Scacciapensieri in Sardegna, Pietro Paolo e Ignazio Piredda costruttori di trumbas

Pietro Paolo e Ignazio Piredda
Alcuni mesi or sono ho trattato dello scacciapensieri come strumento musicale interculturale a diffusione internazionale (Si veda Scacciapensieri, musica strumentale tra culture e discipline). Un manufatto sonoro che, di volta in volta, richiede di approfondire la conoscenza di ogni artigiano che lo realizza. In Sardegna, Pietro Paolo e Ignazio Piredda sono i costruttori più apprezzati di trumba (denominazione dello scacciapensieri a Dorgali), continuatori di una tradizione familiare tramandata da alcune generazioni. Come fabbri, conoscono bene le caratteristiche che deve possedere la trumba per garantire i migliori risultati in termini di resa sonora. Entrambi i fratelli Piredda sono suonatori e ballerini che negli anni hanno preso parte a distinti Gruppi folk locali. Inoltre, Pietro Paolo suona anche la fisarmonica e le launeddas con il Trio Etnos, del quale fanno parte Cesare Carta e Gian Giacomo Rosu. Ignazio Piredda, invece, si diletta come “cantadore” e chitarrista secondo lo stile logudorese. I due costruttori sono gioviali ma decisamente seri in ambito professionale. Nel loro laboratorio nei giorni di costruzione delle trumbas oltre al tipico odore dei carboni ardenti è possibile ascoltare un continuo sottofondo ritmico di martelli battenti sull’incudine alternati a strofinii di lime e seghetti utilizzati per rifinire telai e linguette. Durante una pausa di lavoro, di fronte a un buon bicchiere di vino, Pietro Paolo e Ignazio Piredda con entusiasmo mi ricordano la loro storia familiare, premettendo che Dorgali (un paese in provincia di Núoro, situato al confine con la Barbagia, la Baronia e l’Ogliastra) è rinomato nell’Isola per la lavorazione dei metalli e dell’oro in particolare. 
Lavorazione del telaio
I loro predecessori iniziarono a essere attivi nei primi decenni del Novecento, specializzandosi nella realizzazione di coltelli, di manufatti in ferro, e, a tempo perso, di strumentini musicali che venivano regalati o venduti durante le feste popolari. In passato, la produzione di trumbas era solo locale. Capostipite familiare è Pietro Piredda, il quale giovinetto inizia a lavorare a bottega imparando il mestiere da un fabbro di Galtellì, sposandone in seguito la figlia. In seguito apre un proprio laboratorio a Dorgali. Suo principale allievo diviene il figlio Antonio, uomo d’ingegno, il quale allarga la produzione specializzandosi nella lavorazione di oggetti artistici al cesello. Dagli anni Sessanta del secolo scorso, diventa allievo di Antonio il figlio Pietro Paolo. In quegli anni aumenta notevolmente la richiesta di trumbas, grazie anche al numero crescente di turisti, che permette nell’Isola l’espansione del settore della pelletteria e, in generale, dell’artigianato. Nei primi anni Settanta, Pietro Paolo riceve la chiamata a militare, pertanto il fratello Ignazio (più giovane di sette anni) prende il suo posto, iniziando ad aiutare professionalmente il padre nelle attività laboratoriali. Antonio Piredda muore prematuramente nel 1978. Da allora i due fratelli portano avanti la produzione di famiglia, tuttavia, già a partire dalla fine degli anni Settanta il grosso della produzione di trumbas sfugge alla lavorazione dei piccoli artigiani, per essere affidato a medie industrie (spesso straniere) che riforniscono, ancora oggi, l’Isola e la Penisola. Dopo essersi sposato, Pietro Paolo Piredda trasferisce a Orosei il proprio laboratorio, continuando la tradizione familiare in forme artisticamente più evolute e formando il fratello Ignazio come orafo. 
