Juri Deidda – SecondoMé (Claire de Lune, 2025)

Sassofonista sardo, classe 1973, Juri Deidda vanta un articolato percorso formativo ed artistico che lo ha visto muove i primi passi nei territori del rhythm and blues e del pop, per poi dedicarsi al jazz, seguendo i seminari nuoresi con Paolo Fresu e Tino Tracanna e conseguendo le lauree in sassofono jazz e in didattica della musica presso il Conservatorio Da Palestrina di Cagliari, perfezionandosi con maestri del calibro di Maurizio Giammarco, Achille Succi ed Emanuele Cisi. Il suo album di debutto “SecondoMé”, pubblicato dall’etichetta cagliaritana Claire de Lune è un appassionato, quanto audace, omaggio in chiave jazz-world al songbook di Fabrizio De André, esplorandone attraverso il suo sax la poetica, spogliandola della parola e del canto. La scintilla dell'ispirazione è scoccata in terra di Gallura, affacciandosi proprio dalla finestra dello studio di De André a L'Agnata, come racconta il sassofonista sardo: “Arrivando a “l'Agnata” e osservando lo stesso paesaggio che lo ha ispirato, ho sentito che era il momento di tornare in quel mondo per raccontarlo secondo l'esperienza musicale di questi trent'anni. “SecondoMé”’ è questo: un viaggio di emozioni e libertà, una visione personale e musicale delle sue storie e della sua profondità umana, un dialogo musicale interiore con la poesia di De André”. Ad accompagnare il sassofono e l'elettronica di Deidda in questa trasfigurazione tra jazz, improvvisazione radicale, prog e pop, troviamo un trio d'eccezione composto da Paolo Assiero Brà (contrabbasso, basso elettrico ed elettronica), Mauro Martino Pes (pianoforte, synth e fisarmonica elettronica) e Alessandro Garau (batteria e percussioni). “Ho cercato di rimanere fedele all’anima di De André,” - spiega Deidda - “ho infatti preservato la melodia ma l'ho voluto raccontare secondo il mio vissuto musicale, secondo quello che Faber mi ha lasciato, con la libertà di chi ha qualcosa di proprio da dire. SecondoMè, appunto”. L'architettura dell'opera rifugge la scorciatoia del banale medley per strutturarsi in cinque evocative suite tematiche, fruibili attraverso una dicotomia di formati ben precisa. Da un lato c'è il vinile, concepito per restituire alla musica il tempo lento e rituale dell'ascolto profondo; dall'altro c'è il mondo liquido dello streaming. Non si tratta di due dimensioni che si cannibalizzano, bensì di due volti della stessa medaglia discografica che si integrano organicamente. Sul disco in vinile, studiato nella sua durata per esaltare l’alta fedeltà audiofila, trovano spazio le architetture più estese ed elaborate. Il lato A ospita gli oltre dodici minuti de “La Suite della Gente Speciale”, un delicato e struggente affresco degli ultimi. Qui, capolavori dolenti come “Nancy” di Leonard Cohen e “Una storia sbagliata” di De André e Bubola si intrecciano a una geniale decostruzione di “Via del Campo”, dove Deidda elabora ben quattro cambi di tonalità per mappare con intelligenza le diverse storiche incisioni del brano originale del 1967. Girato il disco, i diciotto minuti della Facciata B schiudono le porte a sonorità spiccatamente prog-jazz con “La Suite dell’Alfa e dell’Omega”. È un climax spirituale di rara maestria che indaga il mistero divino: dall'incipit de “Il Sogno di Maria” al misticismo della preghiera in lingua sarda “Deus Te Salvet Maria”, fino alla drammatica materialità della crocefissione de “Il testamento di Tito”, vertice emotivo arricchito dai cammei di Gino Marielli dei Tazenda alla chitarra e all'hang. Sulle piattaforme digitali la narrazione si espande con gli altri tre percorsi d'ascolto. “La Suite della Libertà” rilegge le urgenze anarchiche e creative del cantautore fondendo “Se ti tagliassero a pezzetti” e “Il suonatore Jones”. “La Suite dell’Acqua” si fa invece specchio e ricordo sonoro del Mediterraneo, cullando l'ascoltatore tra i profumi esotici di “Sinàn Capudàn Pascià” e “Crêuza de mä”, impreziosita dalle corde del liuto cantabile di Mauro Palmas. Infine, “La Suite delle Donne” dipinge un universo femminile cromatico e cangiante: dal nero de “La Canzone di Marinella” al grigio di Teresa in “Rimini”, passando per il giallo di “Bocca di Rosa” fino al rosso di “Volta la Carta”. È in questo capitolo corale che il sax di Deidda incrocia il flauto traverso di Michela Calabrese, la chitarra di Giorgio Murtas e – unica, preziosa eccezione alla regola strumentale dell'opera – la voce di Rossella Faa. Da quando Fabrizio De André ci ha lasciato, si sono moltiplicati omaggi di ogni tipo, dai tributi più didascalici ai progetti concettualmente più audaci, e non sono mancati neppure i tentativi di trasporre il suo repertorio in chiave jazz. “SecondoMé” però si sottrae a questi percorsi già tracciati: non usa le canzoni di Faber come materiale da illustrare, ma come sorgente primaria da cui avviare una ricerca musicale personale e inedita, che rispetta le melodie originali senza snaturarle e declinandole in una chiave jazz fatta di armonizzazioni raffinate e di una brillante cura timbrica. 


Salvatore Esposito

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