La cantautrice, chitarrista e compositrice Chiara Raggi ha scritto i brani dell’ultimo album “Zènta” insieme alla poetessa romagnola Annalisa Teodorani interamente nel dialetto di Sant’Arcangelo di Romagna. Autrice e conduttrice di serie per web tv, della rubrica “Cantautore (Femmina): canto e dico cose”, ideatrice della rubrica dedicata alla chitarra al femminile “Guitar Ladies” – inserto mensile della rivista specializzata “Chitarra acustica” –, fondatrice nel 2020 dell’etichetta Musica di seta per la produzione, commercializzazione e promozione di album scritti e cantati da cantautrici, Chiara Raggi nel suo curriculum artistico annovera l’essere stata finalista al premio nazionale Bianca D’Aponte nel 2018, anno dal quale è anche docente di songwriting alla scuola Holden di Torino e finalista alle Targhe Tenco nel 2024 nella categoria “Miglior album d’Interprete” con “In punta di corde” nato dal programma radiofonico, da lei scritto e condotto sulla Radio Televisione Svizzera Italiana. Dopo gli album “Molo 22” del 2009, “Disordine” del 2015, “Lacrimometro” uscito nel 2017, "Blua Horizonto" nel 2019 cantato in esperanto, “La natura e la pazienza” nel 2020, “Nuda” e il già citato “In punta di corde” nel 2023, ecco “Zènta” (Gente) in cui la sua voce cristallina e ispirata si snoda su melodie raffinate e lievi con uno stile fresco ed elegante dove gli arpeggi alla chitarra creano delicate atmosfere. Lasciar andare è il fulcro di questo peculiare e coraggioso lavoro, ispirato alla gente che vive, respira, guarda il cielo, in cui ci si inebria di un’aria di libertà e allo stesso tempo di ritorno a casa. La riminese Raggi, santarcangiolese per parte paterna, e la Teodorani, ospite con la sua voce in alcuni brani, si sono incontrate durante una residenza artistica nel 2024 e cantano le canzoni che fanno parte anche di uno spettacolo teatrale. L’uso del dialetto santarcangiolese, famoso per la fonetica e i dittonghi che lo rendono unico tra i dialetti romagnoli, segna la riscoperta delle origini familiari della Raggi.
Nove brani inediti introdotti dai vocalizzi di “Antrèda”, in cui si esplora il tema dell’abbandonarsi alla vita in diverse declinazioni di storie, aneddoti, personaggi: lasciar andare il giudizio e i luoghi comuni intorno alle donne, lasciarsi andare ai ricordi da bambini, lasciar andare le persone che non ci sono più. Nella traccia “Làsa andè” i versi recitano: "Io non sono mai stata una brava sposa/io non mi sono mai comportata come si aspettavano/ma ho agito di testa mia, come volevo/che la vita è la mia e non di un’altra". Nella malinconica “Aria da nòiva” si racconta la poesia della neve che scende e lo stupore dei bambini. In “Dò t ci?” (Dove sei?) si saluta in un’atmosfera pacifica ma amara una persona cara che non c’è più: "Sei andato via senza salutare,/perché mi hai lasciato qui da sola/non avevi proprio nient’altro da fare/non potevi restare ancora un giorno?/Ti avrei chiamato per dirti che/Ti voglio bene, le tue parole sono qui con me./Capisco, dovrei lasciarti andare/verso un mondo che non so com’è". Si prosegue con un inno alla follia creativa con “La matìria”: "La follia che ho dentro/mi fa scrivere, mi fa cantare/e se non fosse per lei che mi anima/il tuo cielo come sarebbe?/Spento, buio/vuoto, triste". “Ta t’arcord” si abbandona ai ricordi d’infanzia. Tra i brani si segnala la toccante “Ninanàna per una burdèla” (Ninnananna per una bambina) dedicata all’inizio di un nuovo percorso: "Sei come un miracolo/non me l’aspettavo/sei arrivata proprio/quando non ci pensavo più". Finale con la leggiadra melodia e le incalzanti armonie al violino di “Vòula”, per volare fuori da una gabbia di pesanti parole indirizzate alle donne che ne segnano l’esistenza e ne imprigionano l’anima.
Il lavoro è arricchito dagli interventi al piano e synth di Enrico Giannini, alla chitarra resofonica e mandolino di Massimo Marches, alla voce di Daniele Maggioli, alla fisarmonica di Stefano Zambardino e della Banda 21 Rulli, banda inclusiva della Romagna.
“Zènta” è un album fresco e composto di cui si apprezzano le eleganti sonorità, da ascoltare con cura e attenzione per apprezzare il lirismo dei testi originali che guardano anche alla memoria collettiva ed esplorano le esperienze delle donne che si battono per la propria libera esistenza.
Carla Visca
