Elina Duni – Lost Ships (ECM, 2020)

Da quando hanno cominciato a collaborare, tre anni fa, Elina Duni e Rob Luft stanno offrendo alcune delle musiche più vitali del vecchio continente. Nel frattempo, individualmente, ci hanno regalato tre magnifici album “Partir” di Elina Duni, “Riser” e “Life is a Dancer” di Rob Luft. E ci hanno abituato a concerti sempre molto ispirati, sia come duo voce-chitarra, con canzoni toccanti su temi che vanno dall’amore all’esilio, sia, più recentemente, in trio con Fred Thomas che ben si inserisce in questo contesto tanto al pianoforte quanto con le percussioni. Ora convogliano sei loro composizioni in questo nuovo album in quattro lingue – albanese, francese, inglese, salentino: “Lost Ships”, “Numb”, “Brighton”, “Flying Kites”, “Empty Streets” e Lux”. Quest’ultima contiene un verso che è anche una chiave di lettura dell’intero disco: “In ogni lacrima c’è una luce che sorge.” Elina Duni e Rob Luft la spiegano così: “Accanto alla severità che si trova in molti di questi brani, c’è una leggerezza che pervade tutto. Crediamo che questa luce possa, e farà, eclissare questi tempi difficili”. I titoli delle canzoni, il loro andamento, i dialoghi interni rivelano un profondo spirito di osservazione verso il mondo in cui viviamo. Del nuovo lavoro (il quarto per Duni con l’ECM), registrato nel sud della Francia, negli studi a la Buissonne a febbraio di quest’anno, dicono: “Questo è un album sui problemi contemporanei che tutti noi dobbiamo affrontare: la tragica storia della crisi migratoria in Europa e inoltre, l’imminente fallout ecologico dovuto alla distruzione della natura. È anche un album sui luoghi in cui siamo stati e abbiamo amato, luoghi che non esistono più o continuano ad esistere solo come un frammento della nostra immaginazione. Ci sono canzoni che toccano influenze del passato, con il suono dell’Albania e il folklore mediterraneo sempre presenti. Abbiamo voluto esplorare anche altre radici musicali: ballate jazz senza tempo, canzoni francesi, canzoni popolari americane…”. Ed ecco allora l’evocativa apertura affidata al tradizionale salentino “Bella ci dormi” e poi, a tre quarti della scaletta, una di seguito all’altra i due canti in albanese: l’invito al ballo di “Kur Më Del Në Derë”, che evidenzia l’intesa ritmica fra voce, chitarra e percussioni, e la sognante “N’at Zaman”, che ci fa ritrovare il duo Duni-Luft e sembra riprendere idealmente la trama tessuta da “Bella ci dormi”. Due brani vanno a esplorare due classici come “I’m A Fool To Want You”, in cui splende anche il filicorno di Matthieu Michel, e “Hier encore” di Charles Aznavour, di nuovo in duo, a chiudere l’album con un magistrale rimando sonoro fra l’arco narrativo del canto ed il gioco di armonici prodotto dalla chitarra acustica. L’affiatamento e la padronanza delle dinamiche, armoniche e di volume, del quartetto è evidente nell’altro tradizionale, questa volta il brano in inglese, “The Wayfaring Stranger”, in cui i quattro strumenti melodici raggiungono un invidiabile e toccante unità sonora coerentemente con le intenzioni di Elina Duni riguardo a questo quartetto: “Non ho mai voluto essere una cantante con un trio che l’accompagna. Dall’inizio, ho fatto in modo che i musicisti avessero molto spazio per improvvisare, ed io per sperimentare con la voce. Anche lei è uno strumento. Col tempo, abbiamo sviluppato un’intesa fra noi che ci consente di muoverci dovunque vogliamo andare”. Ciò non toglie parsimonia ai musicisti nel dosare i contributi e realizzare transizioni ben riuscite, come in “Numb” che parte ipnotica e dolente con linee scarne di chitarra e voce per poi venir raggiunte a metà brano dal piano, prima in un crescendo di linee che “liberano” anche l’apporto della chitarra, poi in un finale per sola voce (sussurrata) e tastiera, con la chitarra che torna a far capolino proprio in fondo, quasi un’eco; giusto un soffio prima che il pianoforte introduca da solo, quasi senza tempo l’introduzione a “Lost Ships”, gioiello di narrazione vocale cui la chitarra acustica e la tastiera offrono sequenze che richiamano letteralmente le onde e l’imprevedibilità del mare. C’è da augurarsi queste musiche tornino ad approdare anche alle sponde italiane: il 20 dicembre è previsto ad Ascona, al Teatro San Materno, l’unico concerto prossimo all'Italia all’interno del tour europeo di presentazione dell’album. 


Alessio Surian

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