La scrittura musicale di Riccardo Tesi ha sempre manifestato una policromia non solo per il respiro internazionale che ha conferito all’organetto diatonico, ma per la capacità di unire lo slancio della musica tradizionale ad altre espressioni popular, parte del bagaglio formativo ed estetico di un artista mai fermo a contemplarsi. Dopo “Cameristico”, la rivitalizzazione del liscio storico, il tributo al folk antagonista di “Bella Ciao” (allargato al suo spin-off meridionale), la lunga e trionfale stagione di Banditaliana e le numerose collaborazioni, tra cui – solo per citare la più recente – rimarchiamo quella con Giua, ecco il compositore pistoiese ritrovare l’amico d’adolescenza Paolo Cesare Zampini: flautista d’eccellenza, solista alla corte di Morricone e già direttore del Conservatorio di Firenze. I due — insieme a un ensemble di musicisti di alto profilo, tra cui Daniele Biagini nel ruolo di terza mente ideativa — hanno lavorato sulla comune passione per il progressive rock. Dalla crasi tra "Camera" e "Rock" nasce il titolo di un album, la cui identità sonora, ascolto dopo ascolto, si rivela ben più di un semplice disco “prog”, nonostante non potesse mancare di omaggiare i Jethro Tull da cui in certo senso tutto è partito. In realtà, il lavoro racchiude i tanti generi attraversati da Tesi, esploratore della world music e della musica tradizionale italiana ed europea, e da Zampini, interprete di colonne sonore, puntando su una raffinatezza timbrica, melodica e armonica (ma non si fa mancare l’afflato ritmico, beninteso!) che fa convergere il mantice e il flauto con il pianoforte e il violoncello. Così nasce “Camerock”, un album che incarna il “Presente Remoto” – per citare un altro
capo d’opera di Tesi dell'organettista toscano e dei suoi partner musicali. Con Zampini e Tesi, abbiamo discusso della scaturigine del progetto e delle tante anime che risuonano in quest'opera luminosa, ricca di idee e scelta come Disco del Mese. (Ciro De Rosa)
Ci raccontate la genesi e lo sviluppo temporale del progetto? Da quanto tempo avevate in mente di suonare il prog?
Paolo Zampini - La risposta più divertente, ma anche la più veritiera è: ci pensavamo da quando avevamo 13 anni e ascoltavamo alla radio “Per voi giovani” di Renzo Arbore. Io suonavo la batteria usando i fustini di cartone dei detersivi per la lavatrice e Riccardo un minuscolo organo a pile. Ma ovviamente non era solo il prog a entusiasmarci!
Riccardo Tesi - Io e Paolo siamo nati nella stessa città, Pistoia, a tre giorni di distanza, per cui sicuramente il nostro primo incontro è avvenuto nel reparto maternità. In realtà siamo diventati amici intorno ai 13 anni, accomunati dalla passione per i Jethro Tull, che ha fatto nascere in noi la voglia di fare musica. Io volevo suonare l’organo hammond e Paolo la batteria, ma non essendo ricchi siamo andati a studiare musica alla Banda Borgognoni della nostra città! Li ci hanno propinato un anno di solfeggio, di fronte al quale io sono capitolato e non ho mai veramente imparato a leggere bene la musica e ho sempre suonato principalmente a orecchio. Paolo invece diligentemente ha continuato e ha scelto il flauto (perché non insegnavano batteria e, anche, per la passione per Ian Anderson) e ha seguito il percorso accademico, diplomandosi al conservatorio (di cui è poi diventato pure direttore). Cosí ci siamo persi di vista e ci siamo
ritrovati circa un anno fa, dopo oltre 50 anni, quando Paolo è tornato a vivere a Pistoia, e abbiamo ricominciato a frequentarci. Da quella passione adolescenziale ci siamo ritrovati entrambi professionisti, in settori musicali diversi, ma con un percorso importante alle spalle: io nella world music e Paolo nella classica e nella musica da film (è stato per 35 anni il flautista di Ennio Morricone, ma ha lavorato anche con Nicola Piovani, Luis Enriquez Bacalov, Riz Ortolani, Piero Piccioni etc). A questo punto ci siamo detti che finalmente era arrivato il momento di fare qualcosa insieme.