La forgiatura
Pietro Paolo è un eclettico creativo, essendo oltre che suonatore anche apprezzato professore presso la Scuola d’Arte nuorese, pittore, scultore e abile orefice. Ignazio ha seguito le orme del fratello. Negli anni Ottanta è divenuto professore presso la stessa istituzione scolastica, docente di “Forgiatura e tiratura dei metalli”. Per anni, ha lavorato con Pietro Paolo, poi ha aperto un proprio laboratorio a Cala Gonone (vicino a Dorgali), perfezionandosi nella lavorazione dei gioielli tipici del costume sardo. I fratelli Piredda ricordano con allegria gli anni della formazione trascorsi in gioventù a bottega, nella quale campeggiava uno smisurato mantice azionato a mano (aveva la funzione di tenere vivo il carbone). Oggi al suo posto si usa una forgia di contenute dimensioni. Il resto delle attrezzature erano strumenti professionali costruiti a mano. Oggetti pensati per durare. Come il banco da lavoro del nonno, passato loro in eredità e che ancora gelosamente custodiscono e usano. Pietro Paolo rammenta che da ragazzino al lavoro preferiva il gioco. Ogni tanto si allontanava dal laboratorio. Il nonno per un po’ lo lasciava divertire, poi, quando aveva bisogno, lo richiamava con segnali sonori, scanditi con tre “nervosi” colpi di martello sull’incudine. Ignazio ricorda il nonno come persona allegra che solo a tempo perso costruiva trumbas, poiché era specialista nella realizzazione di coltelli o di altri oggetti da lavoro in metallo. Da bambino, aveva il compito esclusivo di rifinire le linguette, per il resto osservava il babbo e il fratello lavorare: «Solo quando Pietro Paolo è partito a militare, ho iniziato alla grande. Era un periodo in cui richiedevano anche centinaia di strumentini per volta, che si dovevano consegnare per tempo, per essere venduti sulle bancarelle. Quanti ne ho costruiti sotto la guida di mio padre Antonio! Grazie a lui ho avuto la possibilità di imparare bene e in fretta. Tuttavia le capacità e le giuste conoscenze non bastano, bisogna sempre lavorare con scrupolo e serietà per costruire dei buoni strumenti da usare professionalmente». Alle osservazioni di Ignazio, Pietro Paolo aggiunge che «… inizialmente ciò che è più difficile apprendere è la manualità con le pinze. A vedere lavorare un fabbro esperto sembra tutto facile, ma nei fatti quando le prime volte si tiene fermo con la pinza un pezzo di metallo e s’inizia a battere con il martello sull’incudine, spesso l’oggetto vola via. 
La molatura
Serve mano ferma ed è necessario esercizio. In particolare nelle trumbas non è per niente facile realizzare a colpi di martello le “punte” quadrangolari quando il ferro è rovente. Anche in questo caso serve manualità che si acquisisce poco per volta, di preferenza sotto la guida di un fabbro esperto. Poi ci sono i “segreti” del mestiere che permettono di realizzare strumenti professionali che suonano veramente. Insomma, non “giocattoli”. Una scuola di bottega dovrebbe servire anche a questo, a lavorare con qualità. I suonatori sentono la differenza tra alcuni strumenti musicali da bancarella e i nostri, e penso sia per questo motivo che diversi si rivolgono a noi. Sono fiero del nostro lavoro anche quando dall’estero giungono suonatori popolari per farsi costruire trumbas da noi». Seppur in sintesi, di seguito ritengo utile riportare le principali fasi della lavorazione seguendo la procedura usata dai Piredda, premettendo che secondo necessità gli strumenti vengono da loro realizzati in base a specifiche tonalità. La prima parte a essere lavorata è “su telarzu” (il telaio), in ferro dolce omogeneo forgiato a caldo. Inizialmente vengono sagomati i rebbi (le punte) dello strumento con la tipica forma allungata piramidale a base quadrata. Pronti i rebbi si realizza la cosiddetta “zirada de su telarzu” (girata del telaio), alla quale sarà data la caratteristica forma tondeggiante, utilizzando un corno dell’incudine. In seguito, con il seghetto e la lima, è ricavato nel telaio uno scavo denominato “su canale” (il canale), nel quale s’inserisce la linguetta, fatta di acciaio temprato ad arte. Tale linguetta è di solito ricavata da idonei materiali ritagliati a mano in sottili striscioline. La linguetta viene poi inserita nel “canale” e con un martello fissata in modo definitivo.

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