Cantare secondo il proprio sentimento: Amerigo Vigliermo, il Coro Bajolese e I canti Opera Omnia

La presentazione del libro

Via dei Ribelli 19, Bajo Dora, nel Canavese in provincia di Torino è la sede del Centro Etnologico Canavesano. Un luogo, un riferimento, un punto d'incontro storico fondato nel 1975 dal Coro Bajolese con il fondamentale contributo dello straordinario Amerigo Vigliermo (nato nel 1935), ricercatore e sudioso di cultura popolare, cantore. La via prende nome dal sentiero che portava i partigiani in montagna. Sono luoghi attraversati da antichi passaggi, poco distante ci sono ancora tracce della via delle Gallie, di epoca romana. Il Centro nasce con obiettivi precisi: fare ricerca sul canto, la musica e la cultura popolare del Canavese, restituire al territorio tale patrimonio, valorizzarlo, studiare e schedare i documenti raccolti. Caratterizzanti del Centro Etnologico sono i momenti di incontro e scambio, dall'organizzazione del frequentatissimo Primo Maggio a Bajo Dora agli incontri del venerdì di tradizione ormai ventennale.
Venerdì 24 febbraio, dalle ore 21:00, l'incontro è stato dedicato alla presentazione dell'ultimo progetto editoriale e discografico del Centro e del Coro Bajolese: 1966-2018, I canti Opera Omnia. Firmato da Amerigo Vigliermo e da Gian Carlo Biglia, altra figura storica del Centro Etnologico Canavesano, edito da Atene del Canavese nel dicembre del 2022.
Come è solito in questi incontri del venerdì l'atmosfera è conviviale, l'organizzazione della serata molto strutturata con una regia curata, interventi multimediali e di numerosi ospiti, la sala piena con la partecipazione di amici del Coro provenienti anche da lontano, come i coristi di Cornegliano (TV) con il maestro Battistella, i cantori di Bellagio (CO) del coro Bilacus, e i più vicini cantori Salesi o personaggi
come Franco Balmamion vincitore di due giri d’Italia e Paolo Ghiggio storico del ciclismo. Alla fine della presentazione, durata circa due ore, Vigliermo è stato impegnato a lungo a firmare e scrivere dediche sul libro e l'ospitalità tipica del Coro Bajolese e del Centro ha offerto i caratteristici panini e il buon vino rosso locale servito direttamente dal bottiglione da due litri. Infine è seguita anche una pastasciutta notturna collettiva. Sono incontri culturali ma, come desiderio degli ospitanti, sono momenti importanti di convivialità e di festa.
La serata è stata presentata come un vero spettacolo, dalle parole introduttive di Vigliermo: “Noi questa sera vi porteremo a spasso per il Canavese e vi faremo vedere che cosa abbiamo preparato” e dalla soddisfazione per la numerosa presenza di pubblico e di amici la voce si fa emozionata quando in apertura presenta i cantori che sono mancati del Coro, chiedendo silenzio e considerando quel momento come sacro: “C'e tanta gente ma manca qualcuno che vorrei evocare, vorrei che venissero qui almeno idealmente e vorrei che rimanessero con noi, hanno camminato con noi, ci hanno lasciato prima di noi ma noi riconoscenti vogliamo che loro partecipino a questa nostra serata” e si citano i nomi ad uno ad uno. Poi il racconto si fa fluido ripercorrendo la storia iniziale del Coro Bajolese e della ricerca sul campo, due realtà assolutamente interconnesse e interdipendenti alternando presentazioni e ricordi di testimoni incontrati nella ricerca a registrazioni di esecuzioni del Coro, tutte presenti nella chiavetta usb allegata al libro, con un curato montaggio multimediale a cura di Gian Carlo Biglia. Veramente una grande attenzione, una dimostrazione di affetto e stima verso i testimoni, coloro che hanno trasmesso canti e conoscenze e molto spazio è stato dedicato a famiglie e genealogie come per ricostruire un albero
genealogico della gente canavesana, un albero dei canti che si fa storia collettiva. Splendide le numerose fotografie di carattere etnografico, antropologico, proiettate e lungimirante Vigliermo, come ricorda nella serata, quando dopo le prime registrazioni decide di essere affiancato da un fotografo. Fotografie che raccontano di un mondo ormai in buona parte estinto. Fotografie per la maggior parte realizzate dal rimpianto Giovanni Torra che utilizzava una hasselblad. Molti i canti ascoltati che attraversano generi e tempi. Quando Vigliermo presenta il canto Nati noi siamo nell'umida tana coglie occasione per ricordare due importanti figure della ricerca etnomusicologica piemontese, Emilio Jona e Sergio Liberovici, con cui ha avuto un rapporto di collaborazione, di stima reciproca e di amicizia. Ricorda il loro trentennale sodalizio scientifico e artistico e la ricerca confluita nel volume Canti degli operai piemontesi (Ricordi-Unicopli, 1990 che utilizza registrazioni sul campo degli autori negli anni 1958-1973, poi rieditato come: Jona E., Liberovici S., Castelli F., Lovatto A., Le ciminiere non fanno più fumo-canti e memorie degli operai torinesi, Donzelli Editore, Roma, 2008, cui chi scrive ha collaborato all'antologia sonora).
Non sono mancati momenti di performance dal vivo. Il virtuosismo musicale di Gianni Ceretto, fisarmonicista, oltreché  artigiano accordatore e riparatore di fisarmoniche, e di suo figlio Eric, musicista fiatista che ha suonato ocarina, clarinetto e saxofono. Hanno riproposto alcuni brani strumentali della tradizione canavesana, musiche a ballo registrate in passato sul campo anche da Amerigo Vigliermo, ricordando i testimoni che hanno trasmesso quel repertorio e raccontando alcuni anedotti su quei
incredibili personaggi. Gianni e Eric hanno coinvolto il pubblico in un canto a polca molto noto in canavese ed entrato poi nel repertorio del folk revival e hanno divertito il pubblico con un brano quasi circense, che consiste nello smontare il clarinetto ad ogni strofa suonando infine il solo becco con l'ancia, dal repertorio e dalle performance del mitico suonatore locale Palasòt, Aristide Mosca.
Qualche momento di teatro popolare con dei monologhi ironici in piemontese e un'esecuzione dal vivo finale del Coro Bajolese: Noi siamo piemontesi e tanto basta noi vogliamo la libertà, canto appreso da Battista Giovanetto (1916) detto Tin Sobi, contadino muratore, registrato da Vigliermo nel 1980.
Grande partecipazione di pubblico, peccato solo la poca presenza di figli e quasi l'assenza di nipoti, questione complessa, quella della trasmissione generazionale contemporanea, che lamenta lo stesso Vigliermo.



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