Nel presentare “Camerock” avete ricordato la comune passione per il progressive rock e, in particolare, per i Jethro Tull, che vengono omaggiati con una vostra versione di “Living in the past”. Oltre al gruppo capitanato da Ian Anderson quali altri gruppi e musicisti erano e sono nella vostra lista dei migliori del genere? Qualche idea in proposito all’ascolto ci viene, ma lasciamo che siate voi a dirceli, perché potremmo essere portati a cercare nelle pieghe dei vostri brani i nostri musicisti preferiti, anziché i vostri.
Paolo Zampini - L’ascolto di “Living in the past” ha cambiato la mia vita. Scoprii il suono del flauto in un registro, quello basso, che mi fece venire letteralmente la pelle d’oca e decisi subito che avrei voluto imparare a suonarlo. Devo dire però che la scena musicale della fine degli anni ’60 ci stava regalando quanto di più bello e stimolante si potesse immaginare. Ricordo perfettamente che potevo stilare a memoria liste infinite di gruppi che ascoltavo per radio e Woodstock aveva già cambiato per sempre la
nostra percezione della musica rock, mostrandoci una versione “live” che neanche potevamo immaginare. E poi vennero fuori i gruppi britannici: King Crimson, Gentle Giant, Genesis, Emerson Lake & Palmer e tantissimi altri gruppi che nelle loro composizioni sapevano condensare le loro conoscenze musicali accademiche, la tradizione folkloristica ma anche la parte più hard e sanguigna del blues. Ho ricordi bellissimi di quando io e Riccardo, ragazzini, rimanemmo fulminati dai The Trip, un gruppo italo-inglese che suonò a Pistoia per un fine settimana: nel loro repertorio loro avevano già tutto quanto e noi eravamo assolutamente affascinati.
Riccardo Tesi - Si, gli ascolti erano quelli e ci sono rimasti dentro. A me piace dire che nel mio percorso musicale ho cercato di mettere insieme “Bella Ciao” (l’unico disco che c’era in casa mia, comprato da mio padre) con i Jethro Tull (il primo disco che ho comprato con i miei soldi)! Ma il nostro non è un disco di progressive, questo rappresenta uno degli ingredienti insieme alla world music, al jazz, alla classica etc. Abbiamo lasciato che la musica sgorgasse libera per permettere ai nostri due mondi, così apparentemente lontani, di incontrarsi.
“Living in the past” è una reinterpretazione del brano dei Jethro Tull, che avete unito a una tua composizione “Presente remoto”. Non sembra che il titolo del secondo pezzo sia casuale. Ci dici qualcosa di più in proposito?
Riccardo Tesi - Il titolo riprende il nome di un mio album del 2007 e ha il significato di un presente che
però ha origini lontane, per cui mi sembrava particolarmente adatto a questo brano, un omaggio al nostro passato.
Gli arrangiamenti dei brani dell’album sono co-firmati da te e Daniele Biagini. Al di là di ciò che un conoscitore della tua musica riconosce come tipico del tuo stile, in cosa tali arrangiamenti hanno la tua impronta e in cosa quella di Biagini?
Riccardo Tesi - Daniele Biagini è un bravissimo pianista pistoiese con cui mi trovo particolarmente bene a comporre e arrangiare insieme. In passato abbiamo realizzato “Cameristico”, musica per il teatro e tante altre cose. Scrivere insieme non è una cosa del tutto evidente ma noi ci compensiamo! Diciamo che il team creativo di questo album è composto da noi tre e, pur non essendo titolare dell’album l’apporto di Daniele è importantissimo.
E gli altri musicisti che hanno partecipato all’album sono anch’essi appassionati di prog-rock, così da portare anche loro un contributo fatto di ricordi personali nei brani a cui hanno lavorato?
