Ernst Reijseger & Mario Forte, Teatro Candiani, Mestre (Ve), 15 marzo 2026

È un profondo invito all’ascolto quello che il violoncellista Ernst Reijseger e il violinista Mario Forte hanno proposto al pubblico del Teatro Candiani di Mestre domenica 15 marzo. Ernst Reijseger ha aperto il concerto esplorando con i crini dell’arco le corde del violoncello intervallando ogni conduzione dell’arco ad ampie pause in cui ha amplificato l’attenzione per i timbri prodotti dallo strumento e modulato la risonanza prodotta dalla cassa armonica facendo ruotare il violoncello su sé stesso e in tutte le direzioni. È un’apertura (e a volte una chiusura) usuale dei concerti di questo duo d’archi; assume una veste particolarmente azzeccata nel Candiani dove gli spettatori non sono disposti di fronte al palco: le platee sono due, ai lati di un basso palco centrale, sollecitando quindi la capacità dei musicisti di cambiare l’orientamento del suono nello spazio, cosa che a Reijseger e Forte riesce a meraviglia. L’interazione fra i due musicisti esprime fin dall’inizio una profonda affinità. È un’amicizia umana e musicale che viene dall’incontro propiziato in epoca di Covid da Forte che invitò e ospitò per due settimane nel suo studio in Francia il violoncellista olandese, gettando le basi per un’intensa e poliedrica
attività comune, sia per la composizione di colonne sonore cinematografiche, sia in varie formazioni votate all’improvvisazione che vanno dai dodici membri al duo. Questa loro affinità permette di plasmare costantemente i generi musicali di riferimento con attraversamenti spiazzanti e, al tempo stesso, tonificanti per chi ascolta: non si tratta di interpretare un brano o di testare una perizia tecnica; in gioco c’è il ciclo iterativo suono-emozioni-suono, la capacità di non dare mai per scontato l’esito armonico, ritmico o melodico di una sequenza musicale, alimentando costantemente il flusso musicale con quello delle memorie che il corpo sonoro sta suscitando e con la capacità di restare nell’istante del dialogo con il partner musicista e con il pubblico cui, più che l’applauso, si chiede partecipazione affettiva, sincronizzazione della respirazione. Avendo frequentato tanti mondi diversi, entrambi sanno come poter piegare o abbandonare le premesse musicali appena costruite a favore di altri lidi, collegando e attraversando generi, dal minimalismo al barocco al jazz, ai ritmi caraibici. Tre
aspetti di questo approccio alla musica hanno fatto la differenza al Candiani. Innanzitutto, la scelta di suonare interamente in acustico (Reijseger sa anche azionare con i piedi bordoni provenienti da due harmonium) unita alla facilità nell’introdurre la voce e nell’alternare l’uso dell’arco al pizzicato, esplorando tutta la gamma sonora a disposizione (allargata a una quinta corda nel caso del violoncello; a tratti vicina alla perizia richiesta dal mandolino per quanto riguarda il violino). In secondo luogo, la versatilità e la puntualità di Reijseger nell’introdurre gesti, espressioni e vocalità teatrali che acuiscono la percezione del ritmo non solo in riferimento agli impulsi sonori, ma anche a quelli visivi (a volte amplificati ad arte dall’arco che “frusta” l’aria). Infine, la semplicità, l’umiltà, ma anche lo spirito ludico con cui ogni sollecitazione da parte del partner viene ascoltata, accolta e sostenuta, rilanciata dai musicisti. In alcuni momenti non sembra di stare a teatro, ma di aver incontrato due persone che scrutano un magnifico orizzonte e si scambiano ricordi intimi. Dopo aver stupito e meravigliato, Mario Forte, sa anche fare un passo indietro, sostare e dire semplicemente: “Questa non la conosco”
 
 

 Alessio Surian

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