Filippo Cosentino – Baritune. A baritone guitar journey (Incipit Records/Egea Music, 2020)/Leave The Thorn, Take The Rose (DaVinci/Egea Music, 2020)

Chitarrista e compositore tra i più apprezzati del panorama italiano ed internazionale, Filippo Cosentino ha alle spalle una solida formazione accademica, spesa tra l’Università di Bologna e il Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna dove si è laureato in chitarra jazz, sotto la guida del maestro Tomaso Lama, ed un articolato cammino artistico che artistico che lo ha condotto a cristallizzare un raffinato approccio esecutivo, nonché a sviluppare un originale linguaggio compositivo nel quale si intrecciano influenze diversificate che affondano le loro radici nella musica del Mediterraneo. Nel corso degli anni, le sue ricerche si sono focalizzate sulla chitarra baritona, sia acustica che elettrica, di cui ne ha esplorato le notevoli potenzialità espressive come voce strumentale principale, a fronte dell’abituale utilizzo come complemento all’interno di un ensemble. Significativa in questo senso è stata la pubblicazione di “Tre – Baritone Guitar Solo” del 2016, il suo primo disco per chitarra baritona sola, una vera rarità nel suo genere e nel quale si colgono già in modo evidente tutte le peculiarità del suo lavoro sulle melodie e sulle strutture ritmiche. A distanza di quattro anni, Cosentino ci regala “Baritune. A Baritone Guitar Journey”, album, registrato tra il 20 e il 27 maggio 2019 presso i Dragonfly Studio di Alba (Cn), e nel quale ha raccolto dodici brani, in larga parte autografi, che nel loro insieme spostano più avanti il confine delle ricerche intraprese con il precedente non solo dal punto di vista compositivo ma anche da quello prettamente sonoro con l’utilizzo dell’elettronica. Aperto dalla melodia malinconica di “Antes de decid adios”, il disco entra nel vivo con la brillante “Fields Of Wheat” la cui tessitura ritmica dagli echi rinascimentali rimanda ad una corsa a perdifiato nelle campagne baciate dal sole estivo. La nuova versione di “Family”, già incisa in “Tre”, si colora di atmosfere funk con il dialogo tra chitarra acustica ed elettrica ad impreziosire il tutto. Si prosegue con la bella riscrittura strumentale di “Estate” di Bruno Martino e il gustoso blues di “Love”, mentre “Old Boy” è un personale omaggio a J.D. Salinger e al protagonista del “Giovane Holden”. Non manca una incursione nel jazz con l’imperdibile arrangiamento di “Beautiful Love” di Victor Young, già nel repertorio di Bill Evans, e l’omaggio a Pat Metheny con “One Quiet Night”, uno dei brani per eccellenza dedicati alla chitarra baritona. Le sperimentazioni atonali di “Andromeda e Perseo” ci schiudono le porte al vertice del disco con quella perla di assoluta bellezza che è “Lascia ch’io pianga” di Georg Friedrich Händel a cui seguono la nuova versione di “One Quiet Song”, altro brano tratto da “Tre”, e la cartolina da Città del Messico “CDMX”, metropoli i cui suoni e colori sono rimasti nella memoria del chitarrista albese, e a cui è affidata la perfetta chiusura di un pregevole disco. 
Quasi parallelamente alla pubblicazione di “Baritune. A Baritone Guitar Journey” arriva anche “Leave The Thorn, Take The Rose”, disco completamente diverso dal punto di vista concettuale e musicale ma che conferma l’eclettismo e il talento assoluto di Filippo Cosentino. Ispirato nel titolo all’oratorio “Il tempo e il disinganno” di Georg Friedrich Händel, l’album presenta dodici composizioni di epoca barocca, rilette in chiave jazz con divagazioni nei territori della musica contemporanea, del flamenco e del tango. Il barocco ha rappresentato un momento cardine della storia della musica avendo rinnovato l’arte della composizione ma soprattutto perché ci ha insegnato al guardare al futuro e nel contempo a recuperare la tradizione musicale popolare. Ad accompagnare Cosentino in questa nuova avventura è un eccellente gruppo di strumentisti composto da Carlo Chirio (basso), Lorenzo Arese (batteria), Giuseppe Notarbella (tromba), Filippo Ansaldi (sax alto) e Giovanni Forti (tuba) i quali hanno contribuito in modo determinante nel caratterizzare il suono e gli arrangiamenti del disco. L’apertura è affidata a “552” il cui tema riattualizza il concetto di fuga e si sviluppa in un dialogo tra chitarra e tromba incrociando composizioni di J.S. Bach e A.Schoenberg. La “Sarabanda BWV 995” di J.S.Bach, riletta con i ritmi ballabili del calypso, e la dolce malinconia di “Lascia la spina, cogli la rosa” di Hendel fanno da preludio a “Joy” nel cui tema si staglia la melodia della cantata “Jesus bleibet meine freude” di J.S.Bach proposta in una originalissima chiave swing. Il punto di contatto con “Baritune” va ricercato in “El baile de las hadas” riscrittura in salsa flamenca della “Ciaccona in Fa minore” di J.S. Bach. L’atmosfera torna a farsi riflessiva in “Belinda” di Henry Purcell, mentre “Nina” Nina” riadatta in veste jazz la nota aria tratta dall’opera buffa “Gli tre cicisbei ridicoli. Tre giorni son che Nina”, attribuita al compositore piacentino Vincenzo Legrenzio Ciampi. I ritmi e le melodie del barocco siciliano declinati in colori tangueri di “Siciliana” di Giovanni Battista Pergolesi ci accompagnano verso il finale con la fascinosa “Fuga a tre voci”, firmata dallo stesso Cosentino e “Lamento di Arianna” di Claudio Monteverdi (versione del 1614), proposta in due diversi arrangiamenti, che suggellano un disco di grande spessore culturale e musicale. I due album firmati da Filippo Cosentino meritano di essere ascoltati con grande attenzione, svelando tutta la potenza espressiva della chitarra baritona, il primo nella sua dimensione solistica, e il secondo come voce principale di un più ampio ensemble. 


Salvatore Esposito

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