Lautari - C’era cu c’era (Narciso Records)

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È passato un lustro da Arrè, CD che vedeva il longevo ensemble catanese, attivo sin dagli anni ’80, approfondire la collaborazione artistica con Carmen Consoli, iniziata già con Anima Antica e con la partecipazione all’album dell’autrice catanese Eva contro Eva, e proseguita negli anni con progetti comuni e tour. C’era cu c’era, album numero sette per i Lautari, riprende l’incipit formulare delle fiabe: un lavoro che racconta storie di oggi, non solo di Sicilia, con la struttura della favola. In copertina mani levate in processione sostengono la “vara” che trasporta la statua del santo o magari della santa (siamo a Catania, città devota a Sant’Agata); nel booklet begli scatti in bianco e nero con immagini di festa, luminarie, corpi che portano tatuato il segno della fede. Da sempre la vitalità del gruppo catanese consiste nelle tinte composite con cui realizza le sue canzoni, attingendo alle forme della tradizione siciliana ma re-inventandola, combinandola con altri suoni, con passo quieto e leggerezza che non è superficialità. Voci calde, equilibrio delle tessiture, bilanciamento delle timbriche e delle armonizzazioni che contornano il contenuto lirico in siciliano. Con C’era cu c’era, opera in cui non mancano gli ospiti, si assiste ad un arricchimento dello strumentario, in cui coabitano sezioni di strumenti colti e popolari; c’è perfino l’innesto della piva. Ma sono soprattutto lo spirito della musica, la costruzione di parti ben calibrate, i temi presentati, il perfetto dosaggio negli arrangiamenti a sancire la riuscita del lavoro. “Banda do Dimoniu” apre baldanzoso il disco con l’irrefrenabile tripudio di ottoni che incrociano una sezione d’archi. C’è la angoscia della guerra in “Bumma”, brano dal profilo ritmico corposo con un inciso di sapore Irish, assoli di marranzano, voci di bimbi che cantano una filastrocca e finale con l’entrata poderosa della piva. È tutta di cuore la reinterpretazione di “Notte chiara”, proveniente dal repertorio di Mimmo Modugno. Corrono chitarra elettrica e tromba colorate di Africa in "Tra u desertu e u mari", il racconto della quotidianità di sofferenza e di sogno di una vita degna di un migrante nordafricano. La passionalità amorosa di “Focu di raggia”, tango composto dai Lautari per Karmen with a happy end di Goran Bregovic, è affidata alla voce di Carmen Consoli. Poi, beffarda ed ironica arriva “Cavaleri”, denuncia delle furfanterie della classe dirigente italiota. Amore narrato con sfumature diverse nella dolce “La cifalota”, intrisa di Mediterraneo, dove si intrecciano flauto, corde di contrabbasso, mandolino, chitarra acustica e percussioni. Una vena di nostalgia percorre “C'era cu c'era”, mentre si parla ancora di amore nella magnifica “Scuru”. “Santa e picciridda” è una preghiera a Sant’Aituzza che mette insieme religiosità e passione civile. Chiude il disco la morbida “Musicanti”, congedo mutuato dal mondo del teatro popolare che prende la forma del ringraziamento al pubblico e dell’invito a seguire gli artisti per ascoltare ancora le loro storie e le loro musiche. 



Ciro De Rosa