Il Suonatore Jones In Brasile

“Il suonator Jones” è uno spettacolo del musicista e compositore Vittorio De Scalzi che da circa 10 anni rappresentiamo in Italia. In due ore ripercorre la sua storia di musicista, dal suo primo album “Senza orario senza bandiera” alla collaborazione con De André, fino gli ultimi lavori discografici (“Mandilli” e “Gli occhi del mondo”), ai quali ho avuto il piacere di partecipare con il mio suono. Spesso siamo accompagnati dai fidati musicisti che insieme a Vittorio suonano nei New Trolls, altre volte, diamo vita ai concerti in duo, dove lo spazio di interazione, intesa ed improvvisazione ha un ruolo fondamentale. Per il viaggio brasiliano siamo stati accompagnati da un grande chitarrista ed amico, Armando Corsi, dal nostro promoter Enrica Corsi e dal tecnico audio/luci Stefano delle Piane. La città del nostro soggiorno è stata Fortaleza, capitale nord-est della grande regione del Cearà, bellissima città sull’oceano Atlantico, dove esiste una consistente comunità di italiani nonché un attivo consolato italiana che, ultimamente, sta creando un rapporto sempre più stretto con il nostro paese. Il significato della parola Fortaleza è fortitudine, cioè "forza, valore, coraggio." Città dai forti contrasti sociali e culturali, dove bellissime ed immense spiagge sono circondate da palazzi e grattacieli; girato l’angolo possono comparire invece paesaggi di grande povertà, ruderi. In questo luogo tutto è contrasto continuo di bellezza e miseria: chiese bianche, moderne, pulite vicino a case tristi e vecchie. Siamo partiti il 19 febbraio con il cappotto ed accolti all’arrivo da un caldo torrido (circa 40°, a febbraio in questa zona appena sopra l’equatore è da poco iniziato l’inverno) che ci ha accompagnati per tutto il tempo del nostro soggiorno, spingendoci ad adottare immediatamente un abbigliamento. Il clima, l’ambiente, la vita brasiliana ti avvolgono subito. 
Si avverte immediatamente di esser approdati in una terra davvero molto differente dalla nostra. Rallentare il ritmo dei movimenti e dei rapporti è in assoluto il primo cambiamento da applicare. Il caldo incide inesorabilmente imponendo la filosofia della lentezza. I giorni successivi saranno impregnati di prove, concerti, apparizioni televisive… tutto molto serrato (nel rispetto però dei ritmi brasiliani). La regione del Cearà ha messo a nostra disposizione un’orchestra di archi composta da 27 ottimi musicisti, L’Orquestra Eleazar de Carvalho, diretta dal bravo Arthur Barbosa. Questi musicisti hanno arrangiato i brani di Vittorio con gli archi, lavoro affrontato con grande serietà. Immaginavo questi musicisti abituati a musica molto differente dalla nostra (come ci hanno dimostrato in un paio di occasioni) mettersi ad un tavolo e trasportare in note queste atmosfere per loro così lontane. È stato davvero emozionante ascoltare i brani che da anni suono con Vittorio, riscritti per orchestra d’archi. In questa formazione, io ero l’unico strumento a fiato, con totale libertà di espressione: sensazione davvero unica. Abbiamo fatto la nostra prima apparizione musicale il 20 febbraio in trio nell’Auditorium dell’”Università Federale del Cearà” davanti ad un pubblico numeroso e davvero eterogeneo nell’età. Quasi tutti comprendevano l’italiano, perché è materia di studio, ed erano tutti molto assetati di musica nuova e mediterranea. È stata un’esperienza davvero piacevole, durante la quale gli ascoltatori ci hanno fatto domande sui brani, sui testi, sugli strumenti che suonavo (nel concerto ho suonato chalumeau, musette, mizmar, low whistle, vari flauti barocchi, mohozeno, clarinetto, sax soprano). I brasiliani sono un popolo avvolgente, che mi è apparso curioso, addirittura felice di assaporare le esperienze, perlomeno in queste situazioni. 
