Daniel Melingo: “Me gusta no saber adónde voy”

Era nato il 22 ottobre 1957 a Parque Patricios e a nove anni stava già studiando chitarra nel Conservatorio Nazionale di Musica “Carlos López Buchardo” per poi frequentare il Conservatorio Municipale “Manuel de Falla” e, a diciotto anni, il Dipartimento di Musicologia, Etnomusicologia e Composizione dell'Università Cattolica dove studia armonia, composizione ed esecuzione. Nel frattempo, dalla chitarra classica era passato al bandoneon e al clarinetto: è con quest’ultimo strumento che nel 1979 entrerà per un paio d’anni, in Brasile, nel gruppo di Milton Nascimento.  Attraverso Cachorro López conosce nel 1980 il cantante Miguel Abuelo e comincia a musicarne i versi, cominciando con “La mujer barbuda”, entrando a far parte della nuova formazione del gruppo storico del rock argentino, Los Abuelos de la Nada, a fianco di Polo Corbella, Gustavo Bazterrica e Andrés Calamaro. Nel 1983 esce il secondo album del gruppo, “Vasos y besos” con un brano-bandiera di Melingo,  “Chala-man”.


La sua attenzione per il teatro musicale lo porta a fondare nel 1979 Il gruppo Ring Club con Víctor Kesselman e a creare lo spettacolo "Juicio Oral y Público al Dr. Moreau", presentato dagli Los Abuelos de la Nada a fine dicembre 1981. Nel 1982, con Pipo Cipolatti, fonda Los Twist: testi ironici, melodie ballabili e rilettura degli anni Cinquanta e Sessanta, dal rock and roll storico, al rockabilly, al twist e allo ska. Ma nel 1984 è già nel gruppo più importante del rock argentino, quello di Charly García che registrò l'album “Piano Bar”, con Alfredo Toth (basso), Willy Iturri (batteria), Pablo Guyot (chitarra), Fabiana Cantilo (cori) e Fito Páez (tastiere). Come compositore, collabora al brano “Rap del exilio”.


Il richiamo della Spagna arriva nel 1986 dove suona con Los Toreros Muertos e fonda Lions In Love: insieme a Willy Crook, Guillermo Piccolini e Stephanie Ringes registra “Lions in Love” (1989) e “Psicofonías” (1992).


Nel 1995 registra il suo impeccabile e poco ascoltato album di debutto, “H2O”, prodotto da Cachorro López, coinvolgendo fra gli altri Willy Crook, Andrés Calamaro e Pedro Aznar.


La svolta arriva nel 1998 con la pubblicazione di “Tangos Bajos”, il primo di una decina di album in cui la sua inventiva e personale capacità narrativa tracciano un terreno fertile per intrecciare tango e milonghe con temi e sensibilità antiche, attuali e futuristiche: a poco a poco conquisterà il resto dell’Europa e, in particolare, la critica e il pubblico francofono che definisce il suo lavoro l’"universo surrealista del vagabondo Melingo" (vari suoi album vengono prodotti dall’etichetta francese Harmonia Mundi). L’album è fra i precursori del "tango del XXI secolo" insieme a El Arranque,  La Chicana e Fernández Fierro. I suoi sono tanghi accompagnati da corde e bandoneon: ruvidi, arrabbiati che traggono ispirazione da Edmundo Rivero (morto dodici anni prima) e coinvolgono una nuova generazione di musicisti. Mettono in scena una serie di personaggi, come José il Ladro di Coltelli, Leonel il Brutto, l'Avido o quello dal Naso Grosso, ma anche tanghi cantati in prima persona, che potrebbero facilmente essere considerati fondamentali per la Vecchia Guardia, come "Ayer" che apriva l'album (con i cori di Fabiana Cantilo). 


