Tullia Conte, Diacronia Minima del Tarantismo, Sudanzare. Materiali per la conoscenza 2020, pp.128, Euro 26,00

La bibliografia sul tarantismo, negli ultimi anni, si è arricchita non solo di autorevoli pubblicazioni di carattere scientifico, ma anche di libri divulgativi, destinati ad un pubblico più ampio, desideroso di approfondire questo fenomeno, anche in relazione all’esigenza di affrontare in modo più consapevole i tanti corsi di pizzica pizzica, diffusi più o meno capillarmente in tutta Italia ed all’estero. Seppure non prive di criticità dovute alla fruibilità del contenuto, si tratta di opere certamente meritorie per il loro carattere esplicativo. In questo senso, un esempio indicativo è rappresentato dall’opera di Tullia Conte, che con la pubblicazione de “L’altra taranta. Annabella Rossi e il tarantismo nel Cilento” ci aveva offerto uno compendio storico relativo alle ricerche sul tarantismo in Campania ed in particolare nel Salernitano, unito ad una contestualizzazione più ampia del fenomeno. A distanza di un anno e in contemporanea con la ristampa di quest’ultimo, la regista e performer campana torna con “Diacronia Minima del Tarantismo”, nuovo volume edito dalle Edizioni Sudanzare, in cui viene ricostruita dell’evoluzione storica degli studi sul tarantismo con particolare riferimento alle ricerche compiute dalle donne, poste per molti anni ai margini dalla comunità scientifica, e al connotato negativo che ha avuto il fenomeno in rapporto al genere femminile. Attraverso le poco più di cento pagine del libro, l’autrice sintetizza il contesto storico, culturale e geografico del fenomeno, passando in rassegna le prime testimonianze risalenti al’anno 1064 per giungere agli studi compiuti da Caterina Naselli, Clara Gallini, Amalia Signorelli per giungere all’opera di documentazione fotografica di Chiara Samugheo. Ne emerge una visione di insieme oggettiva e senza pretesa di completezza ma dalla consultazione facile e schematica che rende il libro di lettura immediata per gli appassionati che per la prima volta si avvicinano alla scoperta del tarantismo nella sua “euromediterranea” e non solo prettamente salentina. La sinossi offre al lettore una visione di insieme sulle principali ipotesi formulate dai ricercatori negli anni, con l’aggiunta di alcuni focus di approfondimento su argomenti specifici come gli studi del Novecento, il culto di San Paolo, le tracce di tarantismo nel teatro e la fortuna del festival La Notte della Taranta. Alle conclusioni Tullia Conte affida la sua riflessione critica, evidenziando non solo la centralità della donna nel rito del tarantismo, ma l’importanza dello studio di tale fenomeno in rapporto alla pratica della danza “che non è da intendersi come una volontà di nutrire velleità contemporanee (…) L'analisi storica, unita alle altre discipline come antropologia e sociologia, mira ad una indagine profonda, volta a comprendere le ragioni di questo agire”. Ad intercalare le pagine del libro sono gli scatti di Francesca Grispello che accompagnano il lettore nel percorso di scoperta del tarantismo, ponendo in luce l’importanza centrale del corpo nell’atto coreutico. A riguardo la Grispello evidenzia “Le immagini selezionate in questo volume nascono da stati d’animo diversi, tutte hanno in comune il bisogno di realizzare una visione e la danza – e la danza vuole dire nudità, carne, diaframma, un tempo dissestato, spazio, assenza di giudizio. Questi Esercizi di Carne e Esercizi di Primavera sono appunto “esercizi”, tentativi di cogliere in visione qualcosa che non posso comprendere, ma danzare, probabilmente sono qualcosa che vedrò domani, che abiterò un giorno a venire”

Salvatore Esposito

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