Abbiamo trascorso i successivi due giorni a preparare il concerto nello stupendo “Theatro Josè de Alencar” (dedicato al grande direttore brasiliano che ha lavorato in tutto il mondo ed è stato a lungo tempo collaboratore di Leonard Bernstein ), edificio in stile liberty inaugurato nel 1910 con una facciata completamente in vetro e ferro, una struttura presente all’interno di un grande Centro Culturale. Il concerto era stato creato per lo scambio culturale tra l’Italia e la regione del Cearà, quindi gli spettatori erano in maggior parte italiani o discendenti da antichi “colonizzatori” italiani. Particolare interessante, e allegramente notato da me e dal nostro tecnico del suono, era lo squilibrio tra i due aspetti tecnici: luci e audio. Tutto in questo paese è vistoso, l’apparire è importante, infatti c’era un gran numero di fari intorno al palco ed invece un impianto audio non alla stessa altezza (il mixer luci era moderno e professionale, quello audio ultra economico). Il 22 febbraio, giorno dell’evento, il teatro era pienissimo. Il concerto iniziato relativamente in orario (mi hanno raccontato che a volte, in attesa degli ultimi spettatori, gli spettacoli iniziavano anche con 40 minuti di ritardo) si è svolto nella massima attenzione da parte del pubblico. Il brano di sola chitarra eseguito da Armando Corsi ha ricevuto un’ovazione roboante, come le composizioni di Vittorio. Ho davvero apprezzato come i musicisti dell’Orchestra siano stati disponibili ed attenti alle nostre esigenze musicali e l’utilizzo di alcuni miei strumenti li ha incuriositi. 
Alla fine sul palco siamo stati completamente travolti dal pubblico che si è venuto a complimentare. Personalmente, ho ricevuto il maggior numero di omaggi della mia vita: tre flauti dritti tradizionali (pifano, flauto traverso di canna); due DVD sull’”Orquestra de Flautas do Cearà”; un CD sulla musica locale eseguita dal musicista Mestre Miguel, un idolo in questa zona, considerato un padre spirituale della musica tradizionale, che a sua volta ha scritto molta musica, dedicata a Padre Cícero Romão Batista, una figura controversa ma molto popolare, difensore dei diritti dei poveri del Cearà dal 1870 al 1930. Così popolare nella zona per le sue azioni, che si racconta che quando entrava in casa sua il suo cappello (conservato nel “Museu dragao do mar”) rimaneva appeso alla parete senza chiodo (questo per dare l’idea del misticismo che circonda il personaggio). Ho ricevuto ancora tre flauti nasali, con tanto di dimostrazione dal vivo da parte di un padre con due figli, tutti suonatori di flauti nasali. In effetti, esistono varie formazioni locali composte solo da flauti di differenti grandezze. Hanno insistito affinché provassi a suonarlo e confesso il loro stupore nel non esser riuscito ad emettere un suono decente da quello strano strumento. Infine, mi hanno omaggiato di un piccolo tamburo tradizionale, la zabumba, affine al nostro tamburello napoletano, che può assumere varie dimensioni, e che completa le esecuzioni del pifano. Questo concerto è stato per me un’esperienza molto intensa. C’era sincera voglia di ascoltare musica, senza sciocche idolatrie o abitudinarie manifestazioni di servilismo nei nostri confronti. Pura voglia di “gustare” un paese lontano, forse perché per loro non è così comune avere ospiti di terre lontane, ospiti a cui piace entrare in rapporto profondo con loro. 
