Angelo Daddelli & e i Picciotti – Angelo Daddelli & e i Picciotti (800A Records, 2020)

La piccola orchestra di folk siciliano de i Picciotti ha preso vita nel 2014 a Palermo dall’idea di Angelo Salvatore Daddelli (voce, chitarra, friscalettu, flauto dolce) di dare vita ad un progetto musicale volto a rileggere e riattualizzare la musica popolare isolana, per lungo tempo fonte di ispirazione per compositori classici come Johann Sebastian Bach, Arcangelo Corelli e Alessandro Scarlatti, partendo dalla riscoperta degli strumenti della tradizione, come il friscalettu, le cianciane (cembali), il marranzano, uniti all’utilizzo di chitarra classica, contrabbasso, mandolino e fisarmonica. Dopo aver suonato inizialmente ovunque, tra strade, piazze, feste di paese e matrimoni, il gruppo si è evoluto in un quintetto attualmente completato da Mattia Franchina (contrabbasso, cori), Nino Nobile (mandolino, mandola, chitarra, cori), Marco Macaluso (fisarmonica, cori) e Alessio Oliva (percussioni, cori). Pian piano il gruppo ha cominciato a conquistare palchi importanti, per giungere nel 2019 allo spettacolo “Sciavuru di Sicilia”, portato in scena all’Auditorium Rai di Palermo e alla recente collaborazione con l’artista nigeriano Chris Obehi ne “La siminzina” in omaggio a Rosa Balistreri nell’anniversario della sua scomparsa. A cristallizzare il cammino compiuto in questi primi sei anni di vita del gruppo, è arrivato quest’anno il loro album di debutto omonimo, prodotto da Fabio Rizzo, nel quale hanno raccolto otto brani, tra inediti e canti della tradizione popolare siciliana, incisi con la partecipazione di Irene Giliberti (tamburello siciliano), Angelo Battaglia (chitarra), Giuseppe Lana, Valentina Migliore, Roberta Sava (cori), Davide Rizzuto (violino), Giuseppe D’Amato (violoncello) e Salvo D’Amato (viola). Accolti dalla simpatica copertina che rimanda alle scatolette di tonno nella cui etichetta sono ritratti i componenti del gruppo, l’ascolto ci consegna l’istantanea di una Sicilia affascinante con i suoi colori, i profumi intriganti, i suoni speziati e le danze trascinanti, calata in un’atmosfera solare che, a volte, si fa liricamente nostalgica e riflessiva. Si spazia, così, dalle musiche che accompagnano il ballo, ai canti d’amore, per toccare quelli satirici e i canti di lavoro, fino a giungere al repertorio fanciullesco e devozionale. A spiegare l’intento alla base del disco è lo steso Daddelli che afferma: "Ci hanno insegnato a vivere l’emigrazione forzata dalla nostra terra (con conseguente suo spopolamento e impoverimento) come un destino ineluttabile e a tollerarla come un male normalizzato. Ma così non è, vogliamo accendere una luce per evidenziare questo fenomeno drammatico e che molti fanno finta di non vedere, in primis gli attori della nostra politica siciliana. Questo riflettore lo si vuole accendere tramite il movimento “Si Resti Arrinesci”, che prende il nome di un modo di dire consolatorio per chi parte per trovare fortuna fuori dalla Sicilia: “Cu nesci arrinesci” (chi esce, riesce). Uno degli obiettivi di questo nostro lavoro, dunque, è cercare di infondere il più possibile autostima ai siciliani e spronarli a migliorarsi e tenere alta l’attenzione di chi governa questa terra straordinaria”. Dal punto di vista musicale gli arrangiamenti si muovono nel solco della tradizione non musealizzata ma in movimento, aperta alle influenze world ed alle intuizioni contemporanee. L’album si apre con la trascinante filastrocca tradizionale per bambini “U puddicinu” (noto anche con il titolo di “A lu mircatu”), caratterizzata dal cantato a “l’abbanniata” (strillata cantilenata) che rimanda alle voci dei venditori nei mercati siciliani ed impreziosita dall’intermezzo strumentale guidato da fisarmonica e mandolino. Si prosegue con il malinconico canto di emigrazione “Ti ti ti”, nota per essere stata citata da Frankie Hi-Nrg in “Fight the Faida” e l’eccellente arrangiamento in 6/8 di “Balletto palmese” in cui spicca il friscalettu di Daddelli. Il ballo prosegue con uno dei brani più noto della tradizione siciliana “Abballati”, proposta nella versione raccolta tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento da Alberto Favara nel “Corpus di Musiche Popolari Siciliane”. Non mancano gli intrecci con la world music di “Fantasia Mediterranea”, ispirata alla Chiesa di San Cataldo a Palermo, uno dei maggiori esempi di architettura arabo-normanna in Sicilia, ed il cui ascolto evoca l’incontro tra la Trinacria e il Maghreb. Se il canto d’amore “Comu si beddra” è un ottimo esempio di attualizzazione della tradizione, la successiva “Santa Rosalia” è un inno alla Santa Patrona di Palermo riattualizzato in epoca moderna, un triunfu laico che si dipana tra l’intento devozionale e l’aspetto narrativo. Il tradizionale “Vicariota”, appresa negli anni Novanta da Daddelli nelle campagne della natia Palma di Montechiaro, conclude un ottima opera prima che rappresenta una importante base di partenza per il futuro percorso del gruppo. www.facebook.com/Angelo.Daddelli.Picciotti


Salvatore Esposito

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