Auļi – Senču Balsis/Voices of the Ancestors (CPL, 2019)

Che cosa hanno in comune il canto difonico di Batzorig Vaanchig (Mongolia), lo yoik di Kai Somby (Sápmi) e lo jodel di Albin Paulus (Austria)? Tutti e tre questi artisti hanno innestato la propria pratica vocale nel tronco di tradizioni antiche che ci spingono ad interrogarci sulle origini del canto. E tutti e tre sanno dialogare con contesti sonori diversi. A loro hanno pensato i lettoni Auļi per il nuovo album, il nono in quindi anni. Privilegiando il registro vocale, non poteva mancare anche l’apporto di un cantante lettone, Edgars Lipors. Le collaborazioni in questo ambito sono il tratto distintivo di Auļi, collettivo numeroso che unisce percussioni e cornamuse ed ha ribattezzato il proprio canale Youtube “AuliEtnotranss”. I dodici nuovi brani sono stati l’occasione per visitare i territori dei tre ospiti stranieri con viaggi e registrazioni in Austria, Mongolia e Norvegia. Tengono in equilibrio nuovi arrangiamenti di brani tradizionali lettoni e nuove composizioni che valorizzano l’arte vocale degli ospiti, sia arrangiando specifici brani per ognuno di loro, sia facendoli interagire con l’ensemble all’interno dello stesso brano. Tre composizioni vedono protagonista Batzorig Vaanchig, membro del gruppo mongolo Khusugtun. Fin da bambino, dalla madre, insegnante di musica, ha appreso il canto difonico “khoomei” – che in mongolo vuol dire gola, il luogo in cui, con una tecnica adeguata, è possibile produrre armonici vocali. Da Gengis Khan alle conquiste degli unni, le sue canzoni rievocano volentieri lo spirito di conquista delle genti mongole. Anche Albin Paulus è stato incoraggiato a cantare e a suonare lo scacciapensieri dalla madre e dalla famiglia ed ha esplorato repertori medievali, classici, folk e, in particolare lo jodel alpino includendolo nelle sue composizioni e quindi in nuovi contesti armonici. La sua tecnica con lo scacciapensieri gli consente di unirsi agilmente alla sezione percussiva, volentieri a ritmi incalzanti in mezzo ai quali il virtuosismo vocale apre finestre liriche ed evocative. A differenza dei due colleghi, Kai Somby ha un’anima rock cui da espressione con il gruppo Intrigue. Fin da adolescente ha imparato ed esplorato l’arte vocale sami conosciuta come joik ed è fautore di uno specifico stile, l’heavyjoik. Ascoltando i brani che lo vedono protagonista si può notare che le sillabe chiave si ripetono: non si tratta, infatti, di canzoni narrative, ma di dar forma vocale ai propri sentimenti o di “cantare” l’affettività dell’interlocutore. Come esplicita Kai Somby: “Quando pratico joik, non si tratta di un joik ‘su’ di te, si tratta direttamente di joikarti”. Applica quest’arte a una persona così come ad animali, piante, contesti ambientali, oggetti. Nel brano “Uhcavieljaš / Mazais brālis / Little brother” il suo joik traccia il corpo sonoro di un fratello più giovane, sottolineandone la carica energetica e scoprendo affinità con una canzone tradizionale lettone dedicata al rapporto fra madri e figli. Completa il poker il lettone Edgars Lipors, multistrumentista innamorato delle tradizioni del proprio paese cui ha dedicato oltre trent’anni di ricerche, concerti e registrazioni. Se, in genere, queste tradizioni mettono in primo piano le voci femminili, Edgars Lipors ha saputo ritagliarsi un proprio spazio legato, in particolare, ai mestieri, dal soldato al pescatore, dall’apicoltore all’allevatore di cavalli, così come Batzorig Vaanchig dedica parte del proprio repertorio agli allevatori. Collaborare con Auļi appare una coerente estensione del lavoro di Edgars Lipors con l’ensemble Vilki, gruppo di matrice tradizionale che è stato fra le fonti di ispirazione di buona parte dei membri di Auļi. 


Alessio Surian

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