Five Men in a Boat – Five Men in a Boat (Etnisk Musikklubb)

Il folk viaggia di corda in corda, di ancia in ancia, di voce in voce. Cinque valenti musicisti, nessuno di primo pelo, tutti navigatori di lungo corso nel mondo del revival, si sono ritrovati per anni nei luoghi del folk (club e festival) a produrre la musica che amano. Messe da parte le barriere nazionali (si tratta di un inglese, un norvegese e tre francesi), mescolano danze e canzoni, tradizionali e d’autore, spinti dalla magia empatica del condividere storie e melodie. I Five Men sono Gabriel Fliflet (fisarmonica, voce), Frode Nyvold (voce), Richard Burgess (Anglo concertina, chitarra, cittern, voce), Emmanuel Pariselle (voce, Franglo concertina, organetto, whistle), Didier Oliver (voce, violino, viola, cornamusa). Il disco eponimo esce per Etnisk Musikklubb (www.etniskmusikklubb.no), etichetta norvegese, il cui catalogo è tutto da scoprire. Il quintetto mette in fila quattordici tracce che tengono sempre alta l’attenzione, ad iniziare dalla sintonia melodica che intercorre tra una canzone norvegese e le liriche guasconi di “L’aute jorne/Å sommer skjønn”. Con la sua ballata “Black Gold”, Richard Burgess, geordie trapiantato in Norvegia, scava nella storia meno nobile del suo paese d’adozione, ricordando i profitti ricavati da danesi e norvegesi nel XVIII secolo con la tratta degli schiavi, e tracciando un confronto con il prezioso liquido nero alla base delle fortune odierne del Paese scandinavo. Invece, un bel gioco d’archetti, mantici e flauto prevale nel valzer “Fanavalsen”, che evoca paesaggi dell’infanzia dalle parti di Bergen. Dopo un ritorno corale in Guascogna (“La Bash”), il quintetto sa mettere ancora in mostra l’abilità nell’incastrare una drinking song tradizionale norvegese con una branle del Béarn. Il mare, metafora del cammino delle musiche popolari, è un richiamo inevitabile quanto ricorrente per la band, cosicché ecco servito l’ottimo shanty “Shallow Brown”, eseguito a cappella, che conserva tracce dell’influenza esercitata dalle slave songs su questo repertorio marinaro. Che la musica percorra vie oscure, lo testimonia anche “La Dernière Bouteille”, canzone che si snoda tra ritmi sincopati e melopee malinconiche, tra Francia, Svezia e Finlandia. Di mare e di bevute si parla ancora in “Min Pipa”, un tradizionale norvegese, interpretato dalla sola voce di Gabriel Fliflet. Canto corale e concertina rileggono “Roll on the Day”, proveniente dalla penna mirabile di Allan Taylor: un atto dovuto nei confronti di Tony Sheehan, membro fondatore della band, scomparso nel 2009, che ha fatto conoscere al gruppo questa celebre song del cantautore inglese. Si cambia ancora registro con il tradizionale “La Novio”: qui la cornamusa è in primo piano, e con “Rondeaux”, che ci riportano in terra guascona. Un’inflessione swing permea “Rytmenes Makt”, proposta in medley con ”Congo”, una contro-danza tradizionale che ha viaggiato tra Bordeaux, l’Africa e le Antille sulla tratta atlantica delle navi negriere. Più a nord incontriamo “The New Land”, valzer d’autore, originario di Cape Breton, prima di “Leave her, Johnny”, shanty per voci e concertina, che chiude questo album di gran pregio. 

Ciro De Rosa