nei contesti di provenienza delle musiche. Questi due semplici elementi sono sufficienti a comprendere le linee guida dell’album: musiche popolari, documentazione, ricerca, conoscenza dei repertori di tradizione orale di un’area molto vasta (Puglia, Sicilia, Campania, Sardegna), ricerca di un effetto d’insieme scarno e d’impatto per rappresentare la volontà di aderire alla “natura originaria” dei brani (questo lo deduciamo dalla struttura generale del lavoro, ma lo si può leggere anche nelle note introduttive del booklet), elaborazione di una cornice musicale contemporanea e popolare allo tesso tempo (il brano “Tammurriata”, con il quale ci si sposta in Campania, rappresenta bene questa prospettiva, sopratutto attraverso la linea ipnotica e cadenzata dell’oud e gli assolo di tromba di King Naat Veliov). Gli autori sono Alberto Sergi & Arakne Group, un collettivo di base in Friuli Venezia Giulia che - senza finalità particolarmente complicate, ma attraverso un’idea molto equilibrata - ha elaborato un progetto piacevole, evidentemente connesso al fascino atavico di un repertorio trasversale, selezionato con cura e proposto con molta attenzione ai dettagli. In particolare per quanto riguarda il timbro, che rinnova anche i brani più conosciuti e rieseguiti delle varie tradizioni espressive cui appartengono (“Beddha ci dormi”, “Duminica te portu alla sciardinu”) e, come in parte anticipato, gli arrangiamenti e la costruzione dei brani. In questo senso “Cu ti lu dissi” può essere considerato un manifesto dell’estetica dell’ensemble, sebbene presenti una cornice musicale più semplice di quelle degli altri brani: nel booklet è introdotto da una nota che ricorda Rosa Balistreri, il testo è trascritto e tradotto (come tutti gli altri) e Sergi, che lo interpreta con partecipazione, ripone un’enfasi particolare sui passaggi più significativi, che coincidono con una sorta di ritornello (che si ripete in più parti del brano ed esce dallo schema metrico delle strofe), introdotto dall’interiezione reiterata “ahi”, che denota il brano in modo vagamente teatrale ed estemporaneo. Gli strumenti a cui è stato affidato il compito di definire una riproposta più originale sono senz’altro l’oud (suonato da Zoran Majstorovic, che imbraccia anche il saz, la chitarra e il mandolino) e la tromba. Quest’ultima, come abbiamo già accennato, è suonata da King Naat Veliov (famoso per le sue collaborazioni con Capossela e la Original Kočani Orkestar), il quale interviene sempre strappando l’andamento dei brani, incuneandosi con linee melodiche ritmate e squillanti. A differenza di ciò che si può pensare, anche la fisarmonica - suonata da Aleksander Ipavec - partecipa di questa dinamica di ricerca di un suono innovativo. Basta ascoltare “No poto reposare” per immergersi in uno spazio dinamico e ricco di suggestioni, ancorché aderente, sul piano melodico, alle versioni che altri artisti hanno proposto di questo brano. La fisarmonica qui delinea un sottofondo delicato ma netto, che attraversa tutto il brano come una brezza, come un sibilo che si risolve in un breve assolo che anticipa la fine del brano e avvolge gli altri strumenti (chitarra, mandolino e contrabbasso). 


Daniele Cestellini