Silvia Tarozzi – Mi specchio e rifletto (Unseen Worlds, 2020)

Alcuni giorni fa navigando in cerca di nuova musica, mi sono imbattuto in “Mi specchio e rifletto”, il nuovo lavoro della violinista bolognese Silvia Tarozzi. Dopo anni di attività nel campo della musica sperimentale e importanti collaborazioni con Eliane Radigue, Pauline Oliveros, Pascale Citron e Deborah Walker (vedi duo Tarozzi + Walker), questo disco cambia direzione aprendosi a nuovi orizzonti. I primi semi di “Mi specchio e rifletto” germogliarono molto tempo fa, addirittura nel 2009, come progetto poetico/musicale ispirato dall’opera di Alda Merini. Profondamente incuriosita dal linguaggio della poetessa, Silvia aveva iniziato a musicarne alcuni testi, senza pensare a un possibile album. Con il passare degli anni, tuttavia, il lavoro è continuato a lungo e si è sviluppato trasformandosi gradualmente in qualcosa di più autobiografico con poesie completamente nuove scritte direttamente dalla musicista. Dopo la lunghissima gestazione, il frutto di questa complessa operazione creativa è stato finalmente completato e registrato in più fasi tra dicembre del 2015 e gennaio del 2019. Dobbiamo dire che ne è valsa l’attesa, infatti, il risultato finale è un esperimento davvero riuscito libero da schemi o possibili definizioni. Nei sedici brani del disco, musica da camera per violino, violoncello, pianoforte, fiati e chitarre, incontra poesia, jazz, folk ed elettronica, in una forma di composizione molto raffinata guidata dalla voce. Sul fronte delle liriche, cenni autobiografici legati a temi come amore (“La sostanza dell’affetto”, “Hai nella bocca un silenzio”, “Siedimi accanto”) e maternità (“Parlavi di un bambino”), si fondono con meditazioni introspettive (“Spazio”), scorci di vita quotidiana (Al balcone) e riferimenti ai testi della Merini in un gioco di riflessi e rimandi, come se la compositrice si fosse specchiata nelle parole della poetessa sino a scoprire un proprio linguaggio. Il secondo brano dell’album “La forza del canto” per esempio, cita la splendida poesia “Sono nata il ventuno a primavera” ed è un’esplicita dedica alla compianta poetessa milanese. Insomma, qui, a sei anni dal precedente “Vrigin Volin”, Silvia Tarozzi raggiunge una nuova meta combinando mirabilmente ricerca e sperimentazione con il linguaggio più diretto e fruibile tipico della canzone. Ne risultano composizioni che scorrono fluide tra musica, parole e momenti improvvisati in un percorso intenso e coinvolgente. L’album, pubblicato dall’etichetta newyorkese “Unseen Worlds” è disponibile in Cd e Lp a partire dal 28 agosto 2020. Intanto, è già possibile acquistarlo sulla pagina Bandcamp dell'etichetta


Marco Calloni

Nessun commento