A mezzanotte Il suonatore di tabla olandese Heiko Dijker ha accompagnato, insieme a Balakrishna SG al mridangam (un tamburo a doppia pelle) il flauto bansuri del virtuoso J.A. Jayant. Verso le due del mattino è stata poi la volta della giovane virtuosa del sarod Debasmita Bhattacharya, capace di fondere impeccabilmente tradizione e innovazione, specie sul far dell’alba. Domenica le attività sono riprese dalle 13.30 in quattro luoghi diversi. A Marienburgplein sono stati riproposti (come poi lunedì) gli interventi di animazione di Baobab Crew, Esta Polyesta e Kosta Kostov e, alle 19.00 i Guitari Baro. Il concerto del trio ha aperto il loro primo tour europeo dopo l’album registrato nello Studio La Boutique a Dakar l’anno scorso. Con Lassana Diabaté ai balafon e Gaoussou Kouyaté alla chitarra acustica ha debuttato Mamadou Koussoube, in sostituzione di Kerfala Diabaté (terzo membro del gruppo nelle registrazioni dell’album). La loro musica stende un fertile ponte fra le diverse geografie delle tradizioni mande fra Guinea e nord e sud del Mali, andando a rivisitare brani tradizionali e offrendo nuove composizioni, come “Mamelles”, dedicato al quartiere in cui vive Dudu Sarr, co-produttore dell’album. L’interplay fra chitarre e balafon è risultato sempre molto fluido e coinvolgente per il pubblico. Nel primo pomeriggio, il trio ha trovato il tempo per registrare alcuni brani nella cornice della Biblioteca dell’istituto
Canisius, di prossima pubblicazione nel canale Youtube di Vrij Geluiden. Lux ha ospitato quattro diverse proposte. Saskia Venegas ha offerto tre volte “Ur” (acqua in basco), un suggestivo set di venti minuti col quartetto con voce e percussioni cui ha dato vita con la violoncellista Maya Fridman. Ur è stata concepita come un'installazione vivente e organica in cui suono e immagine hanno origine dalla stessa fonte. Elemento centrale dell'opera è la connessione diretta tra le immagini cymascope e il suono dal vivo del quartetto accompagnato dal lighting designer Jurjen Alkema che aggiunge creative tinte tonali all'installazione. Il quintetto del brasiliano Esdras Nogueira ha letteralmente aperto le danze al Lux con un set interamente e propulsivamente strumentale e un omaggio a Hermeto Pascoal (scomparso l'anno scorso), “Minas”, che viene dalla penna dell’eccellente flautista Thanise Silva. Insieme, il flauto traverso di Silva e il sax baritono di Nogueira aprono un ampio e brillante orizzonte armonico-melodico, sostenuti dai danzanti Marcus Moraes alla chitarra elettrica, Rodrigo Balduino al basso elettrico e Thiago Cunha alla batteria. Più statico è risultato il set di Awichas, sestetto guidato dalla cantante Ibelisse Guardia Ferragutti, con base nei Paesi Bassi e radici in Brasile e Bolivia:
con doppia batteria, elettronica e due voci trae ispirazione da musiche “delle Ande. La stessa sala ha ricevuto una luce ben diversa dall’offerta musicale dei Lagon Nwar, all'intersezione tra jazz, rock psichedelico e ritmi dall’Africa Occidentale e da La Réunion, anche se hanno tutti base a Parigi. Con questo quartetto le tastiere e l’elettronica restano dinamiche e funzionali alle canzoni di protesta, in parte cantate da Marcel Balboné, percussionista del gruppo, in parte da Ann O’Aro, nel creolo della maloya, unito alla danza e a ben scelti gesti teatrali. Per chiudere la giornata, il Teatro De Vereeniging ha offerto un programma serale intitolato “Back to the Future”, con tre concerti. Il duo estone Puuluup infonde nuova linfa alla talharpa, l'antica lira a quattro corde, popolare fin dal Medioevo: il duo l’amplifica e la reinventa suonandola con tecniche sperimentali, inserendola in sketch teatrali e dialoghi surreali col pubblico che volentieri si lascia coinvolgere, anche nel ballo. Dal Canada, la cantante e bassista Diyet ha coinvolto il pubblico col suo folk-rock insieme al duo di chitarristi the Love Soldiers. Diyet è nata ed è cresciuta nella regione del lago Kluane all’interno della popolazione locale Kluane. I suoi sono canti di guarigione collettiva che sanno dar corpo sia ad orizzonti di speranza, sia di denuncia
delle politiche coloniali e estrattive con un linguaggio musicale molto diretto, sia che canti in inglese, sia nel Tutchone del Sud, la sua lingua madre, quella con cui comincia a narrare delle bambine e dei bambini “first nation” strappati dal governo canadese alle loro famiglie. In linea con questo spirito di critica sociale e politica, Rhiannon Giddens e Francesco Turrisi hanno entusiasmato con un set interamente acustico in cui violino, banjo di varie fatture, fisarmonica e tamburi a cornice hanno saputo spaziare attraverso le geografie del lavoro e delle lotte popolari, compresi due omaggi al repertorio di Lucilla Galeazzo e Mauro Durante. Lunedì la proposta serale che ha chiuso il festival a Marienburgplein è stata particolarmente indovinata: i colombiani Romperayo hanno proposto bullerengue e le diverse declinazioni della cumbia ad un pubblico che, pur accaldato dalle eccezionali giornate di sole tropicale, si è lasciato volentieri coinvolgere nella danza. Prima di loro, al Lux si erano alternati tre gruppi. La cantante e bassista (elettrica) Sera Kalo, di base a Berlino, ha presentato il progetto eX.II JAZZ IS PUNK, in cui attraversa la forma canzone con incursioni sia dance, sia jazz e free jazz con tre solide e avventurose colonne musicali: Marius Max al sax tenoe e all’elettronica, Sofia Eftychidou al contrabbasso e Phillip
Dornbusch alla batteria. Da Bruxelles, il sassofonista e abile manipolatore elettronico Mattias de Craene ha coinvolto il trio Black Koyo mettendo al centro della trama musicale tre diversi guembri, cardine della musica gnawa unitamente ai cori, al tamburo e alle nacchere krakeb. Il trio della flautista, cantante e compositrice Naīssam Jalal, con Leonardo Montana al pianoforte a coda e Claude Tchamitchian al contrabbasso ha offerto quattro ampi brani che hanno commosso e stupito per maturità e spessore affettivo e spirituale, e per l’interplay e la sensibilità dei musicisti nell’esplorare territori mitologici come la notte, la cura, l’ubriacatura sufi profondamente riconoscente alla generosità del divino. Per gli infaticabili, è stato possibile approfondire la storia gnawa attraverso il film proiettato nella sala 6 del Lux “Gnawa Music: Body and Soul”. Le alter due pellicole programmate nei giorni del festival al Lux viaggiavano verso l’India con “Searching for the Blues” e nel jazz della seconda metà del Novecento con “Big Ben Webster”. Questa nuova edizione del festival è stata accompagnata dalle poetesse che frequentano il Giardino d’Inverno /Winter Tuin: vari gruppi sono stati presentati da una poesia appositamente scritta per loro e per introdurli al pubblico da una giovane voce locale. L’appuntamento per la quarantunesima edizione è già fissato: 14-17 maggio 2027.
Alessio Surian
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