Gájanas – Čihkkojuvvon/Hidden (Bafe’s Factory/Nordic Notes, 2021)

Figlia di Ulla Pirttijärvi delle Angel’s Girls di Utsjoki, Hildá Länsman è cresciuta a stretto contatto con le antiche usanze Sámi tra allevamenti di renne e artigianato, ma soprattutto ha appreso, sin da piccola, lo yoik, canto tradizione spesso improvvisata e non lirica che ha lo scopo di esprimere idee e concetti, in particolare quelli relativi alla natura, in una forma musicale astratta. Dotata di una vocalità eterea ma nello stesso tempo potente ed intensa, si è fatta rapidamente strada nella scena folk finlandese, dapprima in formazioni come Vildá e Solju e successivamente con il quartetto Gájanas, nato nel 2014 dall’incontro con Erkki Feodoroff (basso) e i fratelli Nicholas (chitarra e violoncello) e Kevin Francett (batteria), tutti - come lei - di base nell’area Ivalo-Inari-Utsjoki nell’estremo nord della Finlandia. Dopo un lungo rodaggio di sette anni spesi in larga parte sui palchi del Nord Europa, dove hanno raccolto anche diversi riconoscimenti (secondo posto al Sámi Grand Prix Song Contest 2016 in Norvegia, band dell’anno al festival folk di Kaustinen del 2017 e, nel 2021, il premio come artista internazionale dell'anno al The Summer Solstice Indigenous Music Awards in Canada), il gruppo giunge al suo debutto con “Čihkkojuvvon/Hidden”, pubblicato lo scorso 6 febbraio in occasione della festa nazionale Sámi. Il disco si compone di otto brani originali, composti in larga parte dal Hildá Länsman e Nicholas Francett, che intersecano il canto tradizionale yoik e la tradizione musicale Sámi con l’estetica contemporanea del rock di Pearl Jam e Soundgarden, non senza connessioni con i numi tutelari Led Zeppelin e la indimenticata yoiker Inga Juuso. La chitarra e il violoncello dominano vari brani incorniciando la voce della Länsman, il tutto sostenuto da una architettura ritmica non convenzionale con il basso che detta i tempi e la batteria a muoversi su basse frequenze, creando un ponte ideale tra passato, presente e futuro. Ad impreziosire il tutto sono i contributi degli ospiti Sami Kurppa che ha curato l’elettronica in vari brani e Sami Sippola. Il risultato è un suono ben diverso dal black metal nordico, nelle cui trame pure accade di scorgere influenze tradizionali, ma piuttosto il tentativo riuscito di proiettare la tradizione verso il futuro con un approccio originale. Dal punto di vista tematico, l’album ruota intorno al tema del rapporto tra uomo e natura, riflettendo il fascino malinconico dei paesaggi finlandesi, le suggestioni delle aurore boreali, il mare sconfinato e il ghiaccio. Sullo sfondo risalta la tradizione Sámi, diffusa nelle regioni più isolate della Scandinavia, dove per tremila anni hanno vissuto sviluppando una cultura e un’arte autonoma, rispetto al resto d’Europa, paragonabile per unicità a quella dei nativi americani. Ad aprire il disco sono i quasi nove minuti del climax elettrico di “Almmi Dolat/Northern Lights” nei cui innevati paesaggi sonori si staglia la voce di Hildá Länsman che passa con disinvoltura tra atmosfere misteriose ed epicità, a cui segue la ipnotica melodia di “Dollagaccat/Hooves of Fire” che culmina nel solo di voce e violoncello di “Bieggagaikkohat/Snow-Blow”. Se “Diamántadulvvit/Floods of Diamonds” ci regala un'altra istantanea della natura ghiacciata finlandese, la successiva “Čihkkojuvvon/Hidden” è il vertice del disco con i vari strumenti che pian piano si uniscono alla voce sfociando in un finale ad alto di elettricità psichedelica. Si prosegue con le atmosfere cinematografiche di “Hušša sisa/Into The Racket” che in cui spicca il dialogo tra chitarra elettrica e violoncello, facendo da preludio al landscape marino di “Geažehis áhpi/Endless Sea” in cui spicca il solo di sax di Sami Kurppa. La vivace melodia urbana di “Vuolgge muinna/Come With Me” con il sax di Sami Sippola ad imprimere al brano un’atmosfera funk-fusion, chiude un disco di grande spessore da ascoltare fino in fondo. 


Salvatore Esposito

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