Alberto Cantone – Il Viandante (Lizard/La Luna e I Falò, 2014)

Fu Marino Severini a farmi, per la prima volta, il nome di Alberto Cantone, a margine di un bel concerto di Gang a cui assistei in un paesino dell’Irpinia, e in quell'occasione mi consigliò di ascoltare questo cantautore dalla voce sorprendentemente vicina a quella di Fabrizio De Andrè. Poco tempo dopo e ritrovai il suo nome nella splendida compilation “Note D’Autore” realizzata dall’Associazione Liocorno, ascoltai subito il suo brano “Siete Venuti A Cercare”, e fu una piccola folgorazione. Oltre alla sua voce, che in realtà davvero era molto simile a quella di Faber, a colpirmi fu la sua scrittura, autentica, vibrante, intensa, e giustamente militante ed incazzata. Da allora ho seguito i suoi passi discografici, con crescente attenzione, da “Angeli E Ribelli” del 2005 a “C’è Un Sogno Per Cappello” del 2008, ispirato all’opera di Oliver Sacks, e ho sempre apprezzato la sua volontà di stare fuori dal grande giro, conservando la sua integrità come artista impegnato, come zingaro della canzone d’autore. A distanza di oltre cinque anni dal suo secondo album, lo ritroviamo con “Il Viandante”, che raccoglie quattordici brani nati parallelamente alla sua intensa attività live. Al fianco di Alberto Cantone, che si destreggia tra chitarre, cembalo, pianoforte, mandolino e programmazione, troviamo un ampio cast di musicisti guidato dall’inseparabile polistrumentista Sandro Gentile, che ha co-prodotto il disco, e composto da Fabio Mion (fisarmonica), Nicola Casellato (violino, viola), Gerardo Pozzi (batteria), Stefano Maroelli (chitarra acustica), Simone Bortolotto (contrabbasso), Roberto Riosa (pianoforte), Iseo Pin (percussioni), Sabrina Pizzol (flauto traverso), Michele Piano (tastiera), Christian Tonello (fisarmonica), Ivan Biasi (contrabbasso), Guido Frezzato (sax e flauto). Rispetto al disco precedente, la sensazione è di essere di fronte al disco della piena maturità artistica di Alberto Cantone, tuttavia vale la pena sottolineare come entrambi i lavori siano legati in qualche modo da una sorta di continuità. Infatti, laddove nel precedente la follia era la lente attraverso la quale il cantautore veneto raccontava le sue storie di chi lotta ogni giorno, diventano un ribelle, adesso la sua attenzione si sposta sulla figura del viaggio, ovvero quello stato dell’anima che ci porta ad allontanarsi dal mondo e dalla società che ci circonda, alla ricerca di un proprio percorso di vita. Ogni brano è così la metafora di un presente in cui non ci sono più riferimenti e certezze, in cui ognuno è costretto a mettersi in cammino. Non è un caso infatti che uno dei riferimenti più importanti del disco sia a Piero Ciampi, che Alberto Cantone ricorda nella splendida “Il Viaggio Di Ritorno Di Piero Ciampi”, brano da cui è stato tratto il testo di “6 Marzo” portata al successo al “Premio Ciampi 2004” dai Marmaja. Ad aprire il disco è la title track un brano intenso, sofferto, che funge un po’ da overture, e ci introduce alla toccante storia dell’amicizia tra due cani di “Dick e Aiace” in cui spicca il verso: “Non so dire se i cani filosofeggino mai sulla vita/e i misteri della loro sorte/ma è certo che Aiace quel giorno soltanto/prese coscienza della morte”. Si prosegue con quel gioiellino che è “Uomini”, un inno alla libertà caratterizzato da un testo pregevole e denso di poesia, e a cui segue la storia di “Santina” che “distribuiva ad ogni cliente viaggiatore/un sorriso dolcissima e una speranza d’amore”. Se l’introspezione pervade le riflessive “Il Secondo Pensiero Del Mattino” e “Il Lato Oscuro”, “Charlie” è invece il racconto dei sogni spezzati di un trentenne alla ricerca di un futuro migliore. Il tema della fuga ritorna ne “Il Fuggito Sempre” , mentre con “Regina Di Ogni Bar” il cantautore veneto ci regala una canzone d’amore dall’arrangiamento originale accompagnato da un testo eccellente. Completano il disco la ballata “Randagi Sulla Luna”, lo spookin’ word “Il Prossimo Poeta”, e la pianistica “Tutto Si Impara Per Il Mare”, che rappresenta senza dubbio uno dei vertici del disco, con il suo testo evocativo e denso di poesia. Sulle note dell’outro strumentale di “Uomini (Il Viaggio” si chiude un disco pregevole, il cui ascolto ci sentiamo certamente di consigliare ai nostri lettori, appassionati di canzone d’autore. 


Salvatore Esposito