Orchestra Joubès – Orchestra Joubès (Agualoca Records/ Warner Chappell/Audioglobe)

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Un trio che decide di chiamarsi orchestra: iperbole, azzardo o sfida? Verosimilmente tutt’e tre le cose, perché ci sono sostanziose ragioni a giustificare il nome dell’ensemble napoletano dall’anima agile e gioiosa, ma anche grintosa. E c’è anche una sana dose di ironia nell’appellativo scelto dai tre compositori, che per il loro disco d’esordio mettono in copertina una bella immagine di Nicolò Revelli Beaumont scattata al mercato delle pulci di St-Ouen de Clignancourt, a Parigi. “I pomelli di foggia e colori diversi della foto richiamano il nostro mélange musicale”, spiega Antonio Fraioli, violinista della formazione partenopea. Orchestra Joubés è una policromia sonora, raffinato laboratorio creativo di memoria musicale, colta e popolare, di spartiti che nascono da appunti e suggestioni di viaggio; combo dallo spirito contemporaneo, la cui musica supera i territori di genere. Lontani da stereotipi nu-trad e neo-napoletani, nelle dieci tracce dell’album i tre tengono insieme senso melodico, attenzione per gli accostamenti timbrici e per la ritmica, incisività elettronica. Non cercano romanticherie al chiaro di luna, i loro richiami al modernismo novecentesco, a cominciare dallo stesso nome Joubés e dalle evocazioni debussiane e satieane (che riconducono ancora in Francia), sono solo un punto di partenza un disco che si muove lungo vaste coordinate sonore, allineando predilezione latinoamericana, commistioni folk e world, squarci post-rock, uso accorto di campionamenti. 
Tutto si sviluppa privilegiando una visione cameristica, guardando anche alla lezione del folklore immaginario ed innestando passaggi minimalistici che riportano alla mente certe procedure à la Penguin Cafè Orchestra.  Ci occupiamo di un trio di personalità musicali versatili e di ampia esperienza artistica: Antonio Fraioli (violino e percussioni), mente degli Spakka-Neapolis55, il poliedrico Ernesto Nobili (chitarra acustica, classica ed elettrica, bouzouki), già con Ringe Ringe Raja, e recentemente con Salvio Vassallo nello splendido “Il tesoro di San Gennaro”, solo per citare una delle sue innumerevoli collaborazioni, e Davide Mastropaolo (pianoforte, harmonium, elettronica), arrangiatore, compositore di colonne sonore nonché responsabile dell’etichetta discografica indipendente Agualoca, fondata all’ombra del Vesuvio. Il disco si apre con “Alma nueva”, tango dalle sfumature partenopee per violino, chitarra elettrica e piano verticale. Si resta in Argentina con “Aire de chacarera”, una melodia che trae spunto da un ritmo di danza della parte settentrionale del paese sudamericano che fa da controparte rurale al simbolismo urbano del tango. 
Le note limpide del piano introducono la lirica “Les Humeurs De Catherine”, prodotta dalla penna dell’autore franco-catalano Pascal Comelade. Anche “La neve sottile”, guidata dall’avvolgente violino sordino di Fraioli, gioca su atmosfere brumose, dando al contempo il senso della propensione evocativa della musica dell’ensemble napoletano. "Lenino Pr. 40", dal nome della strada in cui aveva sede il KGB a Vilnius, è lo sviluppo di un brano nato come colonna sonora per un documentario dedicato alla vicenda di Nijole Sadunaite (di cui nel brano si ascolta la voce campionata), lituana che nel 1975 fu condannata a tre anni di reclusione per aver scritto un tema a scuola nel quale sognava il suo paese libero. È quasi un frammento la cristallina “San Jonas (Part 1)”, uscita dalla penna di Nobili, qui solista alle prese con una chitarra carillion: una chitarra manouche sulla quale sono state montate tutte corde acute. Spiega Nobili che “è accordata come una chitarra normale, solo che non rispecchia le ottave: non è a scalare...il sol della terza è più acuto del mi, il la e il si sono ad un solo tono di distanza tra di loro”. 
Invece, ha un portamento ritmico balcanico “Mbila”, che nasce con “l’idea iniziale di lavorare sull’aspetto ciclico, con il suo andamento iniziale da danza ipnotica,” – chiosa Fraioli, – “ma si riconosce anche un profumo d’Irlanda, per via dell’arcata con cui la suono”. Tra gli esiti migliori del lavoro è la pienezza di “Noumea Night Market”, dal nome della capitale della Nuova Caledonia, città oceanica ma di gusto francese: un tema che mescola stilemi world e moduli rock di stampo quasi psichedelico, con il bouzouki elettrico dotato di un’accordatura particolare (la – re – la – re) e suonato distorto. “È a metà tra un bouzouki irlandese, una chitarra portoghese e una chitarra vera e propria: l'ha fatto un liutaio di Pianura, Sabatino Scia”, precisa ancora Nobili. “Yes, Pussyfooting”, che sin dal titolo evoca la coppia Eno & Fripp, è tutta tensione sonica tra samples, chitarra elettrica, violino e tubi-percussioni. Sulla stessa scia si pone l’iterativa “Grandmothers” per chitarra e violino elettrici. Chi prosegue fino in fondo al dischetto, al 24’40’’, si imbatterà in una ghost track animata da harmonium e piano preparato. 


Ciro De Rosa