Ivan Mazuze – Ndzuti (Etnisk Musikklubb/Egea, 2013)

Sassofonista e compositore originario del Mozambico, Ivan Mazuze nel corso della sua carriera artistica ha coniugato una solida formazione, conseguendo il diploma presso l’U.C.T. come jazz perfomer e un master in etnomusicologia, ad una intensa attività musicale dando vita nel 1999 al suo Quartetto, con il quale ha intrapreso un percorso di ricerca e sperimentazione mescolando la musica tradizionale della sua terra di origine, il jazz africano e le influenze musicali acquisite nel corso delle sua frequentazione con la scena jazz scandinava. Accompagnato da Isildo Novela (basso), Jacob Young (chitarra) e Marque Gilmore (batteria) negli anni ha sviluppato una originale cifra stilistica nella quale le linee melodiche della tradizione musicale dell’Africa meridionale sono tracciate dal suo sassofono, mentre le parti vocali e le percussioni rimandano ai suoni dell’Africa Occidentale, il tutto unito a fraseggi cantabili di matrice scandinava. Ne è nato un linguaggio sonoro di grande suggestione, attraverso cui Mazuze si riappropria delle sue radici e di quell’eredità culturale africana che è nel suo dna. Queste sono state le basi su cui è nato “Ndzuti”, disco che raccoglie undici composizioni autografe, e che sin dal titolo che in Xichangana, un’antica lingua del sud del Mozambico vuol dire ombra, evoca come la musica di Mazuze tragga ispirazione e si sviluppi all’ombra della tradizione musicale africana. I brani, nati da tanto dell’esperienza maturata come musicista in Africa Meridionale, quanto dalle collaborazioni con i musicisti dell’Africa occidentale in Norvegia, si basano su improvvisazioni melodiche in cui protagonisti sono il sax e le percussioni, mentre al pianoforte in sottofondo arricchisce di contrappunti le tessiture sonore. A dominare la scena è Mazuze, che alternandosi tra il sax soprano, il sax alto, quello tenore e flauto sviluppa nel corso dei vari brani un superbo interplay con i vari musicisti, supportato magistralmente dalle percussioni del maliano Sidiki Camara che si destreggia tra djembè, doundoun e talking drums. Ad aggiungere ulteriori varietà sonore è anche la voce della versatile vocalist Hanne Tveter, che caratterizza i suoi interventi sulle melodie africane con originali interpretazione nel mood latino-americano e norvegese. Il disco si caratterizza per momenti timbricamente aperti e gioiosi come nel caso della title track o della successiva “Nwana Wa Ku Kasa”, tuttavia non mancano spaccati più riflessivi come nel caso dell’evocativa “Chant De Immigrants” in cui spicca la voce della cantante ivoriana Manou Gallo, o splendida Conversations in cui è ospite al piano e alla voce Omar Sosa. Per quanti amano l’ethno-jazz e la contaminazione sonora questo disco sarà una felice scoperta, in quanto racchiude in se il fascino della tradizione musicale africana e l’imprevedibilità dell’improvvisazione jazz. Insomma un piccolo gioiello tutto da scoprire e da gustare, magari in cuffia, per coglierne le tante sfumature timbriche e melodiche. 


Salvatore Esposito