Margherita Pirri – Pensieri (Autoprodotto, 2021)

Uno dei fiori all’occhiello di cui può fregiarsi Margherita Pirri è che alcune sue composizioni sono diventate sfondo sonoro nelle sfilate di note firme nel campo della moda (a Milano e finanche a Parigi) benché nel suo curriculum possa vantare anche un Demo Award, premio indetto dalla famosa trasmissione radiofonica di RAI 1, e piazzamenti di tutto rispetto in manifestazioni di rilievo come Musicultura, il Premio Bianca D’Aponte ed il Biella Festival. Margherita però è una cantautrice decisamente atipica nel panorama musicale italiano e forse persino unica. Innanzitutto, canta prevalentemente in inglese, e molto bene, anche se questo di per sé non rappresenta certo un’esclusiva, oltre che in francese, tedesco e, ovviamente, italiano. Inoltre con rarissime eccezioni, ha fatto sempre fatto tutto sola, sia perché in pratica i suoi lavori discografici sono completamente autoprodotti ma soprattutto perché ama accompagnare la sua voce gentile e discreta esclusivamente con il sostegno degli strumenti che lei stessa suona, ovvero il pianoforte (per cui vanta studi accademici, così come per il canto) e il sintetizzatore ma anche la chitarra acustica e in qualche occasione nientemeno che una chitarra-arpa. Ma quello che maggiormente la distingue dalle molte sue colleghe in circolazione è che la sua musica, pur non privandosi di un debito con la più classica canzone d’autore nostrana, appare molto più prossima stilisticamente al lavoro di certe cantautrici nordiche e in particolare, per comprendere meglio la sua musica, vale la pena menzionare qui Ane Brun, Eivør, Agnes Obel e l’irlandese Rosie Carney. A dir la verità Margherita è solita citare fra le sue principali influenze Kate Bush ed Enya, e di certo anche loro hanno lasciato un segno più o meno evidente nella sua musica, specialmente la seconda; tuttavia in comune con i nomi citati sopra, per quanto quasi certamente in maniera casuale, ha un’innata attitudine per atmosfere crepuscolari e autunnali, melodie fragili e sognanti (tuttavia nel suo caso assai più solari) e l’uso moderato dell’elettronica (anche se, come per Enya, negli ultimi album dei primi due nomi riportati prima l’elettronica in verità appare un tratto dominante). “Pensieri” è in pratica il primo album interamente cantato in italiano per la cantautrice milanese, ed il sesto complessivamente, ma non si discosta più di tanto dai suoi dischi del passato, fatta eccezione per “Folktronic” che, essendo stato realizzato appositamente per le sfilate, ha un sound inevitabilmente più “dance”. È un lavoro concepito e registrato durante questi mesi complicati e tribolati e di questo in parte ne risente; difatti, come la stessa artista sostiene, “racconta storie ricche di nostalgia, di vita e di speranza, una voglia di tornare alla vita normale in un periodo storico unico e molto difficile come quello in cui stiamo vivendo oggi in cui tutto è cambiato anche se tutto è rimasto uguale”. “Il Rumore del tempo” è la canzone che indubbiamente espone meglio un tale stato d’animo in un’opera che più in generale offre riflessioni interiori, memorie personali, momenti di malinconia e nostalgia, attraverso tredici fragili e intense ballate folk-pop d’autore; il loro unico limite è forse di non differire troppo l’una dall’altra data la predilezione di Margherita per l’uso di pochi (ma calibrati) strumenti e tempi sempre quieti e rilassati. Tutte le tracce portano la sua firma tranne la conclusiva “L’unica legge che non so” (il cui testo si deve a Gabriella Baroni) e alcune in verità erano già apparse nei suoi lavori precedenti, ma sono state reincise e in qualche caso anche rivestite in modo lievemente difforme; tra queste sono da ricordare in particolare le stupende “Un giorno di maggio” e “Cara Milano”, un tenero e affettuoso ritratto della città che le ha dato i natali, e “Luna bianca” che qui è in una versione più lunga rispetto a quella apparsa come bonus track nel precedente album, “Music From The World”, che altrimenti contiene – come il titolo lascia intendere – cover provenienti da varie parti del mondo. Anche se il clima in definiva appare un poco monocorde (ma non per questo monotono), “Pensieri” presenta ancora una volta un’artista molto dotata e originale, quantomeno per la nostra scena musicale, e risulta godibile dal principio alla fine nonché capace di suscitare emozioni intense e profonde. 


Massimo Ferro

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