Shooglenifty – Acid Croft Vol 9 (Shoogle Records, 2020)

Fin dagli esordi questi figli eterodossi della tradizione scozzese (trent’anni on the road spesi magnificamente) hanno avuto la capacità di sorprendere con elementi musicali “altri” combinati con le forme tradizionali scoto-irlandesi. “Acid Croft” è la divertente quanto efficace denominazione che hanno adottato per tratteggiare i loro disegni sonori inauditi e spregiudicati, una sorta di psycho-folk, dall’energetico piglio rock e fortemente dance-oriented. “Acid Croft Vol 9” contempla un nuovo cambio d’organico, perché dopo la prematura scomparsa nel 2016 del violinista-icona e frontman Angus R. Grant, a soli 46 anni, è subentrata nella line-up Eilidh Shaw (già nelle The Poozies), un nome di peso dell’archetto della scena scozzese, fiddler di scuola Highlands che ha avuto come maestro Aonghas Grant, il papà di Angus, e che è in tour con la band fin dal 2018. Per la cronaca, il resto degli Shoogle sono Ewan MacPherson (mandolino, banjo tenore, scacciapensieri, voce), Garry Finlayson (banjo e banjax), Kaela Rowan (voce e percussioni), James Mackintosh (batteria, percussioni, piano), Malcolm Crosbie (chitarra) e Quee MacArthur (basso). Registrato in uno studio dirimpetto al Ben Nevis, l’album è stato prodotto da Andy Bell (che ha lavorato con Karine Polwart, Martin Simpson e Sam Sweeney) e contiene otto brani originali composti dai membri del gruppo Shaw, MacPherson, Rowan e da altri musicisti del giro neo-tradizionale caledone (Ian Carr e Tia Files). Centrale l’apporto della Shaw, che garantisce tecnica, fluidità e vitalità messe al servizio del gioco di timbri di plettri, sezione ritmica percussiva e della versatilità canora della Rowan, la quale, a sua volta, ha introdotto elementi dell’espressività canora gaelica, sempre improntata al ritmo (mouth music, waulking song). “Billy’s” apre l’album, un set strumentale organizzato in tre parti (“Euphoricishness/Billy’s Birthday Tune/Colonel Sig of the 2-2-6”) che sprigiona continua cambi di scena. Per parlare della seconda traccia, “Black Dog on the Balcony/Tìll an Crodh Laochain/The Roaster”, occorre fare un passo indietro, perché da quasi dieci anni la band scozzese frequenta il Rajasthan, dove ha collaborato con il gruppo Dhun Dhora, incidendo anche l’album “Written in Water”. Le assonanze indiane avvolgono la prima parte del brano, che, tuttavia, ritrova pienamente la sua fisionomia gaelica a partire dal secondo tema, “Tìll an Crodh Laochain”, in origine una melodia per cornamusa, divenuta un pibroch song, che protrae il potere mesmerico dell’intera traccia: sicuramente uno degli episodi migliori del lavoro. Parte a ritmo di strathspey “Air Allaban/Sùil a ‘Ghobhair” in cui sono esposte la maestria strumentale e il senso del groove del combo, mentre in “The Caravan Up North Tour/An Robh Thu ’Sa Bheinn” le cadenze danzanti incrociano il ritmo di una waulking song trasfigurata e dilatata. “Hunting for Angus” è un tributo al non convenzionale membro della band scomparso: inizia con una poesia declamata dal suo autore, Magi MacGlyn, poeta di Balquhidder, compaesano di Angus, il cui approccio anticonformista e solitario ricalcava quello di Grant. Qui il violino accompagna la voce recitate, frasi di chitarra e percussioni si uniscono a creare un bel bridge per il successivo spoken word e canto di Kaela, che è contrappuntato dal fiddle, la voce strumentale che tratteggia l’essenza più profonda del brano. È di nuovo danza con “Squat Lobster” (“Bigger House/Maratime/Thanks Fradz”) e con “Brutus” (The Red Hot Tubbers/Brutus The Husky). In fondo troviamo “Trams” (Silence of the Trams/Tom and Lisa’s Silence of the Trams), motivo sviluppato a partire da una melodia su cui Angus R. Grant stava lavorando prima della sua scomparsa, che ben sintetizza le good vibes offerte daggli Shoogle. Ci sono pochi dubbi che la tradizione è anche futuro e pur ben passare per il dancefloor o per una rockin’ ceilidh night. 


Ciro De Rosa

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