Noi non eravamo dei divi televisivi, con comportamenti da vip, eravamo tre musicisti con una naturale voglia di comunicare. Personalmente, l’esperienza più interessante di tutto il viaggio è stata quella vissuta al centro “Acao na Comunidade Bom Jardim’ nel municipio Cidade de Fortaleza, centro polifunzionale che si trova nella favela di questa zona, dove guardie (força policial Ronda) e ragazzi vivono in completa comunione. Le favelas nella maggior parte del Brasile non sono più costruzioni fatiscenti di legno, Lula, l’ex presidente, amato come un padre dai brasiliani, ha raso al suolo queste abitazioni fatiscenti ricostruendole tutte in mattoni: case tutte uguali e piccole, ma dove le condizioni di vita sono decisamente migliorate rispetto a quelle di una volta. Lula, come molti politici, ha avuto qualche problema di trasparenza economica durante il suo mandato, ma ha realizzato così tanto per il popolo da essere quasi giustificato per gli abusi da lui commessi. Ha anche introdotto con il progetto “Fame zero e diritto di abitazione” una sorta di reddito minimo garantito per la popolazione: progetto ambizioso e giusto che ha prodotto in parte un miglioramento di vita notevole nelle persone facinorose ed in parte una situazione di stallo per chi approfitta di questa piccola cifra per non lavorare. In questa zona comunque la situazione è in grande crescita anche grazie alla figura del governatore Cid Gom, anch’egli amato dal popolo per il suo operato. Tornando al centro “Bom Jardim’, si tratta di uno spazio è moderno e ben gestito, dotato di numerosi spazi dove i ragazzi possono studiare danza, musica, e di una biblioteca. Per comprendere bene come tutti collaborino, basta raccontare che lo spettacolo a cui abbiamo preso parte, davanti ad un pubblico di circa 300 persone tra cui moltissimi bambini, è stato aperto da un teatrino di marionette animate dagli stessi poliziotti che parlava di come la dipendenza da qualcosa (in questo caso la droga) può far male… 
La nostra esibizione è durata una mezz’ora circa, e devo dire che tutti sono stati estremamente e sinceramente attenti. Grazie al Consolato Italiano abbiamo regalato 150 flauti dolci ai bambini che con calma si sono messi in coda per prenderli. Dopo che gli ho dato il flauto, un bambino mi ha abbracciato e stretto come se gli avessi donato la cosa più importante al mondo; tutti erano felici per quello che gli avevamo regalato, tutto sommato un flauto dolce di semplice fattura. Questo per me è il ricordo più grande che conserverò di questo viaggio. Il nostro breve ultimo concerto lo abbiamo tenuto il giorno dopo per il Consolato italiano, e a fine spettacolo Vittorio è stato letteralmente sommerso dalle attenzioni del pubblico. In tal senso, per la loro amicizia è doveroso citare dimostrata il vice console Roberto Misici, ma soprattutto la persona che ci ha guidato in questo viaggio: il rappresentante del consolato, il simpaticissimo e caro Prof. Claudio Vullo. Il nostro soggiorno si è finalmente concluso in una piccola vacanza (con immaginabile richiesta di esibizione concertistica… ) circa 150 chilometri da Fortaleza nel municipio di Aracati, Canoa Quebrada, posto magico seppur turistico, con spiagge davvero immense e stupende. Abbiamo visitato il deserto sopra la Praias do Combuco dove alla tua destra puoi ammirare il mare e alla tua sinistra una foresta immensa che si perde a vista d’occhio mentre sei in cima ad una duna desertica! Le situazioni da raccontare potrebbero essere molte ancora, ma mi piace concludere con quello che mi è stato raccontato dalla cara amica Mara De Assisi durante una visita nella zona culturale di Fortaleza alla “Catedral” e nell’enorme spazio intorno al “Museu dragao do mar” (dove ci sono teatri all’aperto, spazi per spettacoli totalmente liberi, mostre, esposizioni di ogni genere…). Tutti i musei in Brasile sono ad ingresso gratuito, come molti concerti e spettacoli. Lo stato investe enormi quantità di denaro nella cultura, non solo per la sua rappresentazione ma anche per il suo sviluppo. Questo non avviene solo ora che il paese vive una grande crescita economica, ma era lo scopo fisso di ogni governo anche durate le varie crisi economiche che l’intero Brasile ha affrontato. Le associazioni culturali hanno enormi agevolazioni fiscali, gli artisti tutti (non solo quelli ricchi e famosi) possono dichiarare tramite documenti riconosciuti dalle istituzioni che svolgono regolare attività artistica. Se una ditta, società, banca decide di produrre una compagnia teatrale, un CD, una mostra… questo viene tenuto in considerazione ai fini fiscali e viene detratto dalle tasse. Direi che non c’è quindi bisogno di aggiungere altro per comprendere come mai il Brasile ha sempre avuto una viva, attiva e giovane attività artistica. La cultura è la base per il benessere di un essere umano, spirituale e fisico, mentale e corporeo, ogni mente si spegne lentamente se non viene alimentata, se non viene amata. La creazione e la ricerca della bellezza sono gli unici elementi che possono salvarci. 

Edmondo Romano