Mulatu Astatke - Sketches Of Ethiopia (Jazz Village/Harmonia Mundi/Ducale, 2013)

L’Africa regala una galvanizzante miscela di suoni che nell’alveo della grande madre mescola il linguaggio del jazz (inevitabile pensare a Miles Davis e al suo epocale Sketches of Spain) con apporti etnici specificamente etiopi. Mulatu Astatke è un intelligente vibrafonista e compositore nato in Etiopia circa 70 anni fa, che tra gli anni sessanta e settanta con un diploma alla Berklee Music School di Boston in tasca tenne a battesimo una amalgama sonoro, l’ethio-jazz, che incorporava per la prima volta in maniera sistematica nel solco del funky jazz i suoni di una tradizione extraoccidentale . Erano anni in cui la matrice etnica dei repertori musicali cominciava a dare un’impronta particolare al jazz che a sua volta dimostrava con una prova ulteriore la sua natura spiccatamente porosa aprendosi al mondo della ricerca musicale più estrema dopo le esperienze in America ed Europa del free jazz e molto dopo gli esperimenti afro-cubani di Dizzy Gillespie, Duke Ellington e Stan Kenton. Astatke in Etiopia (come anche, per citare a titolo esemplificativo, Lalo Schifrin in Argentina) fu tra i pionieri di un’impresa di grande portata enfatizzando il contatto con quei repertori che del parametro ritmico avevano una loro peculiare visione. Questi compositori esponenti del cosiddetto Latin e Afro-jazz (declinato secondo denominazioni geografiche più specifiche) si dimostrarono audaci e geniali nel trasferire le sonorità specifiche della loro tradizione in ambiti, per così dire, extraterritoriali. Nel 2005 Astatke partecipa alla colonna sonora del film di Jim Jarmush "Broken Flowers" e secondo alcuni ascoltarlo dal vivo in quel periodo fu come sentire un concerto hip hop per la prima volta, qualcosa di completamente nuovo ma che contemporaneamente suonava molto familiare. All’esperienza cinematografica segue l’interesse dell’etichetta francese Buda Musique che ristampa una collana dedicata a Mulatu e all’ethio-Jazz che si intitola "Ethiopiques" e di cui ad oggi si contano quasi trenta volumi. Negli anni il suo nome cresce fino a diventare uno dei più significativi del panorama jazz mondiale. Oggi a distanza di 3 anni dal precedente "Mulatu Steps Ahead" e dalla splendida antologia "New York – Addis – London" (Strut Records), mentre David Byrne riscopre altre gemme preziose del continente africano come il nigeriano William Onyeabor, questi schizzi d’Etiopia in note trovano casa presso un’etichetta internazionale francese la Jazz Village/Harmonia Mundi (con distribuzione Ducale in Italia), ed è la prima volta per il compositore etiope. Attraverso un’impalcatura orchestrale l’album è sulla linea di un poderoso groove sostenuto dalla presenza caratterizzante di percussioni e dal vigore della ripetizione di moduli upbeat funky complessi e affascinanti grazie all’inserimento di strumenti tradizionali come masinko, krarr e washint mescolati con ottoni e legni, pianoforte, archi e tastiere e all’intervento delle voci dell’etiope Tesfaye ("Gamo", "Gambella", "Tumuz") e della maliana Fatoumata Diawara ("Surma") sotto il segno di una ritrovata dimensione panafricana.


Simona Frasca