Folk & Rock in Italy pt.2: Nuju, Trenincorsa, Syndone, Arabeski Rock, Martinicca Boison

Nuju – 3° Mondo (MK Records) 
Nati nei primi mesi del 2009, i Nuju sono una band calabrese formata da, Fabrizio Cariati (voce minikorg, ciancineddi e cori), Marco Ambrosi (chitarre, bouzuki, mandolino e chitarra battente), Giuseppe Licciardi (basso, chitarra classica, synth), Roberto Virardi (fisarmonica, synth e dubmaster), RoberttoSimina (tamburelli, darbouka, shaker e percussioni), e Stefano Stalteri (batteria, piano, e cioccapiatti), che si inserisce nell’infinito filone musicale della patchanka made in Italy, partendo dagli ingredienti base del genere ovvero una miscela di folk, rock e ska, ai quali si aggiunge qualche divagazione nella musica da dancehall e dub, il tutto condito dagli immancabili testi di denuncia sociale. Nulla di nuovo sul fronte occidentale, insomma, e laddove la loro proposta musicale non smuove di un millimetro una scena nella quale si è già detto e scritto tutto, i Nuju sopperiscono con tanta voglia di fare bene e una carica potente di energia, che si traduce in brani trascinanti e senza dubbio adatti a far di loro una grande live band. Il loro nuovo album 3°Mondo raccoglie undici brani che compongono un viaggi attraverso l’Italia di oggi tra spaccati autobiografici e descrizioni disilluse sulla nostra società. L’ascolto risulta assolutamente piacevole con brani che spaziano tra riflessioni sulla vita e sul futuro come nel caso di Ho Visto Un Uomo e Fuori Gregge a momenti introspettivi come ne L’Artista, il tutto condito da sonorità molto solari e brillanti a metà strada tra folk-rock e ska. Non manca qualche momento più sperimentale come nel caso della più leggera Il Furgone o Compromessi in cui il suono ci rimanda a tratti ora ai Bluvertigo ora ai Subsonica. Il vertice del disco è senza dubbio Bastardi e Pezzenti, canzone che meglio di tutte raccoglie le istanze della cifra stilista dei Nuju con il sound che abbraccia folk e musica elettronicae l’uso del dialetto nel ritornello. Sul finale arrivano poi altri due brani interessanti ovvero Lavoro Ad Agosto, che piace per l’ottima coda strumentale nella quale si lambisce l’ethno-rock, e Il Mafiologo che ad una descrizione sui professionisti dell’antimafia unisce una struttura musicale che ammicca alle atmosfere del Medley di Abbie Road dei Beatles. Con 3°Mondo i Nuju hanno senza dubbio gettato le basi per un prosieguo più maturo del loro percorso artistico, staccandosi dagli stilemi della patchanka e abbracciando maggiormente sonorità world e contaminazione certamente riusciranno a ritagliarsi una dimensione artistica più originale e compiuta. 



Trenincorsa – Abracadàbra (L’Atlantide) 
I Trenicorsa sono una interessante band lombarda, nata nel 2001 e con alle spalle un Ep e tre dischi in studio, ma soprattutto una intensa attività live maturata sui palchi non solo della loro regione ma di tutta la penisola. Composto da “Teo” Carassini (Voce e chitarra acustica), “Rusty” Noseda (chitarre acustica e classica), “Baffio” Ferrari (djembé, cahon, congas, shaker), “Giò” Bruno (fisarmonica), “Pulce” Gigliola (batteria), “Glasgo” Longhi (basso e cori), questo gruppo di belle speranze, propone un interessante un interessante folk-rock cantato in dialetto lombardo, che strizza l’occhio ora al conterraneo Davide Van De Sfroos ora ai Modena City Ramblers ora anche alla scuola cantautorale milanese di Nanni Svampa e i Gufi. A due anni di distanza da Verso Casa, i Trenincorsa hanno di recente dato alle stampe Abracadàbra, disco che raccoglie undici brani e che rappresenta un ulteriore tappa sul loro cammino di maturazione artistica come dimostra un più convinto uso del dialetto nei loro brani. Sebbene la loro proposta artistica non brilli per particolare originalità, di questo disco va senza dubbi lodata la sincerità e il fascino delle storie racchiuse nei vari brani. Ogni traccia, un po’ come quelle di Van De Sfroos racconta una storia, ora comica, ora triste, ora fantastica ora ancora reale, sicché è difficile non lasciarsi coinvolgere dalla loro capacità affabulatoria. Durante l’ascolto risaltano così brani come l’iniziale Primavera, l’intospettivaSésomen, e la title-track, tuttavia di ottima fattura sono anche Agua Mala ispirata a Il Vecchio e Il Mare di Hemingway e la bella El Gir Del Vent con la partecipazione del gruppo calabrese Koralira. Non manca qualche ballata come la dolce Mi e Ti e qualche brano di denuncia sociale come la conclusiva L'altra part del mür, storia vera di un uomo anziano, "parcheggiato" in un ospizio di periferia. Abracadàbra è senza dubbio un bel disco, che non mancherà di emozionare ed interessare quanti lo ascolteranno con attenzione. 



