Sabina Manetti & Mario Manetti – Indygenie (Materiali Sonori, 2014)

Incontratisi musicalmente nel 2000 durante l’esperienza con Tribù Vocale Patchworld, Sabina (voce) e Mario Manetti (batteria, percussion set ed elettronica), negl’anni oltre ad essere diventati una coppia anche nella vita, hanno condiviso il sogno di realizzare insieme un disco di inediti che mescolasse ambient, world music ed elettronica, diventato realtà con il coinvolgimento di Federico Venutirini (tastiere e synth). L’occasione di finalizzare il progetto arriva nel 2013 quando il trio sperimenta dal vivo “Vocal Landscapes”, un live fatto di improvvisazioni in stile ambient su tracce create da Mario Manetti, che li ha visti protagonisti in suggestive location come le Terme di Sassetta. Pian piano ha preso forma l’ossatura del disco, e di lì a poco, nell’inverno dello stesso anno, si sono ritrovati per registrare presso il Poderino Recording Studio di Francesco Landucci. Nell’atmosfera quasi incantata del borgo di Casale Marittimo hanno preso vita i dieci brani di “Indygenie”, nei quali è intessuto il legame profondo Sabina e Mario Manetti hanno con la Maremma Toscana, la Val di Cornia e la Costa Etrusca, ma anche la loro visione molto libera della ricerca sonora, tra sperimentazione e contaminazione tra ambient-pop, elettronica e primordialità. Illuminante per comprendere lo spirito che ha animato il quartetto nella realizzazione del disco è quanto scrivono nella presentazione: “Abbiamo cercato di fare una musica per niente invasiva, che potesse essere ascoltata in viaggio, in una reception di un Relais, o fare da cornice a momenti di convivialità, oppure mentre si degustano i prodotti di questa terra, o nei momenti di rilassamento immersi nelle acque vulcaniche delle numerose terme che costellano questa ricchissima terra. E molti pezzi contengono proprio l’elemento acqua. Abbiamo cercato di fare una musica che possa respirare la sacralità di questa verde oasi. Selvaticità e raffinatezza danzano in sinestesie senza confini… Come suadenti canti di sirene…”. “Indygenie” è dunque il lasciapassare per scoprire la bellezza e il fascino di una Toscana senza tempo, raccontata con gli occhi di chi ci vive ogni giorno, ma anche con quelli di un viaggiatore che sceglie di fermarsi in questa terra per un giorno o per la vita intera. Quasi fosse un antico richiamo, ogni brano attraversa in lungo ed in largo i secoli, dagli Etruschi all’era digitale, mescola lingue differenti, si lascia contaminare da suoni e culture, diventando la voce di una terra dalla forte identità, ma in grado di accogliere con gioia quanti la visiteranno. Passione, dolcezza, gioia, stupore, emergono con forza durante l’ascolto, nella celebrazione archetipale dell’eterno ritorno che scorre al di là del visibile, evocata dall’intreccio tra la splendida voce di Sabina, che si lascia avvolgere dalle trame elettroniche costruite da Mario Manetti, su cui si innestano le tastiere di Federico Venturini. Ad arricchire il sound sono anche le partecipazioni di Stefano ‘Steve’ Lunardi al violino, Francesco Landucci al sitar, Alessandro Riccucci al sax tenore e Marco Dughera alla chitarra elettrica. Spaziando dal drumming quasi dub di “Gango” al lungo medley conclusivo che intreccia in modo sorprendente “Song Of Hyawata” di Oldfield e “Native Prayer”, spiccano senza dubbio le poetiche visioni di “Maremma”, l’eterea “Scorre” e quel gioiellino che è “Les Bleaux”, ma il vero vertice del disco arriva con “Gnawa” nella quale la voce di Sabina Manetti si staglia in un aurea di misticismo tra ritmiche tribali africane e i loop elettronici. Insomma “Indygenie” è un disco di grande fascino e siamo certi che rappresenterà un ottimo punto di partenza per il loro percorso musicale. 


Salvatore Esposito