Diceva a La Nacion nel 2014: “Per me, il tango è il ritorno della musica da camera europea, filtrata attraverso le fogne della nostra città. Quando ascolti il tango, percettivamente stai ascoltando musica da camera, perlomeno nel tipo di tango che suono io, per suono e strumentazione”. A portare un cambiamento sonoro proprio nel 2014 sarà “Linyera”: "È il primo album in cui ho usato il pianoforte. Fino ad ora mi ero concentrato sui suoni di chitarra, sul tema del prigioniero e sul gergo. In questo album, oltre al titolo, che è un termine gergale per dire vagabondo, mi rivolgo ad un’orchestrazione diversa, usando pianoforte e archi, e creando nuove atmosfere anche attraverso ritmi e testi: Sono un vagabondo, quello che guadagno lo spendo o lo regalo. Non so piangere, né desidero avere successo nella vita. Non ho una direzione, nessuna guida, per me è tutto uguale."


“Anda” (2016) rappresenta il passo successivo per il vagabondo errante, compresa una versione di una canzone popolare, "En un bosque de la China" (con un notevole video di Luis Ortega), una spiegazione del fenomeno del tango in Giappone intitolata "A lo Megata", e persino una versione di "Intoxicated Man" di Serge Gainsbourg.


La trilogia si conclude con Oasis (2020), dove allarga i confini sonoro-narrativi, coinvolgendo Andrés Calamaro, Enrique Symms e il DJ Oliverio Sofía. Scoperto che il suo cognome viene da un'isola del Mar Egeo, cerca di unire le sue radici in un genere che chiama "tango rebetico". L'album completa le musiche dell'Ópera del Linyera (l’Opera del Vagabondo), che presenta al Centro Cultural 25 de Mayo nel 2022 e lo vede cantare in italiano in “Camino y hablo solo”.


Nel 2019, aveva formato La Típica Melingo con il maestro Juan Pablo Gallardo, un progetto orchestrale diretto e arrangiato dal pianista sulla base di un'idea dello stesso Melingo per il ciclo “Universo Melingo”, tenutosi a settembre e ottobre dello stesso anno al teatro del centro culturale C.C.K. di Buenos Aires, trampolino per i festival europei come "Banlieues Bleues" e per la tournée europea con un ensemble tutto al femminile. Ma si dedica anche al lavoro di attore, in film come “Una noche sin luna”, “Lulú”, “Gilda, no me arrepiento de este amor”, “Campaña antiargentina” e “Reparo”, per il quale ha vinto il premio come miglior attore al Festival del Cinema Femminile di Punta del Este.  Ha preso parte anche a più di venti produzioni audiovisive e ha prestato la sua voce a diversi progetti di animazione, consolidando una carriera di attore tanto versatile quanto quella musicale. E non è finita qui. Negli ultimi mesi aveva lavorato a un documentario e due album “Rework”, ripartendo dai temi di “Tangos Bajos”: “Nel primo volume, undici artisti interpretano nuove versioni di quei brani iconici del mio album. Il secondo volume amplia questo progetto con l’aggiunta di altri artisti. In totale, hanno partecipato quasi quaranta artisti” ha dichiarato il 3 giugno a César Litvak (Infobae). Qualche nome per il primoalbum? Lato A: “Pesar” (con Pity Alvarez), “José, el cuchiyero” (con Malandro), “Ayer” (con Stefanie Ringes), “Narigón” (con Pablo Lescano), “Noche tra” (con Vinicio Capossela) e “Laberinto” (con Andrés Calamaro). Lato B: “La guitarra” (con Fito Páez), “José, el Cuchi” (con Maxi Prietto), “Este cuore” (con Broke Carrey), “Ayer” (con Juli Laso), “Narigón” (con Juliette Noureddine) e “Noche transfigurada” (otra vez con Pity).  L’interesse principale nel documentario è per scrivere la storia dalla parte di chi l’ha subito, nel caso del tango argentino “si concentra sulla ricerca delle radici afro-argentine nella nostra musica popolare. Il candombe di Buenos Aires, ad esempio, che si differenzia dal candombe uruguaiano per il suo ritmo differente. Fortunatamente, sono riuscito a filmare diverse testimonianze di afro-argentini di discendenza coloniale, discendenti degli schiavi del XVIII secolo. Esistono grandi comunità afro-argentine a Córdoba, Santiago del Estero e Tucumán, e questo spiega, in una certa misura, l'evoluzione della nostra musica”.


Alessio Surian

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