Paolo Zampini - Le nuove generazioni, se hanno le orecchie libere e la mente aperta, hanno accesso a tutta la produzione musicale mai scritta e interpretata, quindi non è difficile trovare musicisti preparati. Diciamo però che devono anche avere grande duttilità e sensibilità per entrare nel pensiero di un progetto discografico; quindi, bisogna scegliere i musicisti con grande attenzione.
Riccardo Tesi - Come ho già detto prima non è un album prog, ma piuttosto il tentativo di fare incontrare il
suono popolare dell’organetto con quello classico di flauto, piano e violoncello. Quindi alla base di tutto c’è la ricerca di una particolare timbrica. I musicisti ospiti hanno portato il loro mondo musicale e per questo sono stati coinvolti. Per esempio, tutto l’aspetto percussivo è di matrice world con tabla, cajon, rik, scacciapensieri (Ettore Bonafè, Francesco Savoretti, Gigi Biolcati, Nando Citarella), alle chitarre ci sono Francesco Zampini e Vieri Sturlini, che hanno una formazione jazzistica, poi c’è un quartetto d’archi classico etc.
Nel comporre, arrangiare e interpretare i brani più prog del disco avete ricercato delle sonorità caratteristiche di questo o quel musicista, oppure avete più sottilmente privilegiato le atmosfere, suggerendo ed evocando più che riproducendo?
Paolo Zampini - Per quanto mi riguarda ho cercato di dare il mio contributo proponendo varie soluzioni sonore usando diversi tipi di flauto e tecniche diverse. Ho avuto anche la possibilità di proporre un mio brano, che “richiama” le atmosfere anni ’70 degli olandesi Focus. Poi Riccardo ci ha messo del suo, sviluppando egregiamente l’idea iniziale.
Riccardo Tesi - Tutti i riferimenti al prog che in qualche modo sono inconsciamente usciti fuori nel momento compositivo non sono riferiti a nessuno, non avevamo modelli in testa se non la nostra musica! Poi chi potrei imitare nel prog con l’organetto (sorride)?
Ascoltando “Camerock” si trova una grande varietà di atmosfere, “Valzer libero”, “Nuovo Cinema Paradiso”, “Formiche”, “Primo sole” etc. Quali sono i motivi che vi hanno portato a scegliere questi pezzi all’interno dell’album? Per “Nuovo Cinema Paradiso” immaginiamo che il motivo sia il fatto che Paolo Zampini ha lavorato con Morricone, ed a questo proposito perché questo brano in particolare?
Paolo Zampini - “Nuovo Cinema Paradiso” fu il primo film che registrai con Morricone, quindi ho ricordi
Riccardo Tesi - Questa melodia sognavo di suonarla da sempre, trovo che abbia una magia unica e non mi stanco mai di ascoltarla. Abbiamo cercato di farla un po' nostra perché pensiamo che sia un atto di amore nei confronti dell’originale e anche perché sarebbe stato inutile farne una brutta copia. “Valzer Libero” invece risente molto degli studi classici di Daniele Biagini, insieme ad echi di liscio, ma quello di qualità, che negli anni ho imparato ad amare. “Formiche” nasce dalla penna di Vieri Sturlini. Io ho aggiunto qualcosa e l’abbiamo arrangiata a quattro mani. “Primo sole” invece è ispirato all’alba quando tutto tace e il sole manda i suoi primi raggi. “Blusotto” è nata da una frase di organetto che avevo appuntato nel mio telefono e che aveva qualcosa di blues, insolito per me che non frequento questo genere, poi sviluppandola ha preso una direzione diversa. Per il resto abbiamo scelto semplicemente le composizioni che più ci piacevano e nella loro varietà rappresentano tutte le varie musiche che ci abitano! Abbiamo suonato la musica che avevamo voglia di ascoltare e speriamo che piaccia al nostro pubblico.
Ci sembra di ricordare che prima dell’album ci siano stati degli spettacoli in cui il progetto è stato proposto all’ascolto. Da questa prima fase alla registrazione in studio cosa è cambiato nel repertorio, nell’interpretazione e negli arrangiamenti? E ci sarà la riproposizione dal vivo dell’album?
