Giuseppe Moffa – Non Investo in Beni Immobili (Italian World Music)

Giuseppe Moffa è un talentuoso cantautore molisano, con alle spalle un lungo percorso che parte dalle aule del prestigioso conservatorio “L. Perosi” di Campobasso, per arrivare alla collaborazione con Antonio Fanelli (Università di Firenze – Istituto Ernesto de Martino) per un intenso lavoro di ricerca sulle musiche, le danze e i canti popolari della Valle del Fortore, di cui alcuni estratti sono stati pubblicati nella collana Tribù Italiche di World Music Magazine. La capacità di rileggere la tradizione musicale italiana attraverso la canzone d’autore, e gli originalissimi virtuosismi che lo portano a destreggiarsi abilmente tra chitarre e zampogna, sono la caratteristica principale di Giuseppe Moffa, la cui ricerca meticolosa sul campo diventa stimolo creativo per raccontare storie che partono dalla natia Riccia per aprirsi a tematiche sociali e personali. Il suo disco di debutto, Non Investo in Beni Immobili, fornisce un immagine perfetta della poliedricità del cantautore molisano, in grado di dosare con attenzione tradizione, ricerca ed innovazione dando vita ad uno storytelling originale e ricco di influenze che spaziano dal blues al jazz passando per la world music. Già il titolo che rimanda alla definizione con cui l’UNESCO ha indicato il patrimonio della cultura popolare, lascia intendere come attraverso i quattordici brani del disco, Moffa, abbia voluto non solo cercare un ispirazione dalla musica tradizionale ma anche reinventarla e rileggerla attraverso una personalissima cifra stilistica. Durante l’ascolto emerge in modo chiaro come a partire dalle ritmiche il cantautore molisano abbia cercato di partire dalle strutture popolare, e su di esse innestare strutture musicali che spaziano dalla ballata al saltarello fino a toccare i canti di lavoro e di protesta. Al fianco di Giuseppe Moffa (voce, chitarra, zampogna e cornamusa), troviamo i suoi Co.mpari, ovvero la sua band composta da Salvatore De Iure (pianoforte, organo Hammond), Felice Zaccheo (mandolino, mandola, battente, organetto), Domenico Mancini (violino), Guerino Taresco (contrabbasso), Gian Michele Montanaro (tamburi a cornice, percussioni, voce) e Vincenzo Gagliani (tamburi a cornice, percussioni). Ad aprire il disco è Libertalzer, un elegante valzer pizzicato a cui si accompagna un ironico sulla mancanza di libertà in un rapporto di coppia. Si prosegue prima con Io e Il mio Amico Dorian Gray introdotta da un intro strumentale che rimanda alle maitinate, forma musicale tipica della Valle del Fortore, e poi con Il Paese dei Balocchi, che è una bella fotografia in musica del paese natio dove la vita si svolge tra piccoli eventi come il diploma o la moto nuova e partite a carte nei bar. Arriva poi il primo tradizionale rielaborato, Ce Ne Iamme Mare Mare, dal repertorio del cantastorie emigrante Luigi Ciocca, meglio noto come Ze Luigi “U’ Pelate”, ma è con Aquelapaum e Serenata che il disco entra nel vivo, entrambi i brani rappresentano due ottimi esempi di commistione tra strutture tradizionali e cantautorato. Splendide sono poi ‘A Sciuriate, altro brano tradizionale proveniente dal fumoso Bar Cuparella di Riccia (in dialetto casina delle api), luogo di ritrovo dei giovani comunisti, la canzone quasi d’amore Parlami Ancora, e la notturna Povera Festa Ideale. Sul finale arrivano poi il folk urbano di Mogliera di Eldo Di Lazzaro, e il tradizionale Felomene, canto satirico tipico di Riccia, e qui rivista nel testo con l’aggiunta di alcune strofe tratte da una poesia di Pierino Mignogna. Chiudono il disco, il magnifico strumentale Il Diavolo di Tufara, ispirata alla maschera carnevalesca di tipica della poco distante Tufara (Cb) e nella quale si apprezza tutto il talento di Giuseppe Moffa alla zampogna, e Cambuasce è na cettà, scoppiettante folk blues ispirato al cantastorie riccese Antonio Ciocca. Non Investo in Beni Immobili è dunque un disco di eccellente fattura, che apre un interessante spaccato sui cantastorie molisani ma allo stesso tempo ci svela un cantautore in grado di attingere in modo originalissimo dalle radici tradizionali.

Salvatore Esposito