Cantautore napoletano con un piede nel mondo del cinema e l’altro in quello della canzone d’autore, Nero Nelson al secolo Alessandro Garofalo riprende il filo del suo percorso solista con “Canzoni per tornare insieme o lasciarsi per sempre” album che giunge a due lustri di distanza dal gustoso “Outsider” e nel quale ha raccolto dodici brani inediti intessuti tra ironia surreale e lucidità dolorosa e caratterizzati da un suono che affonda le radici nella tradizione partenopea e allo stesso tempo si proietta verso il futuro e una dimensione più internazionale. Prodotto da Claudio “Gnut” Domestico con Fabrizio Piccolo e Paolo De Rosa e registrato all’Auditorium Novecento di Napoli per la storica Phonotype, il disco ha preso vita da una canzone scritta in una notte per sostenere aiutare un amico lasciato dalla ragazza. Proprio questa è la chiave di tutto il progetto, un disco concepito per poter realmente servire a qualcuno, per rimettere insieme i pezzi di una storia d’amore o trovare il coraggio di lasciarli andare. Canzoni per tornare insieme o lasciarsi per sempre mette in fila dodici storie che si muovono sul crinale tra consolazione e lucidità, in un equilibrio raro tra empatia e disincanto, facendo coesistere sorrisi e ferite nella stessa strofa, come le contraddizioni di quella Napoli che nel disco non è solo sfondo, ma presenza viva. A livello stilistico, l lunga esperienza di Nelson nel cinema – dalle canzoni per “Ammore e malavita”, “Il ladro di giorni” e “Dadapolis” ai lavori più recenti – si sente nella cura drammaturgica: ogni brano è una scena, con personaggi, tempi, ambienti e un ritmo narrativo che sembra pensato anche per immagini. Ad accompagnare il cantautore napoletano in questa nuova avventura sono il già citato Gnut (chitarra, voce, cori), Gianluca Capurro (chitarre, cori), Valerio Mola (basso e contrabbasso), Lorenzo Campese (pianoforte, tastiere), Francesco Capriello (pianoforte, tastiere), Marco Caligiuri (batteria), Stefano Costanzo (pianoforte, tastiere, batteria), Michele Signore (violini, arpa celtica), e Luigi Scialdone (mandolini) a cui si aggiungono le voci di Sara Sossia Sgueglia, Lorenzo Piccolo, Francesco Paolo Piccolo e Norma Riccardi e gli ospiti Raiz e Andrea Tartaglia. Ad aprire il disco sono i ricordi di “Francè” nella si intreccia la spensieratezza di quei giorni e la storia di un amico che finisce nel giro sbagliato. Se in “Chiagne femmena”, Nelson racconta di un “surdato ‘nnammurato” sopravvissuto alla Grande Guerra con la voce di Raiz e il violino di Michele Signore ad imprimere un’atmosfera intensa e poetica, nella successiva “Pipistrelli” cantata con Tartaglia, ci conduce nei territori elettro pop anni ’80 per raccontarci le storie di musicisti nottambuli: “Mi sembrano gli animali più simili ai musicisti. Sono più operativi di notte, si orientano con i suoni, sono gli unici mammiferi a volare, ma le loro ali non sono vere. Se le guardi bene sono zampe palmate, infatti volano così così”. Si prosegue con la bella ballad “Tonino” cantata in duetto con Gnut giocata sul dialogo tra chitarra e violino mentre “Non devi avere paura” è un acquerello denso di lirismo, per giungere alla sequenza in cui ascoltiamo la pianistica “Luce in cucina” con il ritornello dalla melodia cesellata e “Ragazzo Mio” in cui Nelson tratteggia il ritratto di Maradona sospeso tra successi e cadute. “L’addore forte d’o mare” che ci porta nei territori del rock napoletano per lasciare spazio prima alla ballata “L’amore non basta sale” e poi alle atmosfere notturne della pungente “Carta igienica”. In chiusura arrivano il blues desertico de “Le chiavi di casa” e “L’IVA e l’amore” che suggella un disco di eccellente fattura che si inserisce nel solco delle migliori produzioni partenopee dell’ultimo decennio.
Salvatore Esposito
