Bob Dylan, Collisioni Festival Barolo (Cn), 16 Luglio 2012

Vedo Bob per la decima volta credo. Ha il suo cappello a tesa larga, siede spesso al piano, qualche volta al suo organo Vox, pochi pezzi con la chitarra a tracolla. Nessuna concessione a nessuno, il sound è tornato a passare per le staffilate chitarristiche di Charlie Sexton, mentre il fido, fidatissimo ( come tutti i basisti!) Tony Garnier sfoggia bei bassi Rickenbacker e un dog house bass. I pezzi sono quelli della scaletta tipica di questa estate 2012. Mi scende una bella lacrima solitaria su Tangled Up in Blue, mi commuovo pensando a Blood on The tracks, il mio Dylan preferito ( stasera ci sarà anche una Simple Twist of Fate scheletrica, dominata da un solino di bob alla chitarra da arresto…) ma Tangled è proprio bella, un poco funky, si avete capito bene, funk…perché Bob è prima di tutto un uomo di ritmo, di ritmo per le sue liriche e di ritmo per le scelte, sembra che nelle due ore e passa dello spettacolo voglia farci sentire tutti i tempi che la sua band sa affrontare con scioltezza, dallo shuffle allo swing, dal terzinato all'old time, dal r'n'r al blues tipico fino alla ballad rock midtempo. Una cosa si capisce di Bob, lui è il nostro vendicatore mascherato, quello che ripara i torti dominate da deejay radiofonici che insegnano alle folle su network nazionali, vendica i torti delle generazioni ostaggio delle brutture storte dei talent show, ripara i guasti dei vocal trainer, di quelli che si adoperano per tenere i giovani al giogo della loro ignoranza, di quei rockers farlocchi che si occupano più della linea del tricipite che del loro mestiere, ci son problemi ragazzi? 
Passa Bob a vendicarci…così, chi si è presentato a Barolo per presenziare a un evento "esclusivo" ( oh my god come odio quest'espressione…) se ne va a bocca asciutta, tentando fino all'ultimo di cantare Blowing in the Wind…salvo non riconoscerla quando arriva. Chi è venuto per fare della sciocca ironia su un uomo in declino se ne va con 18 pezzi di Bob sul groppone, chi credeva nel trionfo del caos, se ne va con l'idea di uno spettacolo che il Nostro vendicatore tiene per le redini saldamente, lo si capisce su Ballad of A Thin Man, quell'inno all'alienazione di tutti ove, su espressa richiesta di Bob, nel front of house ( l'impianto audio esterno ) si sente entrare un eco precisissima che raddoppia il canto di Bob. Se ne andrà' quando su Hard Rain e le sue meravigliose liriche, l'arrangiamento sarà quasi alla Thelonius Monk Meets The Grateful Dead via The Little Feat. Bob è pleonastico ricordarlo ma tanto vale farlo, è colui che ha rappresentato un'ossessione per Jimi Hendrix, e infatti arriva la All Along the Watchtower che il mancino chitarrista è riuscito a fargli gradire, ma arriva alla Bob, senza inutili lungaggini, Bob è il primo che è andato a recuperare il country e lo ha inserito dentro al solco della musica rock riconoscendone il valore intrinseco, Bob è il primo che si è mosso verso Nashville prima che facesse figo. 
Bob è sempre avanti e così, quando, per la seconda volta, vedo il gruppo stringersi attorno a Bob per ringraziare in quel modo così elegante e demodè, quasi fossero in un teatro di sessant'anni fa, quando capisco che sta salutando, la solita domanda mi si erge in testa come un grande punto interrogativo croccante: ma domattina come sarà? Mentre ritorniamo verso Modena siamo raggiunti, io e Fra, dalla notizia che Tempest, il nuovo lavoro di Bob, uscirà l'11 settembre. So che la data me la ricorderò bene, come non mi capita con molti artisti. So che Bob starà suonando anche stasera e che presto tornerà a solcare l'America dei miei sogni e dei miei libri, in un tour che lo vedrà suonare in posti che mi ricordano la prima volta che ho letto Jack Kerouac e il suo Sulla strada. So che Bob c'è ed è un mondo un pò migliore, più bello.


Antonio "Rigo"Righetti