Musica Officinalis - Rosa Bianca e Vermiglia (Autoproduzione)

Parlare di Rosa bianca e vermiglia, recente album dei Musica Officinalis pubblicato sul finire del 2010, significa inevitabilmente essere pervasi da profonda tristezza per la prematura scomparsa di Massimo la Zazzera, polistrumentista pugliese, colonna di questo ensemble e di altre formazioni neo-folk, mancato improvvisamente lo scorso agosto. In Rosa bianca e vermiglia il sestetto con base romagnola rafforza con successo l’idea di rilettura contemporanea dei repertori di musica antica e delle forme musicali di tradizione orale. Quello del gruppo faentino è un ampio orizzonte estetico che si manifesta nell’uso di originali accostamenti timbrici, nel lasciarsi guidare dalla propria sensibilità ed emotività per produrre arrangiamenti perfino imprevedibili, concilianti mondi musicali talvolta molto distanti sul piano geografico e temporale. L’ultimo lavoro si snoda lungo un itinerario millenario nelle musiche della Penisola che dal XII secolo arriva alla tradizione popolare religiosa pugliese. Inoltre, due strumentali sono vergati da Walter Rizzo e Massimo la Zazzera. Delle undici tracce proposte, ben sei laudi provengono dal duecentesco corpus del Laudario di Cortona, la più antica fonte di musica in volgare, un brano dai Carmina Burana, uno dal trecentesco Codice Rossi, la più antica documentazione italiana di ars nova. Il passo del lavoro lo dà l’apertura Ave, Donna Santissima con il dialogo tra santur e nyckelharpa e la voce di Catia Gianessi che si distacca disinvoltamente in alcuni passaggi dalla prassi esecutiva della musica antica. Lo strumentale Dami, conforto, Dio, et Alegrança è un tripudio di fiati (chalumeau, gaida bulgara, bombarda) su un tempo portato dal tamburo tapan che infila inflessioni balcaniche nella struttura melodica duecentesca. Il canto duttile della Gianessi si esprime al meglio in Cristo è nato et humanato, esecuzione per sola voce, e in De la crudel morte de Cristo dove si intreccia con oud, bombarda e bansuri. Segue un frammento raccolto sul campo a Ceglie Messapica che introduce il canto di Passione Vienerdia sande per la voce dell’ospite Enzo Granella, bombarda e due nyckelharpa. Si sviluppa tra musica antica e stilemi folklorici Risveglio, strumentale composto dal liutaio e fiatista Walter Rizzo: brano per nyckelharpa (Gabriele Bonvicini), duduk e flauto dolce (Massimo La Zazzera), daff (Roberto Romagnoli) e ceccola polifonica (Walter Rizzo). In Che ti zova nasconder el bel volo? sul tempo di tammurriata condotto sulla tammorra si innestano tapan, conchiglie e riq che configurano articolati cambi ritmici, mentre la voce femminile e il coro ricamano sulle percussioni. Con Laude novella sia cantata siamo nell’alveo della ballata folk con ascendenze francesi: qui si avverte il calore del sax soprano di Claudio Carboni. Formazione in gran spolvero in Virent prata hiemata proveniente dai Carmina Burana. La successiva U venerdia sande/Tarantella ci riporta a Sud, per la precisione ad Altamura. Il canto religioso murgiano fa da contrappunto al precedente brindisino, dal momento che qui a parlare è Cristo, laddove nel primo la prospettiva era quella di Maria. Segue una tarantella riarrangiata da La Zazzera per ciaramella, tamburello e ceccola polifonica. Il finale Ave, Vergene Gaudente, ancora dal laudario cortonese, è impreziosito dall’intervento dell’organetto di Riccardo Tesi.



Ciro De Rosa