Young Dubliners - Nine (Autoprodotto, 2014)

Di irlandesi ce ne solo soltanto due negli Young Dubliners, e questo a dispetto del nome, il resto del gruppo è americano di Los Angeles, ma l'atmosfera che si respira da subito nel loro nuovo album “Nine” con l’iniziale “We The Mighty” è decisamente familiare: una specie di Pogues 2.0 dell'era moderna, sicuramente successivi all'invenzione del compressore applicato alla batteria. Cori robusti a rivendicare una certa essenza punk e il caro vecchio ritmo di batteria col quale la mia generazione ha ballato, saltato, suonato per anni. L'elemento vocale del coro è costante e molto gradevole, come a dire che i Clash li abbiamo sentiti eccome. Ovviamente manca la sfrontatezza di quei grandi gruppi, che quel genere lo hanno inventato, ma l'anagrafe non può essere una colpa. E allora va apprezzato questo lavoro (il nono, come suggerisce il titolo dell'album) per la sua immediatezza ma anche per la voglia di suonare che traspare dai dieci brani dell'album. Voglio segnalare il secondo brano, dal titolo “Say Anything”, che mi ha riportato alla mente i miei adorati Big Country (gruppo da sempre a mio giudizio sottovalutato), e lo strumentale “Abhainn Mor”, divertente come si conviene a questo tipo di brani, in cui compare anche qua e là una uilleann pipes discreta che lega molto bene il tutto. Note negative? Due o tre cadute di tono dove il pop prende decisamente troppo il sopravvento rispetto all'anima punk/folk e finisce per produrre una strana riedizione dei Green Day nei loro peggior momenti. Sorvolando sui sospetti che brani del genere possono indurre, l'album suona piacevole, ben fatto e - consentitemi - a me personalmente evoca bellissimi ricordi di gioventù. Ergo, lunga vita a band del genere che per quanto già sentite riescono ad incarnare una idea di divertimento musicale ancora molto fruibile. 


Massimo Giuntini