Andrea Capezzuoli – Au Château D’Hirondelle (Rox Records, 2014)

Organettista, cantante, suonatore di cornamusa, nonché compositore ed arrangiatore, Andrea Capezzuoli vanta una lunga carriera in ambito folk, spesa in diversi gruppi come i Terantiqua, con i quali ha vinto nel 1994 il primo Folkontest, il laboratorio sonoro tra linguaggi folk differenti La Magiostra, i Musicanta con cui ha sperimentato la fusione tra musica tradizionale italiana e le sonorità canadesi – québécoises, ed in fine i Din Delòn con cui ha inciso due album. In parallelo tanti sono stati anche i progetti collaterali che lo hanno visto protagonista come organettista (Picotage, ‘O Calascione, e BandaBrisca), mentre più recenti sono le esperienze in duo con il sassofonista Luca Rampini, e con il cornamusista francese Michel Esbelin, e il progetto Andrea Capezzuoli e Compagnia con il quale si è esibito in festival europei ed italiani. La sua febbrile attività artistica lo ha portato, negli anni, ad incidere undici album, a cui di recente si è aggiunto “Au Château D’Hirondelle”, nel quale ha raccolto quindici brani, riprendendo alcune melodie dal suo disco di debutto “Musica Per Organetto Diatonico”, del 1997, con l’aggiunta di materiali tratti dal suo repertorio abituale e qualche gustosa novità. Complice il suggerimento da parte di alcuni ballerini di incidere un disco per organetto solo, Andrea Capezzuoli ha deciso così di cristallizzare su disco quella che è l’atmosfera dei suoi concerti, che si snodano tra omaggi alla tradizione francese ed escursioni attraverso quella italiana. Il suono puro dell’organetto e quello della voce del musicista lombardo, sono così gli unici ingredienti di questo disco, messo insieme con passione e grande perizia esecutiva, che ci schiudono le porte di “Château D'Hirondelle”, per farci coinvolgere in un viaggio sulle ali della musica che spazia da Parigi alla Bretagna, per ritornare in fine in riva al Po. Ad aprire il disco è la suite di scottish appresa dal maestro francese Frédric Paris “Volià la Pluie - Ma Belle Maitresse”, che ci introduce a quel gioiello che è “Les Valcerves” di Marc Perrone, nota per essere la colonna sonora del film di Bernard Tavernier “Una Domenica In Campagna”. La poesia della suite di bourrées “La Mesange – Dansalombre” apre la strada alla magnifica versione di “Arechi no Majo”, rielaborazione per organetto del meraviglioso valzer di Joe Hisaishi tratto dalla colonna sonora del film “Il Castello Errante Di Howl” del cartoonist giapponese Hayao Miyazaki. L’organetto a diciotto bassi di Andrea Capezzuoli ci guida prima in Bretagna con l’endro “Le Maitre De La Maison”, e poi in francia con il medley tra due classici della canzone francese, ovvero “Accordeon” di Serge Gainsbourg e “La Foule” di Angel Cabral, per approdare in Irlanda con due reel riletti in chiave québécoises “Athol Highlander” e “Reel Payette”. Se dolcissima è la mazurka “La Nonchalante” di Emmanuel Pariselle” proposta in una riuscita versione in italiano, trascinante è la suite di rondeaux guasconi “Rondeaux”. Lo scottish “Il Millepiedi”, estratto dal repertorio dei Din Delòn, ci porta dritto al medley tra tre classici del gruppo francese La Chavannée “La Voile au Vent”, “Au Château D'hirondelle” e “Catogan”. Si torna in Italia con il medley che incrocia il tradizionale “Valzer Triste” con la polca a saltini “E i Gelati sono Finiti” di Stefano Valla, ma subito dopo è tempo di riprendere il viaggio verso la Bretagna con la struggente rond paludier “On a Beau Dire”. Chiudono il disco due brani autografi ovvero la mazurca “Cannella”, e gli strambotti lombardi arrangiati a ritmo di polca “El me Murus”, che suggellano un lavoro pregevolissimo, che non mancherà di regalare all’ascoltatore attento ed appassionato momenti di grande musica. 


Salvatore Esposito