Riccardo Tesi - Si abbiamo fatto un’anteprima al festival “Dei suoni i passi” a Scarperia (FI), che è andata molto bene, ma la vera attività concertistica inizierà il 14 maggio, quando presenteremo l’album al Teatro Bolognini di Pistoia, la nostra amata città. Poi saremo in giro!
Riccardo Tesi & Paolo Zampini – Camerock (Visage Music, 2026)
“Camerock” nasce dall’incontro, o meglio dal reincontro, di Riccardo Tesi con Paolo Zampini, flautista, autore, direttore d’orchestra, docente e direttore di Conservatorio (ha diretto quello di Firenze), compositore e interprete per il teatro e il cinema (è stato uno dei più vicini collaboratori di Ennio Morricone). Al suo rientro in pianta stabile nella natia Pistoia, Zampini ha ritrovato Riccardo Tesi, con cui da ragazzo aveva condiviso la passione per il progressive; passione mai sopita, che li ha portati a concepire un album in cui esplorare le sonorità di questo genere rock, nato nella seconda degli anni ’60 del Novecento, ed ancor oggi vivo, sia in termini di produzione che di ascolti. Nello svilupparsi il progetto in realtà si è ampliato, unendo la world music di Riccardo Tesi alla classica di Paolo Zampini, in tal modo toccando linguaggi musicali geograficamente differenti e temporalmente collocati su un arco che, anche attraverso la mediazione del prog, va dal Barocco sino a tutto il Novecento e alla contemporaneità. Le modalità espressive dell’opera sono insite nel titolo, in cui “camer” sta per camera, a sottolineare il fatto che l'album ha una dimensione cameristica ed acustica e che degli echi progressive-rock è privilegiata la componente classica. Gli esiti sono di grande qualità e suggestione, grazie anche al contributo che ognuno dei musicisti coinvolti da Tesi e Zampini ha dato al progetto. Artisti dagli stili e orientamenti in parte diversi, ma che in comune hanno la capacità di attraversare senza difficoltà generi e stili, trasmettendo a chi ascolta il piacere provato nel suonare una musica libera e in tutti i sensi trasversale: il pianista Daniele Biagini (co-autore di tre brani e co-arrangiatore con Tesi dell’album), il violoncellista Enrico Guerzoni, il chitarrista Vieri Sturlini, il percussionista Ettore Bonafè, il contrabbassista Mirco Capecchi e, ospiti in alcune tracce, Francesco Savoretti (cajon e rik), Gigi Biolcati (percussioni), Paolo Lombardi (violini), Isacco Burchietti (viola), Alessandro Antonini (contrabbasso) e Nando Citarella (scacciapensieri). Tutti hanno portato le proprie visioni ed esperienze musicali, arricchendo l'album di ulteriori sonorità classiche come di accenti mediterranei, venature jazz e spunti sudamericani. In "Camerock" si ascoltano quindi atmosfere diverse, passando da una vivace e con anima latina “Ademy” a “Valzer libero”, un delicato gioiello musicale colorato di leggera nostalgia; dalla luminosa “Formiche” -un’ideale colonna sonora di un ipotetico film sui piccoli insetti a cui è dedicato- a “Pacifico” e “Primo sole”, brani di grande bellezza il cui taglio impressionista evoca con efficacia lo stato d’animo e il sole del mattino dei rispettivi titoli. Nel descrivere i brani dell’album un posto speciale spetta poi a “Nuovo Cinema Paradiso” di Ennio Morricone, che Zampini, Tesi, Biagini e Guerzoni interpretano magistralmente, dispiegandone tutta la magia. Per quanto riguarda i riferimenti al progressive rock, a nostro parere essi si ritrovano in particolar modo nell’iniziale “Stevia”, in “Blusotto”, “Estasi” e, naturalmente, nella reinterpretazione di “Living in the past”, dei Jethro Tull, a cui è associato “Presente remoto” di Riccardo Tesi.
Marco G. La Viola







