Fabio Accardi – Breathe (Mordente Records, 2020)

Batterista, compositore ed arrangiatore barese con alle spalle oltre trenta album come sideman e quattro come leader, Fabio Accardi si è formato presso il Conservatoire National Superieur di Parigi e con strumentisti del calibro di Daniel Humair, Dre Pallemaertz, Gary Chaffee, Ron Savage, Roberto Gatto, Ettore Fioravanti e Benny Forestiere e vanta una lunga lista di collaborazioni di prestigio con i principali protagonisti della scena jazz italiana ed internazionale da Paolo Fresu a Stefano Bollani, da Enrico Rava a Fabrizio Bosso passando per Roberto Taufic, Dave Liebman e Gabriele Mirabassi. A distanza di tre anni da “Precious”, concept album dedicato alla Madre Terra e a quanti si battono per la difesa della sua biodiversità, lo ritroviamo con “Breathe” nuovo lavoro che lo vede nuovamente affiancato dalla FabCrew, dream team di straordinari strumentisti composto da Claudio Filippini (pianoforte), Gaetano Partipilo (sax alto e soprano), Francesco Poeti (chitarra elettrica) e Giorgio Vendola (contrabbasso) che ha sostituito nella line-up Luca Alemanno presente nel precedente. La presenza in larga parte della stessa band di “Precious” non è l’unico filo rosso che lega le due produzioni, in quanto anche questo nuovo disco nasce da un preciso concept ovvero l’esigenza di tradurre in musica il respiro, come elemento in grado di porci in connessione non solo con la Natura che ci circonda ma anche con la propria interiorità e la dimensione spirituale. Composto da sette brani di cui sei originali, tutti firmati da Accardi, e una rilettura, l’album è un invito a raccogliere l’energia necessaria a carpire le onde di forma generate dalla musica ed in grado di far vibrare le corde dell’anima, guidando il nostro cammino sulla strada giusta. Dal punto di vista compositivo i brani esaltano non solo la coralità del quintetto nelle aperture verso le improvvisazioni, ma anche le potenzialità espressive delle singole voci strumentali che spesso si ritagliano gustosi assoli. Ad aprire il disco è l’esortazione a lasciar respirare la Terra del crescendo di “Let the Earth Breath” con batteria e contrabbasso che sorreggono la costruzione melodica del pianoforte in cui si inseriscono prima la chitarra di Poeti e poi il sax di Partipilo che ci accompagna verso il finale corale denso di lirismo. Si prosegue prima con la dinamica “Bene mi fa” con gli assoli centrali di chitarra, sax e pianoforte, e poi con la dolcissima “Lullaby for a Little Angel” con il pianoforte e la batteria che guidano la prima parte e il sax di Partipilo che impreziosisce la seconda. L’introspettiva “A Talk with God” con la trama ritmica perfetta di Accardi ad incorniciare il dialogo tra chitarra, pianoforte e sax, ci introduce alla superba rilettura in chiave jazz di “Daydreaming” dei Radiohead e alla splendida “Oxygen”, uno dei vertici compositivi del disco. L’elegante ballad “Once Upon A Time” chiude un album di grande fascino e dalla intrigante architettura compositiva. Nella versione in vinile, la scaletta è leggermente diversa, essendo priva di “Lullaby for a Little Angel” ma con una bellissima versione di “Nature Boy” di Eden Abhez, cantata da Serena Fortebraccio in luogo della già citata “Daystreming”. Entrambi i brani sono ascoltabili su Spotify, dove tuttavia è stata esclusa dalla tracklist “Oxygen”. 

 
Salvatore Esposito

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