Peggy Seeger – First Farewell (Red Grape Record, 2020)

Su un personaggio come Peggy Seeger è fuor d’ogni dubbio più facile scrivere un libro che una singola recensione. Partendo dal concetto che non tutti, specie fra i più giovani, debbano o possano necessariamente conoscere la sua storia, come si fa a riepilogare in poche righe la vita e la carriera di uno dei personaggi più influenti del folk revival del Novecento, da un lato e l’altro dell’Oceano Atlantico? D’altro canto è impossibile non ricordare che proviene da una delle famiglie più importanti ed influenti nella storia della musica popolare: il padre Charles Seeger è stato un grandissimo musicologo e studioso della tradizione e la madre Ruth Porter Crawford una stimata musicista classica, per non dire dei fratelli Pete e Mike (il primo in verità fratellastro) i quali hanno segnato in maniera indelebile e fondamentale la storia e l’evoluzione del folk urbano statunitense. Peggy è stata inoltre la moglie, sino alla sua dipartita nel 1989, di uno dei padri fondatori del folk revival britannico: Ewan MacColl, che per lei scrisse una delle canzoni più belle che la mente umana sia mai riuscita a concepire (“First Time Ever I Saw Your Face” delle cui versioni si è perso il conto) e con il quale ha realizzato un numero sterminato di LP suonando chitarra, autoharp, banjo, concertina e dulcimer. Se ciò non bastasse ha realizzato anche dischi con il London Critics Group (o The Critics, di cui ne era pure il direttore musicale), uno dei quali registrato in concerto a Milano nel 1968 e pubblicato soltanto in Italia due anni dopo dalla gloriosa Albatros con il titolo “Living Folk” (naturalmente mai ristampato su CD, come quasi tutto il catalogo dell’etichetta fondata da Armando Sciascia, ma se non altro reperibile in rete in formato digitale). Altri ancora l’hanno vista protagonista insieme alle sorelle Penny e Barbara e soprattutto con Mike ma mai con Pete: l’unica occasione in cui i tre sono stati registrati insieme è stata al concerto per celebrare i settantacinque anni della sorella, al quale parteciparono anche Billy Bragg e la famiglia Waterson-Carthy, documentato in un prezioso doppio album dal titolo “Three Score And Ten” (Appleseed, 2007). “First Farewell” è il ventiquattresimo lavoro solista di Peggy Seeger e giunge alla soglia degli ottantasei anni mostrando come la voglia di fare musica non sia mai svanita, così come il suo impegno civile e sociale, specialmente in difesa dell’ambiente e dei diritti delle donne (un tema quest’ultimo ben espresso in “I’m Gonna Be An Engineer”, la sua composizione più celebre e ripresa da altri artisti). Questi argomenti, in particolare quello femminista, sono ovviamente presenti in quest’opera in cui si parla anche di solitudine, depressione, il trascorrere del tempo, tecnologia e social media. Non c’è da stupirsi affatto nel trovare una canzone dedicata all’immigrazione (“Lullabies For Strangers”) e una sul dramma della guerra, “How I Long Peace”, sempre vissuta soprattutto attraverso una prospettiva femminile (“Non riesco a comprendere come sorelle, mogli e madri non riescano a fermare la macellazione di fratelli, mariti e figli… non ci sarà mai pace finché gli uomini non abbandoneranno il conflitto come mezzo per occuparsi dei problemi che impediscono di unirci ”). A giudicare dal titolo “First Farewell” sembrerebbe il suo ultimo album di canzoni originali: non è un lavoro del tutto immediato ma nemmeno troppo difficile da penetrare, soprattutto perché non è propriamente catalogabile come folk in quanto non di rado risulta piuttosto prossimo a quella che nei paesi anglosassoni è indicata come “art song”. Le armonie infatti sono leggermente più complesse e non deve essere un caso se per l’occasione Peggy Seeger abbia scelto di tralasciare il suo strumentario abituale per suonare il pianoforte, come non accadeva sin dai tempi dei suoi primi studi accademici, usandolo però con moderazione e senza ricercati virtuosismi, quanto occorre per sostenere la sua voce, il cui timbro ovviamente non è più quello acuto e penetrante della gioventù ma resta amabile e confidenziale. Il brano più folk del disco è probabilmente la breve ma intensa “Tree Of Love” che pare avere radici in due ballate tradizionali (“Seeds of Love” and “Wild Mountain Thyme”) ed è dedicata a Irene Pyper-Scott, sua partner da circa trent’anni. “The First Farewell” è anche un prodotto a carattere famigliare poiché ad aiutare l’artista sono intervenuti i due figli, Calum e Neil McColl (fratelli della scomparsa e più celebre Kirsty) e la nuora Kate St. John (nota per aver fatto parte dei Dream Academy ma ancor di più aver lavorato a lungo, dal vivo e in studio, con Van Morrison); quest’ultima ha portato un po’ di colori suonando corno inglese, oboe e fisarmonica mentre i due “ragazzi” hanno cantato e suonato le chitarre e tutti e tre hanno pure fornito un aiuto in sede compositiva in alcuni episodi. Forse, come sempre il titolo può far supporre, questa potrebbe anche non essere l’ultima volta che troveremo il nome di Peggy Seeger (che intanto il 27 maggio è tornata ad esibirsi dal vivo alla prestigiosa Cecil Sharp House di Londra) sulla copertina di un disco; in caso contrario sarà un congedo elegante e fortemente personale ma al contempo anche del tutto privo di retorica e intenti autocelebrativi. 


Massimo Ferro

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