Tony McManus – Mysterious Boundaries (Greentrax/I.R.D., 2013)

Le cronache dicono che John Renbourn si sia espresso su di lui in termini superlativi (“Il miglior chitarrista celtico al mondo”). Detto da un musicista leggendario che ha fatto la storia dell’incontro tra musica antica, jazz, blues e folklore anglo-scoto-irlandese, c’è da crederci. Per Tony McManus, scozzese di ascendenze nord irlandesi, residente in Canada, le parole talento e virtuoso non sono abusate; parliamo di un chitarrista dal pedigree impressionante, dalle innumerevoli collaborazioni con la crème del mondo neo-tradizionale, ma non solo. Gli appassionati italiani di chitarra lo conoscono molto bene, visto che ha suonato tante volte nel nostro Paese, a cominciare dall’importantissimo festival Acoustic Meeting di Sarzana. Dotato di tecnica fingerstyle sopraffina, McManus ha trasposto sul suo strumento le ornamentazioni di pipes e violino con esiti formidabili, la sua discografia sia solista che in coppia è di livello notevole. Non è nuovo a cimentarsi con materiali non riconducibili propriamente alla tradizione popolare irlandese, scozzese, bretone e quebecchese, di cui ha esplorato a fondo le pieghe sonore, visto che già in passato standard jazz, musica barocca, folklore romeno e tanto altro sono entrati nei suoi programmi. Questa volta McManus si cimenta con una raccolta “colta” di dieci composizioni, che procedono da da Couperin (“Les Barricades Mystérieuses”) a Monteverdi (“Nigra Sum”), da Bach (“Allemanda dalla Partita #2 in Re minore”, “Aria e variazione 1 dalle Variazioni Goldberg”, “Preludio dalla Partita # 3 per violino solo in Mi maggiore”, “Ciaccona Partita # 2 in Re minore”) a Satie (“Gnossienne #1”), da Granados (“Spanish Dance #4 – Villanesca”) all’inno “Pange Lingua”. Affidati ad una chitarra dotata di corde metalliche (una Paul Reed Smith, modello “Tony McManus” Signature), con la sola reprise del brano di Couperin, che chiude degnamente il disco, eseguita alla chitarra baritono (opera del liutaio Kelday), i materiali rivelano sonorità inattese. Pur apparendo alieno dal mondo del chitarrismo classico, McManus – che nelle note del disco riferisce come il tutto sia nato come sfida nei confronti di se stesso, musicista autodidatta, privo di formazione classica, e come risposta alle sollecitazioni provocatorie di Mike Marshall – presenta le composizioni in una veste nuova, interpretandole con eleganza, pulizia di suono, anche in virtù di una qualità fonica eccellente. “Forse i confini tra i generi sono più permeabili di quanto possa sembrare a prima vista”, ha dichiarato l’artista nel presentare questo suo quinto lavoro per l’etichetta scozzese Greentrax. Chi predilige il McManus più vorticoso e dinamico riscontrerà una certa uniformità di umore, ma, ad ogni modo, “Mysterious Bounderies” è un disco non convenzionale, da apprezzare superando il sbarramento dei paraocchi di genere. 


Ciro De Rosa