Stefano Tamborrino – Seacup (Tûk Music, 2020)

Batterista e compositore fiorentino dall’originale approccio stilistico e compositivo, Stefano Tamborrino si è formato come autodidatta per poi approdare, ben presto, a prestigiose collaborazioni con artisti del calibro di Stefano Bollani, Hindi Zahra, Chris Speed, Louis Cole e Gianluca Petrella. Nel corso degli anni, si è segnalato per la sua capacità di muoversi agilmente attraverso generi e stili musicali differenti, mettendo in luce tutta la sua capacità di rischiare e mettersi continuamente in gioco, come dimostra la fortunata esperienza con il progetto Hobby Horse con il sassofonista americano David Binney con cui ha esplorato i sentieri dei noise jazz. In un così articolato percorso artistico mancava ancora un disco a suo nome e non ci sorprende vederlo uscire per quella fucina di talenti che è la Tûk Music di Paolo Fresu, da sempre attenta ai fermenti creativi di casa nostra. “Seacup”, questo il titolo del disco raccoglie dieci composizioni autografe, incise da Stefano Tamborrino (Composizione, voce, batteria, elettronica e lap steel) con il prezioso e determinate contributo di un eccellente gruppo di strumentisti composto da Ilaria Lanzoni (violino), Katia Moling (viola), Dan Kinzelman (sax), Andrea Beninati (violonello) e Gabriele Evangelista (contrabbasso), a cui si aggiunge la voce di Naomi Berrill. Il disco, nel suo insieme, mette in luce l’immaginario poetico e compositivo del batterista toscano, facendo emergere, ora spaccati riflessivi, ora ancora in continuo movimento. L’ascolto non offre mai punti di riferimento, mescolando spaccati onirici in cui a prevalere sono il dialogo tra corde ed elettronica, ora incursioni nel jazz contemporaneo nel quale fanno capolino echi di folk, pop e psichedelica. Aperto dal lirismo dell’iniziale “Coda” dalle fascinose atmosfere nordiche, il disco entra nel vivo con il minimalismo “Escher” in cui giganteggia il sax di Kinzelman e che sembra rievocare la poetica visionaria dell’incisore olandese. Si prosegue con la superba “Purple Whales” nella quale la voce di Naomi Berril si intreccia con quella di Tamborrino che con Evangelista al contrabbasso costruisce un’architettura ritmica perfetta. Se “Olifante/The Kinzelman” mette in luce un drumming potente ad incorniciare il sax di Dan Kinzelman, la successiva “Noli Me Tangere”, riporta al centro della scena gli archi ed evocando il celebre passo evangelico, oggetto di numerose opere pittoriche. La fascinosa “Bird Vertigo” apre la strada prima al sinuoso jazz di “Jakarta” e poi ad “Arcadia”, uno dei vertici del disco, nella quale spicca l’originale arrangiamento in cui gli strumenti classici viola e violino dialogano con quelli jazz. Completano il disco “Gamelan” e “Almost Jesus” nel quale torna protagonista il sax con il suo eloquio elegante e raffinato. “Seacup” è, dunque, un disco affascinante e dalle diverse sfaccettature nel quale si ricorrono ispirazioni e suggestioni differenti, e che conferma Stefano Tamborrino come un musicista e compositore di grande talento. Consigliato! 


Salvatore Esposito

1 commento:

  1. Fantastico, lo adoro! Non vedo l'ora di rivederlo live in concerto!

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