Syndone – La Bella è La Bestia (Ams) 
Apprezzata band progressive, i Syndone vantano oltre venti anni di attività artistica e tre dischi molto apprezzati dagli appassionati e dalla critica come Inca, Spleen e Melepesante. Il gruppo ruota intorno a tre ottimi musicisti ovvero il front-man Riccardo Ruggeri, NikComoglio (piano, hammond, minimoog e organo) e Riccardo Ruggeri (percussioni), ai quali di volta in volta si uniscono altri musicisti per arricchire il loro sound. Il loro nuovo album La Bella è La Bestia, è un interessante opera rock nella quale rileggono la nota fiaba La Bella e La Bestia attraverso dodici brani, incisi con il supporto di alcuni eccellenti musicisti sia di estrazione rock come Ray Thomas dei Moody Blues al flauto, Pino Li Trenta alla batteria e Federico Marchesano al basso, sia di formazione classica come i violoncellisti Umberto Clerici, HeikeSchuch, Paola Perardi, Claudia Ravetto, i sassofonisti Paolo Porta e Marco Tardito, con l’aggiunta del Gomalan Brass Quintet, e dell'Orchestra Filarmonica di Torino. Il disco si lascia ascoltare con grande piacere, e anche per i non appassionati di progressive, risulta essere un opera piena di fascino come dimostrano diversi episodi interessanti a partire dalla bella overture iniziale a metà strada tra Emerson, Lake and Palmer e il jazz-rock, o ancora Rosa Recisa e Tu Non Sei Qui nelle quali si apprezza l’ottima prova vocale del versatile front-man Riccardo Ruggeri. Durante l’ascolto si attraversano momenti di grande intensità lirica come nella suggestiva Mercanti di Gioia a momenti più cupi come nel caso dei brani Bestia! ma particolarmente coinvolgente risulta essere il finale con l’orchestrale La Ruota della Fortuna e l’outro di Canto della Rosa. Pur rinunciando alle chitarre, i Syndone hanno dato vita ad un disco dal sound intenso ed originale che certamente dal vivo sarà ancor più valorizzato grazie anche all’improvvisazione a cui sembrano prestarsi diversi brani in scaletta. Ad impreziosire il disco c’è anche il bel packaging che rimanda direttamente alle confezioni dei vinile d’epoca con tanto di bustina portadisco. 



Arabeski Rock – Il Viaggio (Virtual Studio) 
Emergente band romana, gli Arabeski Rock propongono un interessante ethno-rock nel quale hanno cercato di mettere in musica la realtà multiculturale e multietnica del nostro paese, dando vita ad un sound originale che mescola echi delle tradizioni mediterranee, world music e ovviamente rock. Il Viaggio è il loro recentissimo album e raccoglie nove brani per lo più strumentali che rappresentano nove tappe di un cammino attraverso il Mediterraneo nel quale si spazia dal Medio-Oriente dell’iniziale Cargo alla chitarrista Gnawa nella quale le percussioni si fondono a melodie orientaleggianti. Non manca qualche divagazione nel progressive come nel caso de Le 2 Lune ma è con Movimento Solare e Tramonto nel Deserto che il disco trova il suo vertice con le chitarre che ci avvolgono in trame sonore molto solari e trascinanti. Se Lost In The Desert è caratterizzata dal duetto tra una voce femminile che canta in inglese e una maschile in arabo, Introspezione ci rimanda vagamente alla mistica araba con la voce che ricorda il richiamo del muezzin alla preghiera. Chiudono il disco Verso Cernobyl e la Locanda, nella quale tocchiamo le coste della Spagna con la chitarra flamenca a ricamare la linea melodica. Il Viaggio è un disco senza dubbio interessante ed originale che il cui messaggio risulta molto chiaro, la musica è l’unico linguaggio che unisce realmente i tanti popoli che si affacciano sul Mediterraneo. 



Martinicca Boison – Le Canzoni Del Trimarano (Materiali Sonori) 
Il progetto Martinicca Boison non ha bisogno di grandi presentazioni, per loro parlano i dieci anni di attività, e i due dischi ed un Ep pubblicati dal 2005 al 2010 che hanno contribuito a far conoscere la loro peculiare visione del combat-folk, ben lungi dai luoghi comuni e dai soliti riferimenti ma piuttosto aperto alle influenze più svariate che partono dall’elettro-pop degli anni ottanta al prog fino a toccare lo swing. A due anni di distanza dal loro ultimo album, il gruppo fiorentino torna con Le Canzoni del Trimarano, disco che raccoglie dodici brani inediti ai quali anno partecipato anche alcuni ospiti come Enrico Maria Papes dei Giganti, Quebegue, Global KanKan e Francesca Breschi. Accolti da una simpatica copertina nella quale i sette musicisti del gruppo ovvero, Lorenzo (voce e piano), Frank (chitarre), Paolino (basso), Endless (violino), Gabri (fiati), Pablo (percussioni) e Zazà (batteria) sono ritratti a bordo di una barchetta chiamata Fondazione Trimarano, si viene letteralmente travolti da un esplosione di suoni e colori di grande intensità. Si parte con la trascinante L’Invitato Non è Felice che apre la strada a La Fondazione Trimarano, sospesa tra folk-rock e echi di anni ottanta, e alla divertente Non Andiamo D’Accordo. Si prosegue con Eraiva incisa con i Quebegue, una giovane band fiorentina, ma è con Palermo Città e Intermezzo incisa con Francesca Breschi che si tocca il vertice del disco dal punto di vista compositivo, tuttavia il brano più coinvolgente è senza dubbio la spassosa Dumpalumpa in cui brilla la voce di Enrico Maria Papes dei Giganti. Le Canzoni del Trimarano conferma come i Martinicca Boison siano certamente una delle band più interessanti della scena musicale italiana, tanto per la loro creatività quanto per la solarità della loro proposta musicale. 


Salvatore Esposito